Sideswipe

Com’era prevedibile, non ho resistito alla “tentazione” e ho proseguito subito (altro che “intervalliamo con altre letture per evitare il rischio saturazione”) con la puntata numero tre della serie di Hoke Moseley, Sideswipe (Tiro mancino nell’edizione italiana): ora non si accettano scommesse sull’eventualità che andrò avanti con la successiva, The Way We Die Now.

Impossibile annoiarsi, perché, se pure si pensava di aver ormai capito qualcosa sul personaggio o sullo stile della serie, ecco che il romanzo parte e prende subito (tempo una manciata di pagine) una piega totalmente inaspettata. Sono passati circa otto mesi dalla conclusione di New Hope for the Dead, Hoke è sempre a capo della divisione cold cases della polizia di Miami, che in pratica è dove i suoi colleghi detective scaricano casi neanche troppo arretrati ma semplicemente troppo complicati da risolvere. A casa lo aspettano le due figlie adolescenti che l’ex moglie gli ha mollato, Sue Ellen e Aileen, nonché la sua collega Ellita, in congedo maternità perché ormai sul punto di partorire. Insomma, in poche parole, lo stress accumulato è tale che, di punto in bianco, decide di mollare tutto, prendersi trenta giorni di malattia non pagati, partire con il segreto proposito di non tornare, e stabilirsi a Singer Island, un’isoletta proprio di fronte Miami dove abitano suo padre e la sua seconda moglie, con la ferma intenzione di non mettere mai più piede sulla terraferma. Frank Moseley è il proprietario di un residence, e Hoke comincia a lavorare per suo padre come custode e manager. La sua nuova parola d’ordine è “semplificarsi la vita”.

Beh, in una ventina di pagine insomma viene completamente (o quasi) azzerato lo status quo raggiunto nel libro precedente, e non ci resta che “rassegnarci” a leggere le strampalate vicende di Hoke nelle sue nuove vesti di eremita volontario, al quale comunque non riesce di sottrarsi del tutto ai suoi doveri di papà.

Nel frattempo, incontriamo il tranquillo pensionato Stanley Sinkiewicz, che, dopo una vita più che ordinaria (sintetizzata in pochi brillanti paragrafi) e l’agognato ritiro in Florida, naturalmente, stile “tutto in una notte”, in un crescendo di coincidenze e decisioni assurde, si ritrova a fare squadra col pericoloso criminale Troy Louden.

Naturalmente, queste storie parallele finiscono con lo scontrarsi nelle ultime pagine del romanzo, quando la banda capitanata da Troy assalta un supermercato, ferendo Ellita che casualmente si trovava a fare la spesa e aveva cercato di intervenire e lasciandosi dietro cinque cadaveri, costringendo così Hoke a uscire dalla sua beata solitudine per dare una mano nella caccia all’uomo. A quel punto, la conclusione arriva abbastanza in fretta, ma, come ormai sembra essere la regola, non è tanto la risoluzione del caso l’importante, quanto il build up, la lenta costruzione del contesto, la presentazione del bizzarro cast di personaggi, le numerose parentesi e digressioni. Lo ammetto però, stavolta la struttura, che prevedeva una rigida alternanza fra capitoli dedicati a Hoke e capitoli dedicati a Stanley e Troy, qua e là provocava un po’ di noia e la sensazione che si stesse girando a vuoto: inizio e fine ottimi, parte centrale più debole, per cui al momento è quello che mi è piaciuto di meno.

Charles Willeford, Sideswipe, voto = 3,5/5

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