Miami Blues

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google TranslateHighlight the text to view hidden spoilers.

Poiché fra i generi che leggo più di frequente metto anche thriller e noir, ho amato molto alcune opere di Manchette e Carlotto, per fare due nomi famosi, o anche Les Italiens di Pandiani, l’algoritmo che calcola i suggerimenti automatici di Goodreads mi proponeva questo libro. In genere trovo questi suggerimenti abbastanza azzeccati, e quando a ciò si è aggiunto il consiglio “umano” di un altro utente del social network, sembrava davvero arrivato il momento di mettere alla prova questo autore per me nuovo, Charles Willeford. Tuttavia devo ammettere che avevo qualche timore, proprio perché, avendone letti parecchi, ultimamente questo genere di romanzi non mi stava più riservando grandi sorprese, e ormai cominciava a farsi alto il rischio di “già sentito” (o, all’opposto, di una troppo esasperata ricerca dell’eccesso), tanto che alcuni degli ultimi esempi non mi avevano proprio entusiasmato (Lettera ai miei assassini, La notte del gatto nero, L’occhio privato di Denver, Chiamami Buio); insomma ho iniziato il libro convinta di sapere più o meno cosa aspettarmi… e con grande piacere ho invece scoperto di avere fra le mani finalmente qualcosa di diverso. Suona un po’ paradossale fare questo complimento a uno dei capostipiti del genere (Miami Blues è del 1984), o forse invece è proprio indice che, almeno per quanto mi riguarda, le “nuove leve” sono un po’ in crisi ed è necessario tornare “alle radici”.

Mi ha subito favorevolmente stupito proprio perché, al contrario di molti altri emuli… non sente la necessità di stupire e sconvolgere il lettore a ogni pagina: la scrittura, la trama, si dipanano con ritmi lenti e toni piani, senza fretta e senza concitazione.

Al solito, il poliziotto protagonista è il classico “rottame umano” (divorziato, senza soldi, beve, eccetera), però stavolta l’autore non tenta a tutti i costi di rendere “romantica” questa caratterizzazione, ce la mostra in modo schietto e onesto, senza risparmiare i dettagli squallidi e sgradevoli (o persino un po’ grotteschi, come i denti finti) e dolorosamente concreti (come i dettagli delle spese mediche). Soprattutto Hoke Moseley non sembra il classico tipo fascinoso che si incontra in questo genere di romanzi, ha i suoi lati negativi, come la generale avversione per l’ondata di immigrati di origine latina che sta invadendo Miami, sembra un buon poliziotto ma, in questo primo romanzo, è spesso in balìa degli eventi, senza capirci granché.

La trama stessa è bizzarra, poiché non c’è alcun “caso” da risolvere (o meglio uno ci sarebbe, il massacro nella villa dei trafficanti colombiani, ma è totalmente marginale alla vicenda dei protagonisti e risolto “fuori scena” in un attimo da altri personaggi!), tutto prende il via da un evento quasi risibile e paradossale, che innesca però una serie di conseguenze imprevedibili e fortuite in cui, appunto, il protagonista si trova coinvolto quasi senza volerlo.

Altro elemento “originale” sono le frequenti digressioni apparentemente estranee alla trama principale, dilatate in modo inusuale, come la lezione sulla poesia haiku cui assistono Freddy e Susan o il primo appuntamento fra i due, o i dettagli sulle ricette di Susan, o le frequenti ripetizioni di uno stesso concetto (il telefono dell’albergo in cui vive Hoke che deve squillare più e più volte prima che qualcuno si decida a rispondere). Sembra quasi che questi “strani” dialoghi di Willeford abbiano fatto da modello per quelli celebri e ugualmente “inconcludenti” dei film di Tarantino.

Su tutto emerge comunque la descrizione di una Miami soffocata da caldo e umidità e immersa nella violenza praticamente in ogni angolo di strada, colta in un momento delicatissimo della sua storia, all’indomani della massiccia immigrazione dei “Marielitos”.

Forse il voto finale è un po’ generoso, ma mi sono piaciuti ritmo e personaggi e penso che proseguirò la lettura della serie.

Charles Willeford, Miami Blues, voto = 4/5
Per acquistarlo on line (edizione italiana)

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2 risposte a “Miami Blues

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