Hallucinations

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Cercherò di fare del mio meglio nel commentare questo saggio del celebre neurologo Oliver Sacks, sperando di non scrivere palesi sciocchezze. D’altra parte, credo che il pubblico che l’autore aveva in mente sia proprio quello di profani, non esperti della materia, da cui il linguaggio pienamente accessibile (suppongo che, quando scrive per una rivista scientifica, Sacks lo faccia in modo ben più tecnico).
Così come per il precedente L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, le mie motivazioni nell’affrontare la lettura si distribuiscono equamente fra il desiderio di imparare qualcosa e il gusto per il racconto bizzarro, “strano”, “fantastico”. Ma qui non si tratta di invenzioni.

Sacks si preoccupa subito di sgombrare il campo da un diffuso convincimento: le allucinazioni non sono riservate solo ai “matti”, anzi, sono eventi più frequenti di quanto non si creda. Confessare di esserne soggetti è però tabù per molti, proprio perché nell’opinione comune sono associate alla follia. L’autore passa dunque ad elencare alcune cause, di natura neurologica e non psichiatrica, di questo fenomeno. Coloro che hanno perso del tutto o parzialmente l’uso di uno dei cinque sensi, in modo particolare la vista, ricevono “in cambio” dal cervello quella che può essere considerata una vista “compensativa” (sindrome di Charles Bonnet); traumi che lasciano danneggiate alcune parti del cervello, emicranie, uso di droghe e allucinogeni, effetti indesiderati di farmaci assunti per altre patologie, febbri che causano delirio o epilessia sono altre possibili spiegazioni. Frequentissimo anche il caso di pazienti amputati che continuano a “sentire” l’arto asportato. Le allucinazioni possono essere visive, uditive, olfattive, tattili, semplici oppure complesse, con vere e proprie scene e personaggi che sfilano davanti ai nostri occhi, o agli occhi della nostra mente.
Sembrano poi essere particolarmente comuni, o comunque non così rare, le allucinazioni ipnagogiche, che si verificano qualche istante prima di addormentarsi: possono consistere in semplici forme geometriche e linee che si materializzano nel nostro campo visivo, ma talvolta anche in voci e scene complesse.

Inutile dire che per tutti questi casi Sacks propone un vasto campionario di esempi, ripreso dalla sua esperienza di medico ma anche dalla letteratura, dai primi passi della scienza in questo campo (Charles Bonnet, che citavo prima, è uno studioso del XVIII secolo che analizzò questa disposizione alle allucinazioni a seguito della perdita della vista in suo nonno) ai tempi più recenti, nonché dalla sua stessa biografia: e qui il lettore sensibile al gusto del racconto di cui sopra può abbandonarsi al piacere di queste storie, vere e stranissime, che talvolta possono apparire anche spaventoso, anche se colpisce sempre il modo in cui, in generale, i soggetti che ne sono protagonisti tendono a venire a patti con le loro allucinazioni, le accettano, qualche volta persino le gradiscono (ad es. i tanti non vedenti che finiscono per affezionarsi a quel variegato “teatro” che il loro cervello allestisce, o penso alla signora che da anni sente continuamente la stessa musica, eppure questo non l’ha fatta impazzire e non le impedisce di avere una vita normale).

Molto spesso, dunque, le allucinazioni sono bizzarre, divertenti e favolose; certo, possono essere anche, al contrario, spaventose, ma in generale non sembrano avere un “significato”, non sono legate al nostro passato o ai nostri desideri e paure e, a differenza dei sogni, ne siamo solo spettatori, non vi partecipiamo attivamente, non c’è alcun coinvolgimento emotivo. Diverso, purtroppo, il caso delle allucinazioni in soggetti vittime di PTSD (post traumatic stress disorder), come veterani di guerra o persone che hanno subito violenza sessuale: lì l’opera del neurologo deve unirsi a quella dello psicologo per venire a capo del trauma che continua a infestare la mente.

Tralasciando questi tristi casi, mi ha colpito, parlando delle possibili spiegazioni del fenomeno, una frase (riferita a dire il vero alle sole allucinazioni ipnagogiche, ma che mi piace mettere come “a sigillo” di questo affascinante argomento):

Perhaps one may also venture the term “play” and think of the visual cortex playing with every permutation, playing with no goal, no focus, no meanings—a random activity or perhaps an activity with so many microdeterminants that no pattern is ever repeated. Few phenomena give such a sense of the brain’s creativity and computational power as the almost infinitely varied, ever-changing torrent of patterns and forms which may be seen in hypnagogic states.

L’ipotesi di una mente che si lascia andare al “gioco” senza uno “scopo” mi sembra, non so bene perché, emozionante e quasi commovente.

Oliver Sacks, Hallucinations, voto = 3,5/5

2 commenti

Archiviato in Libri, Saggistica

2 risposte a “Hallucinations

  1. Molto interessante, prima o poi leggerò anche Sacks. Sono rimasta colpita dal riferimento alle allucinazioni ipnagogiche, perché a me capita, anche se raramente, di sentire delle voci proprio un attimo prima di addormentarmi. Dopo anni non mi stupisco più, e oltretutto mi addormento serena e senza problemi. A parte questa piccolissima cosa, per tutto il resto sono una persona normalissima😉 Però magari la lettura di questo libro potrà aiutarmi a capire meglio tale fenomeno, anche se in realtà ne dubito… Anche gli studiosi più eminenti – quando vanno a toccare i misteri della psiche o del cervello umano – possono solo fare ipotesi, e spesso anche si sbagliano.

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