Statistiche del 2014

E giungo, un po’ in ritardo rispetto al solito, a fare un riepilogo delle mie letture del 2014. Temevo di aver letto molto meno che negli anni passati, ma alla fine non è andata così male: 53 libri. D’accordo, peggior risultato dal 2008 (2013: 67, 2012: 69, 2011: 56, 2010: 61, 2009: 57, 2008: 41), ma guardando ai titoli ho notato che, se la “quantità” non è stata all’altezza degli ultimi anni, in compenso ho privilegiato la “qualità”. Con questo voglio dire che quest’anno ho letto molti saggi, o romanzi piuttosto impegnativi (ad es. Wolf Hall), che hanno richiesto più tempo (non ho nulla contro i romanzetti più leggeri, figurarsi!).
Il mese più attivo è stato luglio, con ben 11 libri letti (ma c’è il trucco: almeno 5 di questi erano veramente brevi), seguito da gennaio (8 libri, stavolta più “sostanziosi”). La media è di 4,41 libri al mese.
Dei 53 libri, 20 erano in inglese, tutti gli altri in italiano, 13 erano di autrici (2 della stessa scrittrice, Hilary Mantel). L’autore più letto è Charles Willeford (3 libri), ma, come negli altri anni, ciò è dovuto alla voglia di completare la serie su Hoke Moseley (segue Hilary Mantel con 2, e il motivo è lo stesso).
Le statistiche sulla nazionalità degli autori vedono la consueta predominanza della letteratura anglosassone (USA-UK), però stavolta c’è un po’ più varietà nelle retroguardie: ho letto anche 9 autori in lingua italiana, 4 autori di lingua tedesca, 4 francesi, 2 spagnoli, 1 australiano, 1 svedese, 1 serbo e 1 messicano.

Veniamo ai generi: forse per la prima volta, i saggi sono più delle opere di narrativa, 26 “contro” 25. Tra i saggi comunque ho contato anche libri un po’ “al limite” come Il libro dei libri, o Storia della monaca alfiere scritta da lei medesima. Dei 25 romanzi, 4 sono di italiani (o scritti in italiano, come quelli di Giorgio Scerbanenco e Helga Schneider). Solo 2 i “classici”.

Ho abbandonato tre libri: Head in the Clouds, di Karen Witemeyer, The Typewriter Girl, di Alison Atlee, e L’origine delle specie, di Charles Darwin. Nel caso dei primi due, probabilmente si tratta di abbandoni definitivi; il terzo, prima o poi, vorrei riprenderlo, ma dalle poche pagine lette prima di arrendermi deduco che sarà una lettura decisamente impegnativa!

Qua sotto trovate il “lenzuolo” dei libri letti durante l’anno, con i link alle recensioni nel blog.

E veniamo ora alle “premiazioni”. Devo dire che la scelta non è stata semplice: nessun libro ha spiccato per la sua eccellenza sugli altri, e nessun libro si è rivelato davvero scadente. Insomma, nel complesso, sono soddisfatta , e ciò si riflette nella media voto, che è 3,3.

Ma devo pur scegliere, lo vuole la “tradizione”, per cui:

Libro migliore del 2014:

Visto che è stato l’anno dei saggi, premiamone uno: The Fatal Shore è stato una lettura lunga ma mai noiosa, interessante e anche emozionante. Insomma, le qualità di un saggio perfetto.

Ma il premio poteva benissimo andare anche ad altri bei romanzi letti quest’anno: New Hope for the Dead, di C. Willeford, il migliore della serie di Hoke Moseley, o Wolf Hall, di H. Mantel, libro ostico che però mi ha “preso” come ultimamente sono riusciti in pochi, o Il falò delle vanità, di T. Wolfe, davvero una gradita sorpresa.

La gradita sorpresa del 2014:

Sembrerà strano che nomini qui due autori che non sono affatto “perfetti sconosciuti”, ma io intendo qui per “sorpresa” un autore che non solo non avevo mai letto, ma che è destinato a persistere nella memoria e merita di essere approfondito. In questo senso una “sorpresa” è stato Il falò delle vanità di Wolfe, non credevo mi sarebbe piaciuto così tanto e mi ha invogliato a considerare gli altri romanzi dell’autore (Io sono Charlotte Simmons in modo particolare). Ma per certi versi è stata “sorprendente” anche la lettura di The Jacket di Jack London: il perché lo spiego nella recensione (l’ho sempre creduto un autore “per ragazzi”, e invece…), e ciò mi ha rafforzato nel proposito di leggere il suo reportage The People of the Abyss. Dimenticavo Scerbanenco, del quale proseguirò (ma con calma) la serie di Duca Lamberti.

                                 

Miglior opera di narrativa italiana contemporanea:

Ho letto pochi romanzi italiani, quest’anno, solo 4: la scelta qui è facile perché, a parte il vincitore, nessuno è andato oltre la sufficienza. Quindi vince Venere privata di Giorgio Scerbanenco, che dimostra di meritare lo status di autore di “culto”.

Miglior opera di narrativa straniera contemporanea:

È una bella lotta tra quelli che, non a caso, erano anche in lizza per il premio “Miglior libro dell’anno”: New Hope for the Dead, Wolf Hall, Il falò delle vanità. Alla fine la spunta la Mantel, perché non dimentichiamo che anche il seguito di Wolf Hall, Bring Up the Bodies, seppure al di sotto del precedente, è stata una lettura molto buona, e quindi premio l’opera “complessiva”, la sua capacità di “reggere” per 1000 pagine (e la trilogia di Thomas Cromwell non è ancora finita…). Ma quest’anno con i romanzi stranieri non posso davvero lamentarmi: Ci rivediamo lassù di P. Lemaitre (peccato per il finale!), La danese di D. Ebershoff, The Jacket di J. London, Rosemary’s Baby di I. Levin, tutti ottimi libri. Invece, non ho amato alla follia un libro che in tanti ritengono un capolavoro, Stoner, di J. Williams (comunque buono).

Miglior opera di saggistica:

Tralasciando The Fatal Shore, fuori gara, anche qui, davvero, i candidati sono vari: libri interessanti e belli anche da guardare come The Horror! The Horror!, Image on the Edge e Atlante delle isole remote, The Great Shakespeare Fraud, Anche il Re Sole sorge al mattino, Heads in Beds… Se proprio devo sceglierne uno, dico The Great Shakespeare Fraud, ma proprio di un nulla.

Miglior classico:

Tutta contenta per i tanti saggi letti quest’anno, non avevo notato una grave “mancanza”: quest’anno gli unici classici letti sono stati Alice’s Adventures in Wonderland e il suo seguito Through the Looking Glass, di L. Carroll. A meno di non considerare The Jacket di London un classico: probabilmente lo è, ma devo essere onesta e confesso che non lo conoscevo per nulla, o quasi. Meglio dunque non assegnare il premio quest’anno: Alice è un bel libro, ma non ha avuto alcun concorrente.

Peggior libro del 2014:

Sarebbe troppo severo definire i libri che mi sono piaciuti di meno quest’anno i “peggiori”: non ho dato 1/5 a nessuno, e anche i libri più “deboli” (La baracca dei tristi piaceri, ad esempio, o Le stanze buie), avevano comunque qualche elemento che li riscattava almeno un po’. Quindi anche questo “premio” non viene assegnato: meglio così, no?

Lascia un commento

Archiviato in Libri

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...