Ci rivediamo lassù

Progetto prima guerra mondiale: parte 1
La prima guerra mondiale è da sempre un argomento che mi interessa particolarmente, non tanto dal punto di vista strategico-militare, quanto per l’impatto che ebbe sull’immaginario collettivo europeo e mondiale e gli strascichi che lasciò. Col tempo, ho messo insieme una (piccolissima) raccolta di libri, fra saggi e romanzi, sull’argomento. Nel primo centenario dello scoppio della guerra (1914-2014), mi propongo di leggerli.
Già letti in precedenza (e commentati qui): Bollettino di guerra, Plotone di esecuzioneI fogli del capitano Michel, Scritture di guerra

Ho scoperto questo romanzo mesi prima che uscisse in Italia, grazie a questo articolo del Corriere della Sera del 5 novembre 2013, che riferiva della sua vittoria al Prix Goncourt: mi incuriosì subito, e da allora aspettai impaziente la data della pubblicazione nel nostro paese, 28 gennaio, nonché il momento in cui l’avrei trovato disponibile usato (non so quanti ordini sul sito Libraccio andati a vuoto ho fatto, prima di trovare finalmente un venditore su Comprovendolibri.com!). Insomma, un altro libro che desideravo tantissimo, e mi accorgo che, quando inizio una recensione così, in genere la conclusione è sempre che le attese sono andate deluse (un esempio estremo? La svastica sul sole). Per fortuna, stavolta è andata diversamente. (Tra parentesi, segnalo anche, sempre sul Corriere della Sera, la recensione apparsa il 24 gennaio 2014).

In effetti, pur essendo la prima “puntata” del “progetto prima guerra mondiale”, si comincia dalla fine, perché questo romanzo prende avvio nei primissimi giorni del novembre 1918, con l’armistizio ormai alle porte, e affronta più che altro le conseguenze della guerra e i suoi effetti crudelissimi e diversissimi sui destini individuali.

Durante un insensato attacco a una posizione assolutamente inutile per le sorti complessive del conflitto, che serve solo a far guadagnare una promozione in extremis all’ufficiale di comando, tre uomini diversissimi sono protagonisti di un episodio che cambia per sempre le loro vite: Henri d’Aulnay-Pradelle è il tenente che ha ordinato l’attacco, approfittando di un pretesto che non ha esitato a creare ad arte; il soldato Albert Maillard lo scopre, ma rischia di venire eliminato in modo orribile quale scomodo testimone, se non fosse per l’intervento del commilitone Édouard Péricourt, che però, proprio per essere intervenuto generosamente a salvare Maillard, viene colpito e rimane orrendamente sfigurato.

Seguono l’armistizio, la smobilitazione, il trionfo personale e l’ascesa sociale dello spudorato e fortunato Pradelle, da un lato, lo stringersi di un profondo legame fra i due soldati, la straziante riabilitazione di Édouard e il ritorno alla “vita” civile (Édouard, in rotta col padre, e ormai convinto di non poter mai più condurre un’esistenza normale a causa della sua condizione, con l’aiuto di Albert assume l’identità di un soldato morto), il trauma che ha scavato una traccia indelebile nella psiche di Albert, la disoccupazione e la povertà e il senso di abbandono, dall’altro.

Sapevo naturalmente del disastro totale in cui piombò la Germania sconfitta, il senso di umiliazione e frustrazione, la “pugnalata alle spalle”, l’economia a pezzi, l’estremismo che cominciò a farsi strada nella vita politica. Questo libro fa vedere che anche nella Francia vittoriosa le cose, per i reduci, non andarono affatto meglio, con la beffa aggiuntiva della retorica parolaia dell’eterna gratitudine della Patria per i suoi “eroi”: invece, gli “eroi” finiscono per essere considerati ben presto un peso e faticano a ricostruirsi una vita.

Imprevedibilmente, le vite dei tre personaggi principali, e di altri a loro legati, rimangono connesse anche dopo la guerra, anche se per lo più a distanza. Édouard, che ha sempre avuto un temperamento più eccentrico e da “artista”, cui ora aggiunge un desiderio di rivalsa verso l’establishment che ha causato la guerra, e il più timido e riluttante Albert architettano un’elaborata truffa, mettendo su una società fantasma per vedere finti monumenti commemorativi ai comuni francesi: uno di questi verrà finanziato proprio dal padre di Édouard! Ma siamo già a metà romanzo, e intanto la parte più interessante del libro, secondo me, era già in moto da tempo: si tratta infatti dell’apparentemente inarrestabile corsa verso il successo e la ricchezza del personaggio di Pradelle, il quale, sfruttando i legami familiari, una pratica sistematica di intimidazione e corruzione, il proprio carisma personale e la propria ambizione quasi “ferina”, ostendando una scandalosa indifferenza verso qualsiasi legge dello Stato o senso del pudore e il convincimento pacifico della propria impunità e inattaccabilità, si è aggiudicato l’enorme business, finanziato dallo Stato, della riesumazione delle centinaia di migliaia di corpi di soldati francesi caduti nei vari teatri di guerra e la costruzione di imponenti cimiteri militari. Compito che egli, ovviamente, esegue e fa eseguire avendo come unico scopo la massimizzazione dei guadagni, e quindi scegliendo il legno più scadente per le bare, che per risparmiare vengono costruite di misura troppo piccola, riesumazioni fatte con la più scandalosa fretta e noncuranza, senza alcuna cura nel tentare di identificare i cadaveri… e così via, in una girandola di scene sempre più macabre e sconcertanti. Questo personaggio, sostanzialmente, incarna il peggio del peggio, quasi con voluttà e senza alcuna sfumatura, e tuttavia, pur riuscendo talvolta esagerato e parossistico, forse proprio per questo è efficace nel rendere non tanto una psicologia individuale, quanto un generale “tipo” che pure vediamo in azione direi quotidianamente anche oggi (è uno dei motivi per cui il suo crollo finale e la sua sconfitta rovinosa mi sono sembrati troppo “perfetti”, quasi un voler compensare con la fantasia ciò che nella realtà avviene di rado). Tra l’altro, mentre la truffa dei monumenti ideata da Édouard e Albert è inventata, lo scandalo delle speculazioni selvagge nell’appalto governativo per i cimiteri militari di cui è al centro Pradelle si basa su fatti realmente accaduti.

