Hell House

Un salto indietro nel tempo a quando leggevo molti più horror di adesso: questo classico del genere, datato 1971, è stato consigliato caldamente da un utente di Goodreads, che mi ha incuriosito definendolo “l’horror più horror che ho mai letto”. Questa recensione è piena di spoiler, vi avverto: è consigliabile leggerla dopo che avrete finito il libro, se il romanzo vi interessa. Gli spoiler sono visibili evidenziando col mouse il testo nascosto.

La “casa infernale” del titolo è Belasco House, nel Maine, che prende il nome dal suo costruttore, il misterioso e famigerato Emeric Belasco, eccentrico riccone vissuto a cavallo fra il XIX e il XX secolo, personalità carismatica ma crudele e malefica, che progettò di rendere il palazzo un suo personalissimo “inferno” privato: vi ospitava numerose persone, che lasciava indulgere ai peggiori eccessi e alle più innominabili pratiche, finché costoro diventavano talmente “assuefatti” all’atmosfera allucinata della casa da non poterla più abbandonare. Belasco House, quindi, guadagnò ben presto la fama di dimora “maledetta”, in cui accadevano cose spaventose. Per due volte, dopo che il suo terribile proprietario un giorno sparì senza lasciare traccia, nel 1931 e nel 1940, gruppi di coraggiosi cercarono di venire a capo della “maledizione” della casa e di neutralizzarla: sono tutti morti orribilmente (tranne uno, vedi più avanti), e da allora la casa è stata abbandonata, rimanendo sigillata e inaccessibile. Fino al 1970, anno in cui si svolge la nostra storia, quando l’attuale proprietario, Deutsch, il classico milionario misantropo, fornisce il (tenue) pretesto perché i malcapitati di turno debbano rinchiudersi nella casa maledetta: costui, in punto di morte, affida a tre specialisti del paranormale l’incarico di fornirgli, in una settimana, prove certe del fatto che esista o meno un aldilà, in cambio di un bel mucchio di soldi: e sicuramente, per tentare comunicazioni con l’oltretomba, non c’è posto più adatto della sinistra Belasco House. Le persone prescelte per questo compito usano metodi e approcci diversi, per non trascurare nessuna possibilità. Il prof. Lionel Barrett è il sostenitore di una teoria “scientifica” dei fenomeni paranormali, anzi ritiene che la paccottiglia più “spiritualistica” sia stato ciò che ha fino ad allora impedito un serio studio del paranormale. La sensitiva Florence Tanner, al contrario, crede nella spiegazione “mistica” di tali fenomeni (le spiegazioni “scientifiche” nel libro sono piuttosto confuse, o a me sono sembrate tali, ma l’importante è che diano un’idea della contrapposizione di questi due personaggi: per capirci, Barrett ritiene che “i fantasmi” non esistano e gli eventi che si verificano nella casa siano spiegabili con l’azione di residui di “energia psichica” del suo antico proprietario, la Tanner crede invece nei “classici” spiriti dei morti). Il terzo “indagatore dell’occulto” è Benjamin Franklin Fischer: anch’egli da ragazzino è stato un medium molto potente, e anzi è l’unico sopravvissuto della spaventosa ecatombe verificatasi nella casa nel 1940; da quell’evento traumatico, ha smesso completamente di utilizzare il suo “dono”, non si è mai del tutto ripreso e vivacchia alla bell’e meglio. Accetta di ritornare nella casa, ma è apertamente scettico sulle possibilità dei suoi compagni di “liberarla”: dal canto suo, è fermamente intenzionato a non fare nulla, non “entrare in comunicazione” con nessuna presenza, superare indenne quei sette giorni e intascare i soldi. Completa il gruppo Edith Barrett, che non è né una studiosa né una sensitiva, ma partecipa al seguito del marito Lionel, che ha già assistito in passato in simili missioni. Spendo due parole in più su di lei perché la sua figura, nel complesso, mi è sembrata quella meglio riuscita: è un personaggio che probabilmente sembrerà poco “piacevole” alle lettrici odierne, abituate a eroine “fiere”, “indipendenti”, che “spaccano culi” (kick-ass) e senza macchia e senza paura, e tuttavia a me è sembrato molto “vero”. Traumatizzata da un padre violento e dall’educazione repressiva della madre, la donna crescendo ha sviluppato un autentico terrore del contatto fisico e del sesso. Il suo costante senso di paura e inadeguatezza è forse uno dei motivi che l’hanno portata al matrimonio con Barrett, un uomo molto più anziano di lei, sessualmente impotente a causa di una poliomelite infantile, una figura in qualche modo “paterna” e autorevole da cui Edith si lascia guidare totalmente. Il rapporto fra i due risulta in effetti fortemente sbilanciato, ma non per questo dalle pagine del libro sembra meno affettuoso o genuino, e questo evitare qualsiasi giudizio troppo netto o caratterizzazione troppo facile e “piaciona” mi ha favorevolemente colpita.

