La pazzia di Re Giorgio

Leggo così pochi testi teatrali che non avevo, finora, il tag appropriato: è giunto il momento di crearlo, visto che l’ultima lettura di settembre è stata questa commedia di Alan Bennett, La pazzia di Re Giorgio, cioè Giorgio III (1760-1811). In effetti con questo titolo fino a qualche tempo fa conoscevo solo un film del 1994, e non sapevo che fosse tratto da quest’opera: all’epoca vedevo spesso Videomusic, e a intervalli regolari c’era un breve programma con i trailer dei film in uscita, e io ricordo una scena di questo in cui Nigel Hawthorne (Giorgio III) correva come un matto per i corridoi di Windsor… Questo per dire quali strade tortuose portano alla lettura di un libro (tra l’altro la cosa buffa è che a tutt’oggi quel film, il cui trailer mi aveva colpito così tanto, non l’ho ancora visto: potrei ora fare, come per Quel che resta del giorno, un confronto libro/film).

È possibile (come si legge nell’interessante Premessa di Bennett) che quella di Giorgio III, più che pazzia, fosse una conseguenza di una malattia ereditaria, la porfiria, all’epoca non diagnosticata. In ogni caso, negli anni 1788-1789 in cui è ambientata la commedia, l’incapacità del sovrano di governare alimentò le speranze dell’ambizioso Principe di Galles, suo figlio, di assumere il potere con qualche anno di anticipo facendosi proclamare reggente, e con lui quelle dell’opposizione al primo ministro Pitt, mentre quest’ultimo a sua volta poteva solo augurarsi che il re guarisse in fretta per sperare di poter conservare la sua poltrona. Infatti è sulle lotte politiche e sulle alterne fortune dei vari schieramenti, con i relativi cambi di casacca e trasformismi dell’ultimo minuto, che si concentra il testo, più che sulle classiche “scene di follia”, regalando qualche battuta graffiante di tipico humour inglese.

La Premessa dell’autore, che ricordavo sopra, contiene interessanti informazioni sull’ispirazione per questa commedia, sui tratti dei vari personaggi, sulle piccole libertà storiche che Bennett si è concesso, nonché sui preparativi e le prove per la prima messa in scena (Londra, novembre 1991).

Per la cronaca, anche se nel 1789 Giorgio III si ristabilì e il figlio dovette tornare al suo posto, nel 1811 la salute del vecchio sovrano peggiorò di nuovo e stavolta fu davvero necessario ricorrere alla Reggenza: è il classico periodo della “Regency” di austeniana fama. Alla morte del padre, nel 1820, il Principe di Galles divenne finalmente Giorgio IV.

Alan Bennett, La pazzia di Re Giorgio (trad. Franco Salvatorelli), voto = 3/5
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4 commenti

Archiviato in Libri, Teatro

4 risposte a “La pazzia di Re Giorgio

  1. Scopro solo adesso, e grazie a te vecchia amica wikipediana, che di quel bel film esiste anche un libro. Lo comprerò di sicuro. Un bacio

    • Prego 🙂 Quindi il film merita, a quanto dici. Non riconosco il tuo nickname, quindi forse su Wikipedia usi un altro nome (o io non ricordo! È passato del tempo), ma ti ringrazio del saluto e del commento. Ciao!

      • Il film, vecchiotto, merita sia per i costumi che per il parterre de roi (il caso di dirlo) degli attori: Helen Mirren come al solito impersona una regina, e lo svogliato principe di Galles è Rupert Everett.
        Ho firmato con il link al blog che gestisco, su wiki abbiamo governato assieme le categorie dei sovrani: sono Gregorovius 🙂

      • Ah ah, ma certo, la “Categoria:Sovrani vietnamiti” o quel che era: bei tempi! 🙂 Vado ancora molto orgogliosa di quei nostri sforzi, tu sei ancora attivo nel Progetto, e più in generale su Wikipedia?

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