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Il principe romano

Pensiamo alla ritrattistica a Roma in età barocca che è meglio, va’. Il volume Il principe romano. Ritratti dell’aristocrazia pontificia nell’età barocca (in realtà nel sottotitolo c’è un profluvio di maiuscole francamente eccessivo) chiude la trilogia sui “volti del potere” nella Roma moderna, dopo Papi in posa e La porpora romana, dedicati rispettivamente a ritratti di pontefici e di cardinali. Devo constatare che nel frattempo la casa editrice Gangemi ha fatto qualche sforzino in più per migliorare la qualità dei testi (nei primi due volumi c’era una quantità di refusi semplicemente vergognosa), anche se continuano a spuntare errori qua e là (che a volte vanno forse attribuiti più che all’incompetenza del correttore di bozze all’incapacità dei contributori di scrivere in buon italiano? Vedi ad es. concordanze soggetto-verbo, etc., e soprattutto la punteggiatura messa totalmente a caso). I quadri sono generalmente molto belli, stupende le rese degli abiti e dei tessuti (menzione d’onore per il Ritratto del principe Maffeo Barberini di Carlo Maratti, in copertina), mentre le schede delle opere confermano un po’ tutti i loro limiti (naturalmente, secondo il mio gusto personale). Intanto, il fatto che siano redatte da più curatori dà luogo a svariate noiose ripetizioni. Ma soprattutto, la lettura di The Conversation Piece è stata piacevolissima perché l’autore, con linguaggio piano e divulgativo, di ogni quadro spiegava il contesto, i motivi, le curiosità come le pose, l’ambientazione, gli atteggiamenti, i messaggi “cifrati”, il perché di un certo oggetto posizionato in una certa posizione, ecc., più che soffermarsi sullo stile o sull’attribuzione. Qui invece tre quarti della scheda dell’opera sono occupati da “quadro attribuito a X dallo studioso Y, ma recentemente Z ha proposto il nome di A, sulla base di una ricevuta di pagamento del 1630 che dice bla bla bla”, “di proprietà degli Orsini sino al 1708, poi passato alla collezione Tal de’ Tali tramite testamento, transitato da Sotheby’s nel 1970 e oggi al Museo Vattelapesca”, “vi si ritrovano i modi tipici di Tizio, che a Roma frequentò la bottega di Caio ma ebbe contatti anche con Sempronio, infatti la stesura del colore è così e cosà etc. etc”, tutte cose cui a me, francamente, non può fregare di meno (poi ci sarà pure a chi interessano, per carità). Alla fine, poi, di sfuggita, c’è pure qualche riga sul personaggio ritratto.
Insomma, una lettura abbastanza noiosa, ma funzionale a mettersi presto alle spalle la delusione di Tortuga.

Il principe romano. Ritratti dell’aristocrazia pontificia nell’età barocca, a cura di Francesco Petrucci, voto = 2,5/5
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La porpora romana

Terminato anche La porpora romana, pendant del libro precedente: mentre Papi in posa era il catalogo di una mostra sulla ritrattistica papale, La porpora romana documenta, come è intuibile, un’altra mostra sulla ritrattistica cardinalizia (Roma, 22 novembre 2006 – 25 febbraio 2007).
Alla casa editrice Gangemi, per i cui tipi sono usciti entrambi i volumi, devono veramente licenziare il correttore di bozze: spero anzi lo abbiano già fatto, visto come svolge (svolgeva?) il suo lavoro. Una quantità indecente di refusi, errori di stampa, di ortografia, accenti rivolti dalla parte sbagliata, date sballate, spazi dopo gli apostrofi o, al contrario, assenza di spazi dopo le virgole o i punti… Eh già, le virgole, queste sconosciute: punteggiatura messa veramente a cavolo, concordanze soggetto-predicato sbagliate, frasi senza verbo… Questo, probabilmente, più che all’inetto correttore di bozze è da imputare ai redattori stessi delle schede, è proprio vero quello che si legge in quell’articolo di giornale che ho riportato qualche giorno fa, neanche chi dovrebbe essere minimamente titolato sa più scrivere in italiano. Mah, mi domando se è possibile rovinare un libro così bello in questo modo.
Sì, perché dal punto di vista artistico e scientifico questo catalogo era anche migliore del precedente, i contributi iniziali erano più interessanti e vari (bello il saggio sull’iconografia delle tombe dei cardinali e, una volta di più, che meraviglia la tanto bistrattata arte barocca!), i ritratti – c’è bisogno di dirlo? – meravigliosi, le mozzette, gli zuccotti, i merletti, i baffetti, i panneggi resi con abilità…
Non ho trovato, purtroppo, fra i cardinali ritratti il volto del mio Alessandro Spada: probabilmente non è esprimibile in figura, tanto ormai è caratterizzato nelle nostre menti. Solo i ritratti alle schede XXIII e XXXIII potevano forse avere qualcosa di lui, ma mai mi è venuto da pensare “È lui!”. In compenso, dalla lettura di Papi in posa mi è venuto un interessante spunto per uno sviluppo, un po’ problematico, per la verità, ma ci ragionerò sopra.

La porpora romana. Ritrattistica cardinalizia a Roma dal Rinascimento al Novecento, a cura di Francesco Petrucci, voto = 3,5/5
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Papi in posa

Finito di leggere il bel catalogo di una mostra tenutasi a Roma nel 2004, Papi in posa. 500 anni di ritrattistica papale dal Cinquecento al Novecento.
Da un libro così mi aspettavo soprattutto meravigliose immagini, e infatti quelle c’erano in abbondanza: il Ritratto di Innocenzo X di Velázquez è uno dei quadri più belli di tutta l’arte occidentale, non lo scopro certo io, ma quanto belli anche i ritratti di papa Clemente IX di Maratta e Gaulli, di Clemente XIII di Mengs, di Pio V di Passerotti, di Leone XIII nelle vesti di “nonnetto bonario” e sorridente!
Quello che mi ha parzialmente deluso sono state le schede dei singoli quadri e l’introduzione, potevano essere l’occasione per analizzare le personalità dei ritratti e i dettagli dell’iconografia, invece erano spesso piattissime e ripetitive, del tipo “questo quadro si trovava prima nella collezione X, poi è passato al museo Y … È stato pubblicato da … Se ne conoscono TOT copie a … etc etc”, in un’elencazione un po’ fredda e che veniva voglia di saltare a piedi pari. Naturalmente, visitare la mostra sarebbe stata tutta un’altra cosa.
Mi hanno sgradevolmente sorpreso i frequenti errori in italiano, la punteggiatura messa a cavolo, le frasi senza predicato, gli errori di stampa! È un vero peccato, per un volume di questo pregio.

P.S. Il prossimo libro è sui ritratti di cardinali… spero di trovare l’ispirazione per Alessandro Spada!

Papi in posa. 500 anni di ritrattistica papale dal Cinquecento al Novecento, a cura di Francesco Petrucci, voto = 3,5/5
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