Pochi giorni prima del Natale 1970, dunque, il gruppetto si chiude nella casa, isolato e praticamente senza contatti con l’esterno. Ovvio che le apparizioni e i fatti inquietanti non tardano a verificarsi, la differenza è che stavolta i personaggi sono preparati, e si sforzano di interpretarli secondo i loro schemi: la Tanner crede che sia necessario “pacificare” gli spiriti della casa per consentire loro il passaggio all’altro mondo, Barrett si concentra piuttosto sulla costruzione di un misterioso macchinario che dovrebbe eliminare completamente il problema. Tuttavia poco a poco diventa evidente che la “forza” che presiede alla casa potrebbe essere troppo potente e sfuggente per i loro tentativi di comprenderla e ingabbiarla, le loro divisioni, che si accentuano sempre di più, potrebbero essere esacerbate e alimentate ad arte da qualcuno per indebolirli, e che le diverse “soluzioni” che i personaggi, in particolare Barrett e Tanner, si sforzano di adottare potrebbero in realtà rivelarsi inutili, e tutti loro essere solo pedine inconsapevoli di un piano diabolico.

Chi cerca un libro in cui si verifica un colpo di scena a pagina, è capitato bene: basta scorrere l’elenco che Barrett ha preparato, lungo pagine e pagine, di fenomeni rilevati a Belasco House in passato (l’elenco ha, credo, anche uno scopo lievemente comico: sono 105 voci, ve lo riporterei tutto perché merita, ma mi limito a citare qua e là: Apparitions … Automatic writing … Catalepsy … Divination … Ghosts … Glossolalia … Levitation … Possession … Psychic photography … Raps … Sonnambulism … Telekinesis … Voices eccetera eccetera) per verificare che nel libro ne incontreremo parecchi. E infatti l’ho letto in pochissimi giorni, e questo vuol pur dire qualcosa, ma la mia impressione è che, invece di partire col botto e accumulare un’apparizione spaventosa a capitolo, sarebbe stato meglio prendersela con più “calma” e dare il tempo alla tensione e alla paura di montare e crescere.

