Le navi dei vichinghi

Siamo nel X secolo, in Scania (punta meridionale della Svezia): e già questa ambientazione inusuale e affascinante forse sarebbe bastata a far scattare il mio interesse. Visto che poi la casa editrice Beat, nella scheda del libro, lo presentava con toni altamente entusiasti (“fonde nelle sue pagine … tutti gli espedienti letterari sviluppati dai grandi scrittori europei nel corso del Diciannovesimo secolo … un’epica impregnata della sensibilità antiepica di Tolstoj … l’erculea spinta narrativa, agile e potente, di Alexandre Dumas … corposo, violento, di grande respiro … Ha qualcosa da offrire a chiunque abbia l’avventura di leggerlo”), me lo sono comprato, tanto usato costava pure la metà.

E quindi ecco le avventure e i viaggi di Orm, vichingo “abile, pieno di risorse, pragmatico e lievemente ipocondriaco”, alle prese con spedizioni temerarie ma sfortunate, alcuni anni trascorsi al caldo nell’opulenta Spagna musulmana, prima a remare come schiavo e poi a combattere per Allah, banchetti di Natale un po’ “movimentati” alla corte del re di Danimarca Harald Dente Azzurro, monaci santi ma un po’ incazzosi e piuttosto “disillusi” sull’effettiva possibilità di convertire questi “bestioni” vichinghi al Cristianesimo, scorrerie e ruberie varie.

L’insieme risultante è piuttosto curioso e interessante, perché ha il “ritmo” e l’incedere di una saga medievale, ma con spruzzatine qua e là di humor e ironia tipicamente moderne che non ti aspetti. Sì, si sorride un po’ con Orm grande e grosso ma sempre in ansia per la salute e soffocato dalle cure della mamma iperprotettiva, con questi omaccioni, navigatori pragmatici poco sensibili alle prediche dei monaci, ma tutto sommato disposti a dare una chance anche al dio cristiano se si rivela più efficace a farli giungere in porto senza problemi, e visto che i suoi monaci sembrano cavarsela come medici.

Il libro ha il difetto di essere un po’ frammentario e i vari episodi non sono molto ben legati fra loro; ma la cosa non mi ha disturbato più di tanto, perché ha consentito una lettura abbastanza “distratta” e veloce (in un periodo in cui non sono riuscita a concentrarmi molto) senza che la comprensione della storia ne risentisse.

Questo romanzo, che in originale si intitola Röde Orm (Orm il Rosso), fu pubblicato in due parti nel 1941 e 1945: non ho capito se questa edizione della Beat le riunisce insieme ed è quindi completa, o se qui c’è solo la prima. Sì, perché sono 240 pagine mentre altre edizioni ne hanno 500 o giù di lì. E perché il libro termina di punto in bianco così: “Racconteremo un’altra volta delle successive gesta di Orm”. Hmm. Va beh, poco male. Devo dire la verità, anche se non fosse finita qui la storia del vichingo Orm, adesso non mi metterò alla caccia spasmodica della seconda parte. Le navi dei vichinghi mi è sembrato gradevole, ma non il grande capolavoro che l’introduzione di Michael Chabon prometteva.

Frans Gunnar Bengtsson, Le navi dei vichinghi (trad. Lucia Savona), voto = 3/5

Lascia un commento

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa in altre lingue

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...