Amore e ginnastica

De Amicis è uno di quegli autori che hanno avuto la sfortuna di vedere la propria memoria “inchiodata” a un unico libro, ovviamente Cuore, per di più generalmente snobbato e spernacchiato da tutti i lettori “di un certo livello” (io non l’ho letto, ne sento parlare sempre e solo male, magari a me piacerebbe tantissimo, non so). Invece, come ricorda anche Luca Scarlini nell’introduzione a questo volumetto, scrisse un po’ di tutto, fra cui reportage di viaggio che sembrano interessanti, come quello dedicato a Costantinopoli.
Fra la sua produzione dimenticata c’è anche un libro uscito nel 1892, Tra scuola e casa, di cui fa parte il “racconto lungo” Amore e ginnastica, che testimonia di un’altra passione dell’autore, quella appunto per lo sport e l’insegnamento dell’educazione fisica.

In un condominio di Torino, il timidissimo e impacciatissimo Simone Celzani, dall’aspetto insignificante e mingherlino, è innamorato pazzo della sua vicina di casa, la maestra di ginnastica Maria Pedani, il cui fisico atletico popola ossessivamente le sue fantasie erotiche. Purtroppo la Pedani, una specie di “valchiria” possente e quasi mascolina, non lo guarda nemmeno, perché ha un’unica passione/missione in testa: la ginnastica, appunto, che non solo pratica con assiduità, ma su cui ha anche una saldissima preparazione teorica e che soprattutto propaganda con fervore per giovani e adulti, ragazzi e ragazze, con una mentalità quasi da “crociata”. Tutti i patetici tentativi del Celzani per far breccia nel suo cuore falliscono miseramente, ingenerando invece una serie di equivoci e malintesi con gli altri abitanti del palazzo, la coinquilina della Pedani, invidiosa della sua popolarità fra gli uomini, il maestro Fassi, anch’egli fanatico sportivo, il giovanotto Ginoni, che ha messo anch’egli gli occhi sulla signorina, lo zio del protagonista, che da vecchio “guardone” è un grande ammiratore della ginnastica femminile, ma per motivi non proprio “salutistici”, e altre macchiette rese con garbata ironia, tutte prese nel vortice di questa nuova “mania collettiva” per l’educazione fisica.

Al di là degli aspetti più da “commedia all’italiana” ante litteram, il testo non manca infine di un certo interesse anche storico-sociale, come fonte per la diffusione delle pratiche sportive nell’Italia unita, per la considerazione o la ostinata diffidenza con cui veniva vista l’educazione fisica, la sua introduzione nella scuola (tema che evidentemente era molto caro a De Amicis) e la crescente attenzione, da parte degli educatori più “illuminati”, per la salute del corpo, specialmente delle giovani generazioni (il tono del racconto è sempre leggero, ma non mancano accenni a problemi reali, come quando la Pedani nei suoi discorsi parla delle sue alunne malate di rachitismo), le diverse scuole di pensiero di ginnasti celebri che si fronteggiavano.

Insomma, niente più che una curiosità, ma gradevole: la storiella, di lettura veloce, è abbastanza audace e presenta un lato poco noto del suo autore, capace di intrattenere e divertire (e forse anche “scandalizzare” un po’ il pubblico dell’epoca) per qualche oretta.

Edmondo De Amicis, Amore e ginnastica, voto = 3/5
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