Il libro non si esaurisce, comunque, col racconto di questa colossale impresa criminosa: molto belle le pagine dedicate alla coppia di amici, uniti da un legame intensissimo e allo stesso tempo vissuto talvolta come una catena o una condanna (infatti, se Édouard non può impedirsi di pensare che salvare la vita ad Albert è stato la causa della sua disgrazia, anche Albert ora si ritrova a doversi occupare di un invalido permanente, dipendente dalla morfina, praticamente uscito di senno), ma comunque sincero e unica vera ancora di salvezza per entrambi, insomma tante componenti che si intrecciano l’una all’altra e rendono questa amicizia profondamente toccante, così come le pagine che analizzano il dolore tutto privato e “nascosto” di un uomo apparentemente tanto severo e insensibile come il padre di Édouard (che, ricordo, è convinto che il figlio sia morto).

Soprattutto nei primi capitoli, la voce del narratore ricorda un po’ quella di… abbiate pazienza, Faber (sì, sto ancora citando Il petalo cremisi e il bianco: da quando ho spostato il blog su WordPress, ho preso l’abitudine di cancellare i “pingback” a precedenti post, quando si trattava di collegamenti interni messi da me: non so perché poi, mi erano sembrati inutili, e invece sono preziosi per seguire tutti i rimandi e le autocitazioni nel blog… Comunque, se non li avessi cancellati, quel post ne avrebbe decine!). La ricorda per il suo “coinvolgimento” diretto e quella sensazione che stia parlando proprio a te. Non ha, naturalmente, la finezza dell’originale, e rischia spesso di apparire verboso, dà una marea di informazioni, pure troppe, e tutte insieme, sulla backstory dei personaggi. Questa impostazione però man mano diventa più sfumata, fino ad arrivare a un più “classico” narratore onnisciente, e forse è un bene.

Fino a 30 pagine dalla fine gli avrei dato 4 “stelle” sicure: peccato il finale, mi è sembrato un po’ “moscio”, un po’ troppo “pulito”, “lineare”, il che, in una storia di truffe e imbrogli, mi ha lasciato un po’ perplessa: che fine ha fatto la cattiveria del resto del romanzo (vedi anche ciò che dico più sopra a proposito del personaggio di Pradelle)? Credevo che si stesse via via preparando il terreno per far convergere tutti i protagonisti in un unico posto per il confronto finale, e invece no; forse sono “vittima” del gusto per i finali “esplosivi” di film/telefilm: d’altra parte Lemaitre è autore anche di un popolare thriller, Alex, quindi non dovrebbe neanche “schifare” a priori il buon vecchio finale “a sorpresa”/”col botto”. E poi in generale non amo molto quel tipo di epilogo in cui l’autore traccia tutta la storia futura dei suoi personaggi (“Tizio fece questo e questo … morì nel 1961 … Caio si sposò etc etc … morì nel 1952”, quelle cose così), mi rovinano la possibilità di immaginare un mio “futuro alternativo” (poi lo faccio lo stesso, ovvio, ma ho più l’impressione di “barare”).

Non capisco molto la scelta dell’immagine per la copertina italiana, con i due uomini stravaccati ai giardini: è una foto di Herbert Tobias, Untitled (Jardin du Luxembourg), 1952. Sì, raffigura due uomini, forse due amici, è l’unico collegamento (oltre a Parigi) che riesco a trovare col libro: ma, a parte che è appunto una fotografia molto più tarda, mi sembra che dia un’idea di serenità, relax e riposo che è alquanto lontana dall’atmosfera di questo romanzo.

Sul tema dei cimiteri militari, dei monumenti commemorativi e del culto dei caduti, posso consigliare il saggio Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti, di George L. Mosse (Laterza): lo studiai per l’esame di storia contemporanea, ora il ricordo è un po’… vago, ma era interessante (però, bel consiglio!).

Pierre Lemaitre, Ci rivediamo lassù (trad. Stefania Ricciardi), voto = 3,5/5

4 commenti

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa in lingua francese

4 risposte a “Ci rivediamo lassù

  1. Pingback: La paura | libri ... e basta

  2. Pingback: Compagnia K | libri ... e basta

  3. Pingback: L’officina della guerra | libri ... e basta

  4. Pingback: Statistiche del 2014 | libri ... e basta

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...