Il falò delle vanità

Sempre più in ritardo queste recensioni, scritte con sempre più giorni di distanza dalla lettura del libro, e perciò sempre più approssimative… Va beh.

A posteriori, sono molto contenta che per lettura di gruppo di novembre di Goodreads Italia sia stato scelto, dopo una lunga battaglia con Possessione di A.S. Byatt, Il falò delle vanità, bestseller di Tom Wolfe del 1987.
Sì perché, mentre il libro della Byatt aveva già comunque un posto nella mia lista dei “da leggere” (prima o poi), chissà se avrei mai preso in considerazione quello di Wolfe, se non fosse stato per questa occasione. In effetti, quel che sapevo finora dell’autore è che è un signore molto elegante e che ha scritto un romanzo, Io sono Charlotte Simmons, uscito nel 2003, che all’epoca mi aveva incuriosito ma presentava giudizi talmente contrastanti, e alcune stroncature così nette, da farmi passare la voglia di approfondire. Inoltre, forse proprio l’immagine da “dandy” dell’autore mi aveva fatto arbitrariamente pensare che anche la sua scrittura fosse affettata, pretenziosa, pesante, eccessivamente “letteraria”. Fatto sta, comunque, che la trama de Il falò delle vanità era sufficientemente interessante da farmi accantonare queste riserve, anche di fronte alla mole del libro (più di 700 pagine)… e, come dicevo, il risultato è che ho visto con soddisfazione smentiti tutti i miei “timori” e pregiudizi, e mi sono goduta, anzi divorata, una bellissima lettura.

Il falò delle vanità riesce a essere un libro “simbolo” degli anni ’80 e allo stesso tempo sembra scritto ieri. New York è la vera protagonista (suggerisco di tenere a portata di mano una mappa della Grande Mela durante la lettura! Inutile dire quanto ho amato immaginare di ripercorrere di nuovo quelle strade), ma New York non è una città sola: qui c’è la New York di chi abita a Park Avenue, la strada più lussuosa del borough più ricco (Manhattan) della metropoli più importante della nazione più potente del mondo, e la New York di chi, solo a pochi chilometri di distanza, vive la realtà totalmente diversa e degradata del Bronx, di come la percezione di questi due poli opposti sia giunta a dominare, in positivo e in negativo, tutte le ambizioni e le paure di chi sta “in mezzo”, di come questi due mondi, che normalmente si fondano su un tacito patto di “non ingerenza”, finiscano per incontrarsi e di come le conseguenze di ciò siano molto più sfaccettate e meno univoche di quanto si potrebbe pensare.
Ancora una volta a colpire del “mito” di New York è il suo essere luogo aperto e chiuso allo stesso tempo, dove le persone più diverse e dalle più svariate provenienze sono contemporaneamente a stretto contatto e più lontane che mai. Al di là della retorica dell’integrazione e del “melting pot”, anche qui (è un’impressione che ho avuto anche guardando la serie TV Boardwalk Empire, che pure non è ambientata esclusivamente a New York e riguarda l’America degli anni Venti… eppure, a leggere il libro, pare che negli anni Ottanta la situazione non sia molto diversa) sembra di trovarsi di fronte a “tribù” (anzi “specie”, visto che addirittura nel romanzo c’è una vera e propria “bestializzazione” della popolazione di New York, che a sua volta è una “giungla” in cui tutti sono impegnati nella “lotta per la sopravvivenza”) che si spartiscono gli spazi, e se oltrepassi alcuni “confini” entri in un “territorio” totalmente diverso, popolato da “branchi” di uomini totalmente diversi da te, che rispondono a codici e leggi completamente diverse, e la cosa è universalmente nota, accettata e persino salvaguardata, perché aiuta a dare un minimo di “senso” alle dinamiche della metropoli. E quindi abbiamo i wasp protestanti, gli ebrei, gli italiani, gli irlandesi, i neri, i britannici ex colonizzatori e ora immigrati spocchiosi. Tutte queste categorie si scrutano, si riconoscono a vicenda, si tengono a debita distanza… fin quando, come avviene in questo romanzo, il caso non le costringe a fare i conti l’una con l’altra.

