The Affair of the Porcelain Dog

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google Translate. Whenever applicable, I will hide spoilers: highlight the text to view them.

Dopo Stoner, e dopo un inizio d’anno grintoso (ben 8 libri letti a gennaio), ho avuto di nuovo un momento di svogliatezza, in cui non solo mi aggiravo per la casa piena di libri senza trovarne uno che mi stuzzicasse veramente, ma a dire il vero non mi andava neanche troppo di leggere (ero troppo occupata a contare i minuti che mancano all’arrivo delle nuove puntate di The Good Wife, il 9 marzo). Ma ho deciso di “scuotermi”, anche perché, altrimenti, non riuscirò a leggere i 70 libri che mi sono prefissata per quest’anno. Serviva, dopo le “altezze” di Stoner, qualcosa di leggero e senza tante pretese, e alla fine la scelta è caduta su questo The Affair of the Porcelain Dog, di Jess Faraday: autrice a me totalmente sconosciuta, perciò, a differenza del libro precedente, zero aspettative e zero ansia da prestazione.

Forse l’ho visto qui o in qualche altra lista di romanzi ambientati in epoca vittoriana: lo tenevo d’occhio da un po’, quando un giorno ho aperto la pagina del libro su Amazon chiedendomi di nuovo se acquistarlo, e ho notato con sorpresa che, rispetto alla visita precedente, il prezzo dell’ebook era sceso a 89 centesimi, una spesa che mi potevo ampiamente permettere.

Questo libro viene venduto come M/M Romance, ma in realtà questa etichetta è forse limitante: sembra più un mystery, le scene erotiche sono limitate o solo accennate, e i personaggi rispondono ben poco agli stereotipi del genere. Magari non è molto credibile, non tanto perché sono tutti gay, ma perché è un po’ bizzarro pensare a un gentiluomo colto e raffinato che è anche una specie di superboss della malavita londinese, con un giro d’affari che spazia dal commercio dell’oppio alla gestione di una rete di bordelli, temuto e rispettato da tutti, che è anche esperto di arti marziali orientali, che convive col suo amante ma è talmente discreto che nessuno sospetta che il giovane non sia semplicemente il suo segretario, e che però ha anche un animo romantico e innamorato. Per carità, io già lo adoro, però non sono mai riuscita a immaginarlo come una persona “vera” (a differenza del protagonista).

