The Bees

Questo romanzo si inserisce nella tradizione di libri allegorici con protagonisti non umani, a cominciare dal celebre La fattoria degli animali di Orwell, tuttavia è piuttosto originale perché è scritto dal “punto di vista” di un’ape, non, come forse è più comune, di un mammifero. Consideriamo generalmente gli insetti radicalmente diversi da noi, per cui l’esperienza di… entrare nella “testa” di uno di loro (e scoprirvi qualche punto di contatto con noi) è già di per sé bizzarramente affascinante. Tempo fa ho letto un romanzo, Lo strano caso dello scarafaggio che diventò uomo, anche se lì, come da titolo, avveniva la trasformazione da insetto a uomo e il “divertimento” stava nel vedere l’insetto adattarsi al nostro mondo. Per The Bees mi viene in mente anche l’associazione con un romanzo della mia infanzia/adolescenza, La società dei gatti assassini di Akif Pirinçci, per i toni inquietanti e a tratti horror (chissà perché in Italia uscì nella collana dei “Gialli Junior” della Mondadori, come libro era piuttosto “adulto”!).

Con l’aiuto di Wikipedia, cercherò in questa recensione di usare una terminologia corretta, ma mi scuso fin d’ora se non dovessi riuscirci.

“Flora 717” è un’ape operaia, e precisamente una delle addette alla pulizia, la “casta” più bassa di quella società rigidamente compartimentata, basata su schemi immutabili, ma in cui tuttavia ciascun componente ha un suo specifico ruolo e apporta il proprio contributo alla vita della comunità, che è l’alveare. Al vertice c’è naturalmente la regina, la madre di tutte le api dell’alveare, costantemente impegnata nella sua sacra missione riproduttiva. Attorno a lei la cerchia delle damigelle d’onore, e le api nutrici addette al nutrimento delle numerosissime larve; vi sono poi le api “bottinatrici” (foragers), che quotidianamente si alzano in volo dall’alveare per procurare nettare e polline, le api guardiane addette al “servizio d’ordine” e alla sicurezza, e infine le umili operaie come appunto Flora. Un discorso a parte meritano i maschi dell’alveare, accuditi con mille attenzioni dalle altri api, nutriti e vezzeggiati e con nessun compito particolare se non quello di farsi scegliere, al momento giusto, da una nuova regina vergine. Tutto, nell’alveare, si svolge nell’obbedienza assoluta a regole senza tempo, che rassicurano le api e le fanno sentire parte di un mondo che funziona, ma che vengono anche fatte rispettare in modo inflessibile e spietato, col soffocamento di qualsiasi devianza o novità, all’insegna del motto “Accept, Obey, and Serve“. Tale regime “totalitario” è profondamente interiorizzato dalle api e cementato dal comune attingimento alla sorgente dell’Amore della Regina (Queen’s Love, da notare che questa non è un’invenzione romanzesca ma è solo una delle stupefacenti cose che si imparano da questo libro), ridistribuito e rinvigorito in ciascuna ape nel momento rituale della “devozione” in comune, e dall’appartenenza a quel “corpo collettivo” che è la Mente dell’Alveare (Hive’s Mind).

Succede però che la nostra ape protagonista, Flora 717, mostri fin dall’uscita dalla cella delle caratteristiche anomale per il suo rango, delle “strane” tendenze all’indipendenza e all’iniziativa personale, delle dimensioni non comuni, che attirano subito l’attenzione delle onnipresenti e vigilanti “sacerdotesse” dell’alveare, impegnate a mantenere a tutti i costi lo status quo. La piccola Flora quindi riesce eccezionalmente a fare una piccola “scalata sociale”, lavorando per qualche tempo nella nursery e poi entrando a far parte della squadriglia delle bottinatrici, provando l’ebbrezza del volo all’aperto. Soprattutto, il maggiore cambiamento si verifica quando, inaspettatamente, Flora inizia a deporre uova. Il principio fondamentale e inviolabile dell’alveare è che solo la Regina può riprodursi: qualsiasi uovo deposto dalle operaie (evento raro ma non impossibile) deve essere immediatamente e tassativamente eliminato, distrutto. Flora sa che sarebbe suo dovere “autodenunciarsi” alla “polizia della fertilità” (Fertility Police), condannando suo figlio… Eppure questa ape “strana” non riesce a compiere quest’atto obbligatorio e, spinta da questo “nuovo”, insopprimibile istinto materno, attua un’imprevedibile ribellione clandestina, nascondendo e proteggendo il proprio uovo (in realtà saranno più di uno), nel costante terrore di essere scoperta e allo stesso tempo col senso di colpa perché sta venendo meno ai suoi doveri verso le sue compagne.

Nel frattempo, la vita nell’alveare va avanti, con i suoi ritmi usuali e le sue emergenze, dalla difesa contro i nemici esterni, come gli attacchi delle infide e crudeli vespe, ai periodi di carestia, sempre più duri man mano che l’estate volge al termine, fino ai mesi invernali di “letargo” nel glomere (dopo il cruento sacrificio dei maschi non ancora “scelti” da nessuna regina per l’accoppiamento e rimasti a “pesare” sull’alveare, in un improvviso rovesciamento della situazione precedente) e al risveglio e alla rinascita con la nuova primavera… Ma qualcosa di inquietante, forse un complotto delle algide e potenti “sacerdotesse”, è nell’aria, e Flora si ritrova sempre più combattuta fra due istinti ugualmente forti, l’ubbidienza alle sacre regole dell’alveare e la sua nuova condizione di madre che la spinge a trasgredirle pur di proteggere la sua creatura.

Come si vede da questo riassunto, l’autrice, Laline Paull, riesce a mescolare brillantemente elementi propri della “vita da ape”, a noi totalmente alieni, come le loro forme di comunicazione attraverso i feromoni o attraverso la danza, e concetti più tipici delle società umane, ma “distorti” o adattati a questo contesto animale, generando nel lettore un bizzarro effetto contemporaneo di familiarietà e straniamento. Accanto a questo, c’è anche la trama ben congegnata: sembra “strano” dire che ci si appassiona alle avventure di… un’ape, ma è così, la storia, quanto a tensione, non ha nulla da invidiare a un thriller o a un horror con protagonisti umani.

Oltre a essere un romanzo distopico appassionante, il libro naturalmente è stato anche una prima introduzione al mondo delle api, materia che sembra estremamente ricca e interessante, tanto che appena l’ho finito mi sono subita messa a cercare qualche titolo, accessibile anche ai non specialisti, per approfondire un po’.

Laline Paull, The Bees, voto = 4/5

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