The Way We Die Now

The Way We Die Now (uscito in Italia col titolo Come si muore oggi), pubblicato nel 1988, è l’ultimo romanzo della serie di Hoke Moseley: infatti, Charles Willeford morì poco dopo in quello stesso anno. Forse quindi non sarebbe stata questa la conclusione definitiva, se avesse fatto in tempo a scrivere ancora: intanto, questo romanzo, assieme a New Hope for the Dead, secondo me è il migliore, ad aumentare quindi ancora di più il rimpianto di non poterne leggere altri.*

Infatti qui, così come nel già citato secondo capitolo, e a differenza del terzo, Sideswipe (e del primo, Miami Blues, che comunque fa storia a sé), Hoke è costantemente al centro della scena, e stavolta la vicenda è più variegata che mai, con tanti subplot che fino all’ultimo non si capisce quando e se torneranno mai d’attualità, sembra quasi vengano persi e abbandonati, e invece l’autore li tiene tutti saldamente in pugno e, quando meno te lo aspetti, li ripropone e li risolve uno dopo l’altro, e magari accantona senza complimenti quello che fino a quel momento ti era sembrato il più importante, e si concentra su quello che pareva dapprima secondario. Per dire, stavolta Hoke deve “fronteggiare” il nuovo regolamento interno che proibisce di fumare all’interno della stazione di polizia, riesaminare un vecchio caso di qualche anno prima alla ricerca di nuovi indizi, capire che intenzioni ha un uomo che aveva aiutato a far condannare per omicidio e che ora, uscito di prigione, ha deciso di trasferirsi proprio di fronte a casa sua, andare in missione segreta solitaria e sotto copertura per sventare un traffico illegale di lavoratori clandestini, e poi deve, finalmente, ma non senza reticenze e forse un po’ troppo tardivamente, venire a patti coi sentimenti che prova per Ellita.

Ci si diverte parecchio (in questo episodio c’è anche più azione, e però la scena più adrenalinica non è, come si potrebbe pensare, quella finale), non manca la tensione e, alla fine, c’è posto anche per il romanticismo (e tutti i lettori che hanno imparato a voler bene a Hoke si riconosceranno nella struggente battuta finale di Aileen).

E però non è giusto che, con tutte le serie che vanno avanti inutilmente per anni e anni, questa si interrompa proprio sul più bello!😦 Il finale, proprio perché ormai immodificabile, strappa caldi lacrimoni (e naturalmente è tanto più commovente quanto il tono resta sempre dimesso e non melodrammatico), ma non ci voglio credere che finisca così per Hoke ed Ellita. Tempo di mettere in moto l’immaginazione per inventarsi un seguito più “adatto”.

* In effetti, c’è una piccola curiosità, come ho appreso su Goodreads. Come avevo già notato, Miami Blues non era stato concepito per essere il primo romanzo di una serie: fu l’editore a voler convincere Willeford a continuare a scrivere romanzi con protagonista il detective Hoke Moseley. L’autore, da principio, non ne aveva alcuna intenzione, per cui scrisse un seguito, Grimhaven, volutamente cupo e violentissimo, che poi però non fu mai pubblicato e in cui agisce un Moseley molto diverso da come poi, per fortuna, divenne nella versione definitiva. Questo testo inedito si può trovare oggi in rete: quindi, in realtà, avrei ancora una possibilità di leggere qualcosa di nuovo, ma essendo appunto un’opera poi rifiutata e dalle caratteristiche diverse dal resto del ciclo, non so quanto mi converrebbe.

AGGIORNAMENTO: Ho potuto soddisfare la mia curiosità su Grimhaven grazie a questo articolo on line. Se pensate di leggerlo, ATTENZIONE, perché nel testo, verso la fine, viene svelato l’EVENTO FONDAMENTALE della trama, che riunisce quella che poi nella versione pubblicata sarà la materia di due romanzi, l’arrivo delle figlie di Hoke (New Hope for the Dead) e il suo esaurimento nervoso (Sideswipe). Da quanto vedo, mi sembra chiaro che questa versione allucinata e volutamente mostruosa di Hoke fosse una provocazione di Willeford nei confronti del suo editore, per citare l’articolo “the ultimate fuck-you to a publisher wanting a series character”: poiché l’autore stesso in seguito l’ha disconosciuta e né lui né i suoi eredi hanno mai voluto fosse pubblicata, la mia decisione definitiva è di non leggerlo, anche perché francamente non voglio che l’ultima immagine di questo personaggio nella mia mente sia (SEGUE ENORME SPOILER, evidenziare per leggerlo) Hoke che uccide le figlie.

Charles Willeford, The Way We Die Now, voto = 4/5

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