L’Aleph

Farò una “recensione” svogliatissima per un libro che sicuramente ne meritava una migliore.

Dopo la positiva esperienza con Storia universale dell’infamia, avevo buone aspettative per quest’altro classico di Borges, L’Aleph, il libro scelto per la lettura del mese del gruppo Goodreads Italia. Purtroppo, però, una serie di circostanze “esterne” si è messa di traverso. Tanto per cominciare, sono incappata in una fase che periodicamente càpita a qualsiasi lettore, il momento di “stanca” o di scarsa voglia. Qualcuno nel gruppo ha cercato di “incoraggiarmi” dicendo che un libro di racconti può essere proprio l’ideale, in questi casi: infatti si può senza problemi prenderlo e lasciarlo dopo poche pagine. È senz’altro un modo di vedere la cosa; a me sembra però che i racconti paradossalmente riescano invece più “faticosi”, perché ogni poche pagine bisogna “ricominciare da capo”, capire nuovamente chi siamo, dove, che succede, ecc. Oltre tutto, come si sa, i racconti di Borges sono molto “concettosi”, esoterici, fantastici, irreali e sottilmente ironici: quello che è un pregio e la cifra stilistica di quest’autore, disgraziatamente, ha finito per costituire un impedimento: forse un giallo o un qualsiasi romanzetto sarebbero stati più indicati (per superare questa fase “difficile”), almeno c’era la molla dello scoprire “chi è stato” o “come va a finire”.

Contemporaneamente questa prima metà di dicembre è stata un periodo fitto di impegni (non è una lamentela: tanti impegni sì, ma per lo più interessanti e/o divertenti, per cui, incredibile a dirsi, il passatempo della lettura è passato in secondo piano), ed ecco insomma i motivi per cui per leggere, e pure distrattamente, questo libro non certo enorme ho impiegato quasi due settimane, che per me è un tempo spropositato.

Questo finirà per mettermi in difficoltà con la Reading Challenge annuale (il numero di libri che mi sono prefissata di leggere in questo 2013; ormai, se voglio recuperare il tempo perso, farò meglio a scegliere solo “letturine” veloci e leggere!) e fa sì che, ora, non mi venga molto da dire in questa che forse è la peggiore fra le mie pseudo-recensioni. I brevi o brevissimi racconti che compongono questa raccolta si sono fatti maggiormente apprezzare quando al gusto dell’invenzione fantastica si aggiungeva quello dello “scherzo” finto-erudito, che mescolava realtà e finzione e riusciva abilmente a far dubitare del confine fra l’una e l’altra (mi riferisco in special modo al racconto “I teologi”, ma anche quando Borges entra in scena come personaggio del suo mondo fantastico, ad es. nel racconto “L’altra morte”).

E questo è quanto. Il voto è bassino, ma non me ne vogliano gli ammiratori dello scrittore argentino. Riconosco che l’opera meriterebbe di meglio, ma, se il voto deve quantificare il “piacere” provato nel leggerla, non posso dare di più. Peccato (spiace anche perché ho potuto contribuire ben poco alla discussione sulla lettura collettiva), ma non è assolutamente un “addio” a Borges, e speriamo di essere in una disposizione più favorevole quando lo riprenderò.

Jorge Luis Borges, L’Aleph (trad. Francesco Tentori Montalto), voto = 2,5/5
Per acquistarlo on line

5 commenti

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa in lingua spagnola

5 risposte a “L’Aleph

  1. Tania9gatti

    Direi migliore il resoconto del tuo mese rispetto alla recensione del libro del quale non ho capito granché. Peccato.

  2. Pingback: Una settimana di bontà | libri ... e basta

  3. donfabios

    Ma perché non ti dai allo Zumba, o al cucito? Lascia stare libri che evidentemente non capisci, risparmierai tempo e noi eviteremo di leggere tali amenità …

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