Guns, Germs, and Steel

Questo famoso saggio di Jared Diamond, uscito in Italia col titolo Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi 13.000 anni (e il sottotitolo italiano, a differenza del titolo, non è fedele all’originale: l’originale inglese è “The Fates of Human Societies”, i destini delle società umane, che, come si vedrà, è molto più pertinente), è il secondo libro, dopo Breve storia di (quasi) tutto, selezionato per il gruppo di lettura di saggistica di Goodreads Italia.

La domanda alla base della ricerca di Diamond è di quelle che neanche ci poniamo più, tanto ormai lo status quo ci appare “inevitabile” e “scontato”, e invece non è per niente peregrina: ma perché alcune società umane sono arrivate ad avere un predominio schiacciante sulle altre, in campo tecnologico, politico, militare, culturale e chi più ne ha più ne metta?

Non che Diamond sia il primo a porsi quest’interrogativo, ma finora le spiegazioni tentate gli appaiono carenti oppure si fondano su presupposti non più accettabili, ovvero sulla convinzione che alcune società, in pratica quella dell’uomo bianco nord-occidentale, siano sostanzialmente “migliori” di altre, da un punto di vista biologico, razziale, antropologico. Diamond, chiaramente, non accetta alcuna teoria razzista, e anzi nel suo libro si sforza di dimostrare che, se è innegabile che le disparità esistano, se si risale alle loro cause più remote esse sono spiegabili senza doverne attribuire alcun “merito” alle società più avanzate, che hanno potuto sfruttare meglio, o da più tempo di altri, particolari vantaggi o condizioni “fortunate”.

Il “segreto” della diversità delle sorti delle varie società umane, per Diamond, è se si sia riusciti a passare, e se sì con quale anticipo o ritardo rispetto agli altri, dalla fase di cacciatori-raccoglitori a quella di agricoltori-produttori di cibo. Essere in grado di produrre cibo tramite l’agricoltura fornisce il presupposto per poter sviluppare e sfruttare poi una serie di vantaggi ulteriori: la capacità di sostentare popolazioni più numerose, e di accumulare surplus di cibo, dà la possibilità di sostentare anche individui non impiegati direttamente nella produzione del cibo ma più specializzati, come artigiani, tecnici, o che svolgono funzioni di comando, come capi, guerrieri, sacerdoti. Questo permette uno sviluppo più significativo della tecnologia, a cominciare da un’invenzione fondamentale come quella della scrittura, e l’organizzazione in sistemi politici più complessi e coesi (dalla semplice banda, forma di aggregazione adatta alle società più semplici, ai regni o Stati). Ma non solo: la maggiore densità di popolazione, dovuta alla più elevata disponibilità di cibo, la presenza di più animali addomesticati, che vivono a stretto contatto con l’uomo, rendono anche più endemiche le malattie e le epidemie. L’uomo si “abitua” a convivere con una più vasta gamma di batteri e quindi diventa, col passare delle generazioni, progressivamente più resistente a una serie di malattie. Nella storia le conseguenze dell’arrivo di società portatrici di germi sconosciuti ad altre sono ben note: basti pensare al caso eclatante della conquista delle Americhe da parte degli Europei.

Ma, se in alcune zone del mondo questo fondamentale passaggio è avvenuto prima (sembra che la zona con evidenze archeologiche più antiche di società agricole sia la Mezzaluna Fertile, in Asia minore) e in altre dopo, o mai (in Australia ad esempio), ciò non vuol dire che alcune società siano più “intelligenti” di altre, ma semplicemente che hanno avuto la fortuna di vivere in ecosistemi più favorevoli e predisposti. In particolare, per Diamond, in Eurasia si è verificata una combinazione di circostanze particolarmente felici: si tratta della più grande massa di terra emersa del pianeta, orientata secondo un asse in direzione est-ovest (che facilita la diffusione delle stesse specie animali e vegetali e gli spostamenti di persone, merci, informazioni perché vi sono minori variazioni climatiche da un luogo all’altro e ovunque la medesima quantità delle ore di luce durante il giorno), e in cui si concentra la maggiore presenza di varietà di semi e di specie animali con le caratteristiche più adatte a renderli più facilmente addomesticabili dall’uomo. Tutti elementi presenti in misura molto minore, o assenti del tutto, in altre zone: come ad esempio il continente americano, che pure vide fiorire società altamente evolute e complesse, ma a cui mancarono (fino alla forzata introduzione da parte degli Europei) una varietà di semente dalle proprietà altamente nutritive come il grano, un animale sommamente utile per il lavoro agricolo, per il trasporto e per la guerra come il cavallo, e che infine presentava alcune caratteristiche fisiche che penalizzavano i contatti fra le diverse popolazioni (asse nord-sud, l’effetto “collo di bottiglia” all’altezza dell’istmo di Panama).

A giudicare da questo mio “riassuntino”, suona tutto un po’ arido e meccanico, ma in realtà il libro è interessante e accessibile anche al lettore non specializzato: forse pecca un po’ di ripetitività, ma d’altra parte è comprensibile che l’autore cerchi di portare quanti più esempi possibile a sostegno della sua tesi, o si provi ad applicarla a casi specifici in diverse zone del mondo. D’altra parte così forse riuscirò a non dimenticare tutto in breve tempo.

Jared Diamond, Guns, Germs, and Steel, voto = 3/5

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