Le carte piene di sogni

Questo libro aveva, fino a qualche mese fa, un curioso “primato”: il più “iniziato e subito abbandonato”. Avrò provato a cominciarlo almeno tre volte in passato, e sempre mi sono bloccata più o meno a pagina 3. Non che ci fosse qualcosa di terribilmente ripugnante a pagina 3, solo che, vai a capire, mi si chiudevano gli occhi. Ancora una volta è giunto “in soccorso” il gioco della Parola del mese di Goodreads Italia, che a giugno proponeva la parola “sogno”; in realtà è un non-gioco, non si vince nulla, ma per me e per altri è un modo come un altro per scegliere il prossimo libro da leggere e magari, appunto, smaltire cumuli e cumuli di “arretrati”.

Argomento del saggio sono le varie “strategie” (adattamenti, riduzioni, rimaneggiamenti, letture pubbliche, performance dei cantastorie, ecc.) con cui, in epoca moderna, i ceti più umili o le categorie considerate più “a rischio” di rimanere influenzate o “corrotte”, e di conseguenza quelle cui più si cercava di tenere lontane dalla lettura (ad esempio donne e bambini), riuscivano comunque a venire a contatto con i libri, e non solo prodotti dichiaratamente “popolari”, ma anche capolavori che oggi siamo abituati a ritenere letture di nicchia e che invece un tempo godevano di una amplissima fortuna (Ariosto e Tasso su tutti). Interessante, se non forse un po’ ripetitivo, e concentrato quasi esclusivamente sul genere del poema cavalleresco (il generico sottotitolo “Testi e lettori in età moderna” faceva pensare a uno spettro di indagine più vasto): a me invece non sarebbe dispiaciuto un maggiore approfondimento del primo capitolo (“Censure e letture”), sui testi di carattere sacro semplificati e “approvati” per il volgo, così come dei mezzi di insegnamento, trasmissione e diffusione di questo genere di libri, libretti e stampe. Ma sarà materia di un altro saggio.

Marina Roggero, Le carte piene di sogni, voto = 3/5

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