L’intreccio è assai complesso. Pure troppo, forse. Come sempre, per vedere gli spoiler, scritti con carattere bianco su fondo bianco, evidenziate le parti nascoste.
Londra, 1889. Il protagonista, Ira Adler, è un giovane che per anni si è guadagnato da vivere prostituendosi, finché il caso non l’ha fatto incontrare con Cain Goddard (certo che chiamarsi “Caino” non può che influenzare le tue scelte di vita), di giorno rispettabile studioso col rimpianto di aver dovuto rinunciare a una brillante carriera accademica a Cambridge a causa di un non precisato scandalo, di notte padrino della malavita londinese. Goddard l’ha preso in casa, ufficialmente come segretario personale, in realtà come amante, e ora lo mantiene nel lusso. Ira non sa quasi nulla dei dettagli degli affari del suo amante, né gli interessa fare troppe domande, contento com’è di godersi quella fortuna, al fianco di un uomo che, oltre tutto, non gli dispiace neanche come compagno. Ma questo è l’antefatto perché, quando il romanzo inizia, in realtà questa situazione ideale è già stata turbata da una serie di lettere anonime che Goddard riceve, che minacciano di rovinarlo rendendo pubblica la sua omosessualità. Sembra che, se Goddard tornasse in possesso di una statuetta di porcellana a forma di cane (il “porcelain dog” del titolo), sarebbe al sicuro, perché il ricattatore non avrebbe più armi contro di lui. Goddard chiede a Ira di andarla a rubare presso un banco dei pegni: il POV di noi lettori è quello di Ira (che narra in prima persona), perciò non ci viene detto perché sia importante questa statuetta, che cosa significhi. Naturalmente la missione di Ira non va a buon fine: riesce a introdursi nottetempo nel banco dei pegni, dove tra l’altro incontra anche il suo ex, il dottor Timothy Lazarus, anch’egli interessato alla stessa statuetta, ma il cane di porcellana poi gli viene subito “scippato” da una misteriosa donna. A questo punto, come si vede, è tutto già molto complicato. Purtroppo la trama si ingarbuglia esponenzialmente fino a comprendere un maggiordomo geloso di Ira e pericoloso, un complotto ordito alle spalle di Goddard dal suo socio in affari, terrificanti esperimenti medici scoperti da Lazarus quando combatteva in Afghanistan, cambi di identità, un traffico di bambini asiatici destinati a soddisfare le voglie di qualche potente non precisato… Da un certo punto in poi ho iniziato a capirci sempre meno. Oltre tutto, visto che il romanzo non ha 1000 pagine ma solo 288, le numerosissime sottotrame sono costrette a intrecciarsi in modo via via sempre più precipitoso, e non si “fondono” affatto bene l’una con l’altra: i personaggi, nei dialoghi, saltano di palo in frasca all’improvviso, per l’ansia di affrontare tutti gli aspetti della vicenda, anche quelli meno compatibili. Vedi ad esempio la caotica e sconcertante scena in cui, nella clinica per poveri che Lazarus gestisce, questi sta raccontando ad Ira del suo tragico passato in Afghanistan e della sua orripilante scoperta, e un attimo dopo i due passano a parlare, in tono quasi leggero e divertito, dei problemi di prurito alle parti basse di Ira, che teme una malattia venerea; ma qualche istante dopo viene portato precipitosamente in clinica un amico di Ira, Nate, gravemente ferito dopo un pestaggio, che muore davanti ai loro occhi nonostante le cure: alcune righe dopo però Ira e Lazarus, praticamente sopra al cadavere dell’amico, o almeno così immagino, visto che l’autrice non dice se nel frattempo si siano spostati da qualche altra parte, si mettono a discutere del famoso cane di porcellana. Insomma, tantissima carne al fuoco e tanta confusione. C’è il tentativo, molto all’acqua di rose, di replicare un po’ le atmosfere à la From Hell, soprattutto col personaggio del medico sadico intoccabile perché assai vicino ai potenti e con l’accenno ai circoli di aristocratici perversi e pedofili.

Comunque, subito dopo aver capito che non riuscivo più a seguire la trama, ho anche realizzato che non me ne importava poi molto: tanto, si legge un giallo-rosa come questo più che altro per vedere alla fine chi si mette con chi: e in questo senso sono riusciti tutto sommato a coinvolgermi i dubbi e le incertezze di Ira sui propri sentimenti per Goddard, dalla voglia di assecondare la sua “proposta di matrimonio”, anche per quieto vivere e per assicurarsi il tenore di vita che ha sempre sognato, al vago senso di colpa per non essere in grado di contraccambiare al 100% la sua passione, al crescente disagio verso aspetti della personalità del suo amante che fino a quel momento aveva scelto di non vedere, mentre ho apprezzato moltissimo il fatto che non si sia tirata troppo la corda col rischio “triangolo” con l’ex amante/cliente Lazarus (un brav’uomo, ma lagnoso in modo insopportabile, ancora col dente avvelenato dopo due anni per essere stato scaricato: amico, guarda che Ira si prostituiva, non è che foste fidanzati).

Nel frattempo l’autrice mi ha già fatto lo “scherzetto” di scrivere un seguito, quindi solo dopo aver iniziato The Affair of the Porcelain Dog ho scoperto che non è un romanzo a sé, ma il primo di una serie… Uffa. La cosa positiva è che non termina con un cliffhanger, ma ha una conclusione che può “funzionare” anche in modo definitivo, per cui sta a me decidere se proprio voglio continuare con la storia di questi personaggi, o se può bastare così.

Jess Faraday, The Affair of the Porcelain Dog, voto = 2,5/5

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