The Convenient Marriage

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E insomma, quando attraversi un periodo in cui ti senti “in colpa” perché non hai molta voglia di leggere, è inutile intestardirsi su libri più lunghi o impegnativi, come ad esempio i saggi (sebbene, in teoria, ora mi “piacerebbe” leggerne uno, per mantenere il giusto equilibrio fra saggistica e narrativa, e ne avrei tanti interessanti a disposizione): per contrastare la fase di “magra”, meglio puntare su una lettura gradevole, veloce, divertente, magari senza troppe sorprese ma, comunque, pur sempre di qualità più che dignitosa.

Nonostante la forte delusione di The Grand Sophy, di cui davvero non comprendo la popolarità, ho pensato che i romanzi rosa storici della Heyer potessero fare al caso mio: non troppo lunghi, graziosi, garbati, “affidabili” (nel senso di “sai cosa leggi”), storicamente accurati, ben scritti. Se fossi stata fortunata, avrei potuto scoprire un piccolo gioiellino del livello di Cotillion, altrimenti… almeno avrei letto qualcosa. Lo so che non va data importanza al fatto che sia già “indietro” di 3-4 libri se voglio raggiungere il mio traguardo annuale, ma mi dispiaceva “perdere tempo” al computer.

Fra i tanti titoli della Heyer, proprio per ritrovare quell’atmosfera un po’ “pazza” e “fuori dagli schemi” di Cotillion, ho selezionato alcuni che mi sembravano altrettanto originali, come questo The Convenient Marriage, datato 1934, che ho scoperto perché lo stava leggendo una utente di Goodreads.

Lord Rule, un gentiluomo rispettabilissimo e facoltoso, ha inaspettatamente deciso di concludere i suoi giorni da scapolo e ha chiesto la mano della bella Elizabeth Winwood. L’unione farebbe davvero comodo alla famiglia di lei, alle prese con alcuni problemi finanziari, ma la proposta è accolta con tristezza e rassegnazione dalla giovane, che in realtà ama un altro… Per sua fortuna, la sua sorellina Horatia è un tipo dalle mille risorse: cogliendo tutti di sorpresa, si reca da Lord Rule con una… “proposta indecente”. Visto che non si tratterebbe comunque di un matrimonio d’amore ma di pura convenienza, non vorrebbe piuttosto lei, Horatia, come moglie, lasciando Elizabeth libera di sposare chi le pare? Per quanto le riguarda, lei non è altrettanto bella, ha quasi vent’anni meno del marito e l’irruenza di un’adolescente non molto avvezza ai modi da usare in società, è anche balbuziente, ma essere una gran dama non le dispiacerebbe e promette di fare la sua parte di moglie senza interferire troppo con la vita di lui. Lord Rule, abbastanza divertito, ci riflette e, tutto sommato, non trova di che obiettare: si forma quindi questa “strana coppia”, con la giovane che si getta entusiasta nei divertimenti dell’alta società londinese e si dà alle spese pazze, e lui che continua tranquillamente a frequentare la sua amante di vecchia data. Questo matrimonio inaspettato e un po’ anomalo, però, ha messo in allarme chi invece contava ormai di entrare in possesso dell’eredità di Lord Rule alla sua morte senza eredi legittimi, e ha ispirato a un vecchio rivale e nemico dello sposo un’idea per una elaborata vendetta, per cui da qui le cose cominciano a complicarsi…

Come si vede, una trama con una premessa un po’ inconsueta: il fatto che fosse incluso nella lista “Hero much older than the heroine” (libri con “eroe molto più anziano dell’eroina”) era un ulteriore punto a favore, o comunque un motivo di curiosità, perché, come si sarà capito, se proprio devo leggere un romanzo d’amore, mi piacciono quelli che “si divertono” a sovvertire le attese dei lettori, e la forte differenza d’età è in genere vista come un elemento negativo, con la giovane fanciulla che in genere è costretta a sposare un odioso vecchio che non ama (poi qui già nelle prime pagine si scopre che il protagonista maschile ha circa 35 anni… sì, d’accordo, l’eroina ne ha 17, quindi può a buon diritto considerarlo “very old”… io però, per non sentirmi a mia volta decrepita, ho preferito immaginarlo con qualche anno in più, diciamo circa 40!)🙂

Così come in Cotillion, anche The Convenient Marriage lascia poco spazio al romanticismo “tradizionale” e assume più le forme di una “screwball comedy“, anche in modo un po’ più “esagitato” dell’altro romanzo, più tardo e quindi, forse, più maturo. Inoltre, forse perché siamo nel più “malizioso” e “salottiero” Settecento, e non nell’epoca della Reggenza, l’atmosfera è più galante, civettuola, audace, “licenziosa” (anche se tutto è accennato, più che mostrato): si parla abbastanza liberamente di amanti e mantenute, di matrimoni di pura convenienza, di cavalieri serventi, di gioco d’azzardo, di mode frivole, di baci “rubati”, in un contrasto non spiacevole con altri romanzi dell’autrice (dirò di più, qui il clima in alcuni punti si fa persino un po’ “dark”, se è vero che assistiamo anche a rapimenti, duelli, uomini un po’ più maneschi e violenti del solito, e addirittura un tentativo di stupro fortunatamente fallito).

