Del furore d’aver libri

Il titolo forse è un po’ ingannevole: non ci si troveranno le peripezie del libraio ed editore settecentesco Volpi a caccia di titoli rarissimi, o la sua esposizione semiseria di “sintomi” di questa “malattia incurabile” in cui potremo riconoscerci. Più utile il sottotitolo per capire meglio di cosa si tratta: Varie Avvertenze Utili, e necessarie agli Amatori de’ buoni Libri, disposte per via d’Alfabeto. Si tratta di una serie di consigli, di natura pratica, per avere cura di una collezione di libri, si intende di un certo pregio, ad esempio come vanno spolverati o lavati, come andrebbero disposti negli scaffali, i materiali migliori per rilegarli, nonché di un glossario dei termini del mestiere.

Questo breve opuscolo, scritto nel 1756, è opera di Gaetano Volpi, padovano, uomo di Chiesa ma anche bibliofilo e, assieme al fratello Giovanni Antonio e allo stampatore Giuseppe Comino, libraio ed editore. Pare che la loro bottega fosse particolarmente apprezzata per la correttezza dei testi delle loro edizioni, e nel suo testo Volpi menziona qua e là alcuni testi rari presenti nel loro catalogo, o la bravura e l’affidabilità dei loro collaboratori, come ad es. il legatore Lorenzo “Tedesco” (“TEDESCO, LORENZO. Questi in Padova fu un eccellente legatore d’ogni maniera di Libri, pel corso di molti anni. Gran quantità a noi ne legò, e quasi tutti i Cominiani in Carta Romana, o Turchina, in cuojo, o in purissime pergamene, con carte dorate. Protestava egli più volte d’aver non poco approfittato nel suo mestiere per varie nostre avvertenze”). Insomma, sicuramente se ne intendeva, e decise di mettere la sua esperienza al servizio di altri amanti dei libri.

Forse, come già accennavo nella recensione a Sei biblioteche, sono “prevenuta” in senso favorevole, e con me ogni libro che parla di libri parte già da un voto alto, ma io mi sono divertita, anche se alcune voci di questo prontuario sono più aride o troppo tecniche. E poi l’autore riesce a “vivacizzare” la materia inserendo qua e là esempi e aneddoti, che talvolta lo riguardano anche in prima persona, come il bibliotecario di Firenze che usava inserire le sardelle salate nei libri a mo’ di segnalibro (orrore!), come l’amico che gli racconta disperato che a sua insaputa i suoi bambini hanno staccato tutte le illustrazioni dai suoi preziosi libri per giocarci (e infatti il consiglio di Volpi è: “FANCIULLI. Per questi convien chiuder le Librerie, e nascondere i buoni e scelti Libri“), come il suo racconto indignato di alcuni maleducati membri di che hanno orinato sulle librerie di una sala dove si riuniva la loro Accademia (“ORINA. Di cani, di gatti, e di sorci è pestilenziale pe’ Libri, e nondimeno spesso vengono da essa infestati. Chi poi avrebbe potuto pensare di dover nominare anche quella degli uomini? E pure conviene accennarla; mentre si son trovati alcuni così svergognati, che, tenendosi in capo di certa gran Sala, ornata d’una Pubblica Libreria, tratto tratto erudite Accademie, dall’altro canto l’hanno depositata sulle stesse scanzìe de’ Libri, o tempora! o mores!, cosicché si è risoluto anche perciò di mutar luogo alle dette Accademie“). Io me lo immaginavo Volpi girare a Padova per le biblioteche di amici e conoscenti, o di famiglie insigni e istituti religiosi, o di colleghi librai, e mettersi le mani nei capelli per gli “scempi” veduti, come quando racconta desolato di un gentiluomo che usava la sua biblioteca come granaio:

LIBRERIE. Da alcuni così poco si apprezzano che le hanno come un inutile ingombro delle lor case, o palagi. In certa Città d’Italia da alcuni Signori fu chiesto d’una, occupante un’intera stanza, il meschinissimo prezzo di soli trenta scudi Romani; accordato subito da un avveduto ed erudito Bibliotecario; avendo avuto scrupolo di dettrarne un quattrino, e la stanza, in vece fu subito fornita di sedie e d’altri utensili alla moda. Queste [le librerie] chi tien troppo esposte, e chi troppo chiuse. De’ primi era certo Signore in un luogo d’Italia, che com’io vidi con nausea ed isdegno, facea stendere il grano in mezzo della Libreria lasciatagli da’ suoi antenati; incitamento a’ topi dopo d’aver gustato quel solito lor cibo, di voler assaggiare anche i Libri; i quali erano orribilmente coperti di polvere e di tele di ragni. […]

Oppure, come si fa a non provare tutta la nostra umana comprensione quando scrive:

SCRIVERE. Vedi FRONTISPICJ. O non si scriva, o si faccia con ogni circospezione, vicino a’ Libri ottimi e aperti, affinché sovr’essi non cada inchiostro: come successe ad un nostro bellissimo Codice del Demetrio Falereo G. e L. comentato da Pier Vettori, sopra il quale certo Letterato che l’ebbe da noi in prestito, versò un calamajo, studiandovi appresso e scrivendovi.

Mi immagino anche la disperazione dell’anonimo letterato, al pensiero di dover affrontare la reazione del “terribile” e scrupolosissimo Volpi per aver rovinato un libro di sua proprietà!
O anche:

SORCI. Vedi GATTI. LIBRERIE. Gran nemici de’ Libri. Temendone il Petrarca, accarezzava la sua famosa, e co’ versi celebrata Gatta, che imbalsamata ancor si vede nella casa da esso abitata in Arquà, villa ne’ colli Euganei. Assai curiosa burla fecero i sorci una notte al nostro Comino. Il giorno innanzi avea egli riposti in iscanzìa di sua bottega tre Corpi dell’Opere di Ovidio divise in tre tometti in 12 della recension Burmanniana, impresse in Ollanda, portatigli dal legatore di fresco ben legati in pergamena. Tutti nove i Volumi furono in una sola notte nelle coperte rovinati da’ topi; avendo voluto far pruova qual d’esse riusciva la più gustosa al palato. Converrà per tanto che i Bibliotecarj si forniscano di quegli antidoti che la natura, e l’arte hanno inventati contra di essi.

In ogni caso l’autore non è un “fanatico”, attento solo alla perfezione esteriore dei volumi, poiché i suoi consigli sono mirati principalmente, e ovviamente, a preservare i testi in essi contenuti, e non è neanche del tutto privo di senso dell’umorismo, come si scopre nel simpatico aneddoto raccontato sotto la voce TITOLI BURLEVOLI:

TITOLI BURLEVOLI. Nella Libreria de’ PP. Cappuccini di Bergamo, […] in un angolo di essa osservai un Libro iscritto: Libro per i curiosi. Pensando io tra me stesso che Libro questo esser potesse, sapendo esservene di materie assai strane, e bizzarre, lo trassi dal suo ripostiglio, e m’accorsi essere un pezzo di legno formato a somiglianza d’una schiena d’un Libro in foglio, della estensione di cui non era capace quell’angolo. Di ciò s’accorse il P. Bibliotecario, e mostrò dispiacere di tal burla toccata a me; ma io risi, dicendo che ben mi stava, essendo io appunto in tal materia nel numero de’ più curiosi.

Come l’avrebbe presa Gaetano Volpi, grande cultore dell’oggetto libro, a sapere che ho letto la sua opera su un ebook-reader? Questo testo infatti è scaricabile legalmente e gratuitamente in vari formati qui.

Gaetano Volpi, Del furore d’aver libri, voto = 4/5

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