In alcuni passaggi il libro mostra i suoi anni, soprattutto nella caratterizzazione dei due personaggi femminili. Gran parte del “potere” della casa è, a quanto pare, riuscire a scatenare gli impulsi e i desideri, soprattutto di natura erotica, taciuti e repressi (così come Belasco appunto incoraggiava i suoi ospiti ad abbandonare qualsiasi freno inibitore): purtroppo a cadere vittime di questa suggestione sembra siano solo le due donne del gruppo, e ciò, a parte che l’abisso della perversione per entrambe sembra sia abbandonarsi alle loro tendenze omosessuali represse (ho l’impressione che al giorno d’oggi questo tema verrebbe trattato con una sensibilità differente), si traduce in varie scene, piuttosto simili, di tentativi di seduzione di Fischer. Come mai i due uomini invece mantengono costantemente il controllo e non sembrano affatto cadere preda di questo “incantesimo”? A dire il vero c’è, a un certo punto, uno spunto che si sarebbe potuto sfruttare assai meglio, in questo senso: una notte Edith, non completamente in sé, si mette a camminare nel sonno e così facendo esce dalla casa e rischia di annegare in una specie di palude nelle vicinanze. Non è la prima “stranezza” di cui si è resa protagonista, perché in precedenza, sempre preda di questa misteriosa possessione, aveva tentato di assalire sessualmente Fischer, per poi tornare bruscamente in sé, piena di vergogna, quando Barrett li aveva scoperti. L’episodio aveva causato qualche tensione nella coppia, visto che, inoltre, in precedenza Edith era stata “insolitamente” audace col marito, cercando di forzarlo ad avere un rapporto sessuale, cosa che l’uomo non era stato in grado di fare. È dunque per evitare altri incidenti che la notte seguente il marito, con naturalezza, suggerisce a Edith di farsi legare al letto… così non le sarà possibile alzarsi e andare in giro nel sonno. La donna accetta. La scena, che dura solo poche pagine, è forse una delle più autenticamente spaventose dell’intero romanzo, poiché (il punto di vista adottato è quello di Edith), così facendo, la donna si sente effettivamente più sicura e tranquilla, sdraiata accanto a un uomo di cui si fida ciecamente… tuttavia in un angolo della sua mente, e nel lettore, si insinua un vago senso di minaccia, come se, ora che l’ha immobilizzata, Lionel ne approfitterà per punirla delle ripetute umiliazioni che gli ha fatto subire, per tentare di sfogare istinti che, in situazioni normali (la moglie è terrorizzata dal sesso, lui stesso è impotente), non riesce a soddisfare. Purtroppo, come dicevo, è solo un breve excursus in un terreno meno spettacolare e più “psicologico”, sicuramente intenzionale ma cui non viene dato alcun seguito.

Appunto, è curioso come per tutto il libro sembra che si gettino le basi di sviluppi molto intriganti (e assai “moderni”), come l’esplorazione delle complesse dinamiche del matrimonio dei Barrett, la stessa (ri)scoperta del desiderio in Edith (parlo sempre e solo di questi due perché Fischer e la Tanner, al confronto, mi sono sembrati più banali e meno interessanti), che poi però… non vengono approfonditi, preferendo una conclusione più “chiassosa” e “tradizionale” che poi, esaurita la foga di arrivare alla fine (perché, devo essere onesta, il can can finale una certa fifa la mette pure), non lascia un segno duraturo (e non è neanche tanto chiara). E poi perché inserire quel dettaglio che tante delle precedenti ospiti della casa sono rimaste incinte, senza darvi seguito in alcun modo? La butto lì (e copro tutto perché la mia conclusione “alternativa” svela alcuni particolari della fine del romanzo): i Barrett, dopo il “successo” della macchina di Lionel, sono rimasti soli nella casa ora apparentemente calma mentre Fischer è andato in paese con l’auto per dare sepoltura a Florence. Tenere affettuosità poi Edith si addormenta e Lionel va al piano di sotto (fin qui tutto come nel libro). Edith si sveglia, torna Lionel e, sorpresa!, finalmente i due riescono ad avere un rapporto completo e soddisfacente, Edith supera la sua “innaturale” repulsione per il sesso e Lionel “miracolosamente”, forse galvanizzato dal trionfo, è in grado di avere un’erezione. Edith poi si riaddormenta di nuovo. Dopo un po’, Fischer torna, tutti fanno i bagagli e vanno via, felici e contenti… e mentre si stanno allontando dalla casa Edith pensa, stranamente ha avuto l’impressione che prima, in camera, Lionel non avesse bisogno del bastone per camminare… Nove mesi dopo nasce un bel bambino

Richard Matheson, Hell House, voto = 3,5/5

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