The Jacket (Star-Rover)

The Star-Rover, o The Jacket (titolo con cui fu pubblicato in UK), in italiano Il vagabondo delle stelle, è innanzi tutto un libro che mi ha sorpreso. O meglio, mi ha sorpreso il suo autore, Jack London, che conoscevo solo di fama: pensando a libri celebri (ma che non ho letto) come Zanna Bianca o Il richiamo della foresta, lo associavo automaticamente a classici romanzi di avventura per ragazzi, con belle storie, buoni sentimenti, e via così. In realtà ho scoperto qui un autore molto più “adulto” e cupo, sicuramente da approfondire.

Siamo agli inizi del XX secolo (il libro fu pubblicato nel 1915) e protagonista, e voce narrante, è un professore di agronomia americano, Darrell Standing: costui si trova in prigione a San Quintino per aver commesso un delitto (le cui circostanze non saranno mai chiarite nel corso del libro, ma non sono importanti). A seguito di una serie di sfortunate e imprevedibili circostanze, troppo complicate da riassumere qui, il direttore della prigione si convince, a torto, che Standing, già di suo un prigioniero “difficile” perché capace di tener testa all’ottusa brutalità delle guardie, sia implicato in un piano di fuga e abbia nascosto da qualche parte all’interno del carcere della dinamite pronta a esplodere. Standing viene quindi rinchiuso in una cella di isolamento, e sottoposto a continui interrogatorî e torture per convincerlo a rivelare dove si trovi la (inesistente) dinamite. Il metodo di tortura più utilizzato è la “giacca” che dà il titolo al romanzo, una specie di camicia di forza avvolta attorno al corpo del prigioniero, in modo da immobilizzarlo totalmente e comprimergli il petto e gli arti, causandogli atroci sofferenze. Ma la violenza cieca e testarda del direttore del carcere e dei suoi sgherri non riesce ad avere ragione delle grandissime capacità di resistenza, forza di volontà e intelligenza di Standing. Al contrario, egli riesce a stringere una solida allenza con i due prigionieri altrettanto straordinari che si trovano nelle celle di isolamento accanto alla sua, Ed Morell (personaggio realmente esistito) e Jake Oppenheimer. È proprio Morell a suggerire a Standing il metodo per sopportare senza alcun danno le ore, a volte i giorni, di tortura imprigionato nella terribile “giacca”: il segreto sta nel riuscire, attraverso la sola forza di volontà, a far “morire” temporaneamente il proprio corpo, in modo da rendere la mente libera di uscire dalle pareti della prigione e di vagare dove più le piace.
Standing mette in pratica il consiglio, e scopre così una verità di cui fin da bambino sospettava: il suo corpo, nella sua accezione materiale, è un accidente senza importanza, ma la sua mente è immortale e invincibile, ha già vissuto innumerevoli vite prima di incarnarsi nell’entità Darrell Standing e molte altre ne vivrà una volta che “Standing” sarà morto. In queste sue esperienze di “pseudo-morte”, infatti, Standing riesce a rivivere le sue incarnazioni passate, che costituiscono l’oggetto di vari racconti più o meno lunghi.

Non proprio una storia “per ragazzi”, insomma: è una lettura cupa, specialmente nei primi capitoli, di sapore “lovecraftiano” (so bene che è un anacronismo, ma è utile per rendere l’idea) nella descrizione dei tormenti del protagonista chiuso nell’angusta e buia cella di isolamento, impegnato a trovare un sistema per non impazzire, è una denuncia nemmeno troppo velata delle condizioni di vita nelle carceri americane dell’inizio del XX secolo, e degli arbitrî agghiaccianti che potevano verificarsi all’interno delle loro mura, al riparo di qualsiasi controllo (evidentemente London non aveva paura di affrontare temi “scomodi”, perché è anche autore di un reportage sulla vita dei senzatetto, The People of the Abyss), e poi, naturalmente, è possibile anche solo gustarsela semplicemente come originalissima cornice a una serie di racconti avventurosi (le vite precedenti del protagonista). Spiccano il drammatico racconto del bambino Jesse, che viaggiava nella carovana che fu massacrata a Mountain Meadows in un attacco dei mormoni (tragico episodio realmente avvenuto nel 1857) e le avventure e le lunghe sofferenze del naufrago Adam Strang nella Corea del XVII secolo, ma altri racconti interessanti vedono protagonisti un santo eremita nel deserto nei primi secoli del Cristianesimo, un vichingo nella Palestina ai tempi di Gesù, un altro naufrago sopravvissuto per anni su un’isola deserta.

Jack London, The Jacket (Star-Rover), voto = 4/5

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