Sherman McCoy, giovane “broker” di Wall Street, si ritiene a buon diritto, e senza nessuna ironia, uno dei “Padroni dell’Universo”: guadagna un sacco di soldi, con una telefonata è in grado di spostare somme enormi di denaro, abita in uno degli appartamenti più sfarzosi di Park Avenue con moglie e figlia, ha un’amante giovane e bella, non gli manca nulla. Eppure, basta che una notte, al volante della sua Mercedes, prenda l’uscita sbagliata e si ritrovi, in compagnia dell’amante, perso fra le strade malfamate del Bronx, e basta che, in un incidente dalla dinamica molto confusa, la sua auto investa un giovane nero, perché un’esistenza pienamente sotto controllo gli sfugga totalmente di mano, la sua identità stessa venga fatta a pezzi e assuma, a seconda dei casi e dei destinatari, il conveniente ruolo di arma di ricatto (per l’ambiguo leader della comunità nera, pronto a fomentare gli animi), capro espiatorio (per il politico in cerca di voti), occasione di rivalsa e trampolino di lancio (per il giornalista fallito che dà la storia in pasto all’opinione pubblica e per l’ambizioso e frustrato procuratore distrettuale), pretesto per la “buona causa” del momento (tutti coloro che sfruttano a fini di visibilità la protesta degli abitanti del Bronx). D’altra parte uguale “disumanizzazione”, ma di opposto segno, tocca all’altro protagonista della tragedia, il giovane investito. Non è un caso che l’epilogo (segue spoiler), amarissimo praticamente per tutti i personaggi, veda invece, in stridente contrasto, il “trionfo” (di proporzioni talmente esagerata da dover essere necessariamente inteso in senso ironico) del giornalista pretenzioso e cinico che, con i suoi articoli trasudanti sentimentalismo d’accatto e disinvoltamente forcaioli, dai dettagli spesso aggiustati ad arte, ha scatenato la “caccia alle streghe”.

Attenzione, non si pensi però che tutti questi Grandi Temi che ho cercato (confusamente) di rilevare rendano la lettura impegnativa, pesante, difficoltosa: come dicevo prima, tutt’altro! Il romanzo scorre via che è un piacere malgrado il fatto che, tutto sommato, le parti di azione propriamente detta non siano molte, perché il precipitare, lento ma inesorabile, degli eventi tiene comunque avvinti alla vicenda. Soprattutto, è tutto molto meno “netto” e “categorico”, più “problematico” e meno “consolante” per il lettore di quanto una sintesi, compresa la mia, possa far pensare (seguono alcuni spoiler, per leggerli vanno evidenziati): Sherman e Maria, la sua amante, sono scappati senza fermarsi perché credevano di essere vittime di un tentativo di rapina, è così o no? Se no, perché l’altro ragazzo che era presente sulla scena non denuncia subito il fatto? È proprio vero, come sostengono la famiglia di Henry Lamb (il ragazzo investito), il reverendo Reginald Bacon, la stampa, che i medici siano stati negligenti nel trattare Henry, perché il paziente era un ragazzo nero del Bronx, e l’hanno colpevolmente mandato a casa dopo avergli semplicemente fasciato il polso… o è stato inspiegabilmente e assurdamente reticente Henry a non parlare subito dell’incidente? E perché non l’ha fatto? La Procura non ha aperto subito un fascicolo perché effettivamente la vita di un ragazzo nero non vale molto… oppure è anche vero che non vi erano oggettivamente elementi sufficienti per procedere? E si può continuare ancora, con i dubbi e le domande e le incertezze, con l’autore che spinge al massimo sul pedale dell’ambiguità soprattutto nel finale, per non dare al lettore nessun “appiglio” per formulare un giudizio “facile” e “comodo” (segue mega-spoiler sul finale): sì, era un tentativo di rapina, MA per finta… Sì, la verità viene a galla, MA la registrazione che la contiene è stata fatta e ottenuta in modo illegale, e Sherman è costretto a spergiurare per farla ammettere come prova.

Devo ringraziare la mia passione per la serie TV The Good Wife se ho potuto capire agevolmente le parti più strettamente legali della vicenda!

Tom Wolfe, Il falò delle vanità (trad. Ranieri Carano), voto = 4/5

1 Commento

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa nordamericana

Una risposta a “Il falò delle vanità

  1. Pingback: Statistiche del 2014 | libri ... e basta

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...