C’è un dettaglio che il romanzo non spiega molto bene, e cioè perché Lord Rule, visto che la sua vita da scapolo senza troppe preoccupazioni non sembrava dispiacergli troppo, a un certo punto decida di volersi sposare. La spiegazione è che lo fa per accontentare la sorella e per allacciare legami con la famiglia Winwood, ma poi non si capisce a che scopo: per quale motivo gli importa tanto imparentarsi con quella famiglia, al punto da essergli indifferente quale delle tre sorelle sposerà? Dopo il matrimonio, questo aspetto non viene mai più toccato. O forse vorrebbe un erede? Ma il motivo non sembra neanche questo, poiché non sembra proprio che i due sposini si… impegnino a tal fine (ciascuno, come concordato, si fa gli affari propri e si intromette il meno possibile nella vita dell’altro). È chiarissimo perché la famiglia di lei sia contenta dell’unione (lo sposo è ricchissimo), ma perché lui decida di prendere quest’iniziativa, questo non si capisce. Alla fine, comunque, questo famoso motivo è e non è importante: lo so che questo matrimonio “bizzarro” è l’intera premessa del romanzo, per cui in teoria l’autrice dovrebbe spiegarlo meglio, ma, appunto, è il dato di partenza, in fondo ci interessa quel che avviene dopo le nozze, che accettiamo come dato di fatto, perciò non è che mi metterò a cavillare su questo punto: toglie poco al divertimento della lettura.

Peccato però che il buon lavoro fatto dalla deliziosa prima metà del romanzo venga poi “rovinato” un po’ da una seconda parte sovraccarica, frenetica e troppo concentrata sull’azione piuttosto che sui caratteri.
Mentre tutto sommato il protagonista maschile, con la sua aria placida e accomodante in superficie e in realtà un temperamento con cui non conviene scherzare, come scoprono a proprie spese i suoi nemici, è un piacevole personaggio per tutto il corso del libro (a parte sul finale, quando si diverte a prolungare un po’ troppo uno “scherzo” a fin di bene ma in fondo abbastanza crudele verso la mogliettina con i nervi a fior di pelle), la protagonista femminile, che era partita alla grande, mi ha fortemente deluso: avevo immaginato di trovarmi di fronte una storia in cui l’eroina, malgrado la giovanissima età, si dimostra, con grande stupore di tutti, più sveglia, svelta, “matura” e pratica del previsto (come appunto faceva pensare la sua sconvolgente ma geniale trovata di sostituirsi alla sorella), al punto che il marito poco a poco si accorge di avere a che fare con una persona che può trattare “alla pari” e alla quale lo legano più cose in comune di quanto pensasse. È venuto fuori invece piuttosto il contrario: la giovane età di Horatia la porta a essere capricciosa e impulsiva e a commettere una serie di sciocchezze, che Lord Rule perdona bonariamente o a cui pone rimedio in qualche modo, senza troppo scomporsi, fino a che la ragazza non si rende conto che, in fondo, l’uomo che ha sposato puramente “per convenienza” non è proprio male come marito. Lui e lei non sono quasi mai insieme per buona parte del romanzo, spesso sono lontani l’uno dall’altra, per cui è difficile capire perché nelle ultimissime pagine arrivi l’happy ending e il “e vissero felici e contenti” (o perché dovrebbe poi importarcene molto). Un gran mucchio di personaggi interessanti (la sorella zitella di lei! l’ex amante di lui! il segretario! la sorella di lui dal passato “burrascoso”!) viene praticamente abbandonato, con mio grande dispiacere, nella seconda metà del romanzo, che contiene delle situazioni un po’ improbabili e alla fine si riduce a replicare lo schema dei famosi gioielli donati dal duca di Buckingham alla regina di Francia ne I tre moschettieri, con una spilla perduta e da recuperare assolutamente per evitare che venga usata dai nemici della coppia come prova di una presunta infedeltà coniugale.

Quindi, insomma, un romance un po’ sconclusionato, ben lontano dalla costruzione equilibrata e ordinata di Cotillion, in cui alla coppia principale, che dovrebbe essere il fulcro della storia, è praticamente impossibile affezionarsi, ma ci pensano gli adorabili personaggi secondari (tutta la seconda parte, con le avventure picaresche del fratello di Horatia e dei suoi impagabili amici alla ricerca della spilla perduta, sebbene tirata un po’ per le lunghe, è gradevolissima e ricca di dialoghi brillanti e divertenti) a fargli guadagnare un’onesta sufficienza.

Georgette Heyer, The Convenient Marriage, voto = 3/5

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