Principessa

Cosa si può leggere dopo un libro bellissimo e tristissimo come Quel che resta del giorno? Possibilmente uno che ti tiri un po’ su; sfortunatamente, ispezionando la libreria mi sono accorta che è un po’ carente di titoli allegri, perciò alla fine mi sono ritrovata fra le mani questo, arrivato fresco fresco, che mi incuriosiva molto, ma che tanto leggero e divertente proprio non è. Se non altro è di un genere totalmente diverso, per cui era almeno al riparo da impietosi confronti.

Di Principessa, di Gianfranco Calligarich, che proprio non conoscevo, lessi una recensione su “La Lettura” del 30 giugno 2013, e rimasi incuriosita dalla promessa di questo strano “ibrido” fra noir e rosa, per di più, bonus per me, in chiave omosessuale. Qualsiasi cosa che prometta di “rischiare” un po’ con i generi e le aspettative del pubblico mi suona bene.

La trama (anche se si può leggere anche dall’articolo sopra citato, senza rischio di eccessive anticipazioni). La voce narrante è un anonimo corriere della droga che da Dortmund si reca a Milano per consegnare della merce; qualcosa va storto ed egli, tra l’altro anche nei guai con degli strozzini a causa di debiti di gioco, riceve dal suo contatto il consiglio di starsene per un po’ tranquillo e nascosto, alloggiando in una stanza presa in subaffitto. Il tipo con cui si trova a dividere l’appartamento è un impiegato dalle abitudini assai regolari, riservatissimo, un po’ effeminato, amante dei vecchi film in bianco e nero e appassionato di oroscopi, con una madre tirannica alla Psyco che abita qualche piano più in su nello stesso palazzo e, soprattutto, un secondo lavoro: ogni notte, come il protagonista scopre incontrandolo per caso in ascensore, si trasforma in “Principessa”, un travestito. Ingolosito dalla possibilità che nella stanza di Principessa, sempre chiusa a chiave, possano trovarsi gli ingenti guadagni dell’attività notturna, il protagonista inizia allora una tattica per conquistarsi la fiducia del silenzioso, solitario ed enigmatico compagno d’appartamento, sedurlo e introdursi finalmente nella mitica “camera del tesoro”. Mentre Principessa soccombe al suo fascino abbastanza presto, non è altrettanto facile convincerlo ad abbassare la guardia, e contemporaneamente anche il protagonista comincia, suo malgrado, a essere intrigato dai comportamenti talvolta sconvolgenti e sempre “teatrali” del suo amante.

L’autore, per qualche motivo, ha un’avversione per i verbi e, al contrario, un amore smodato per l’anafora, perciò costruisce molte frasi in questo modo: “A tutti gli effetti non anonima come le solite camere d’affitto, la stanza” (p. 21), “Quello la sera il mio rientro al nido. Televisivo e inospitale” (p. 31), “Così le cose nel silenzio notturno dell’androne” (p. 36) “Perché nove probabilità su dieci, che nel nido potesse esserci un malloppo” (p. 37), “Problema da non sottovalutare, l’apertura della stanza” (ibidem), e via così. Lette anche varie volte nella stessa pagina, alla lunga risultano insopportabili: questo vezzo l’ho trovato irritante al massimo grado (è proprio una delle caratteristiche del libro che, nell’ultimo paragrafo della recensione, Ermanno Paccagnini loda di più, invece!) e non ho capito cosa cercasse di comunicare, forse un certo modo “spiccio” e brusco di parlare e pensare della voce narrante. Fatto sta che lo stile di questo libro è assolutamente respingente e fastidioso (forse, in fin dei conti, un certo confronto con quello elegante e dispiegato di Ishiguro l’ha subìto), sembra di leggere una serie di telegrammi, ma la trama “tira”, per cui si arriva in fondo.

Abbastanza fuori luogo, tanto da sembrarmi quasi incomprensibili, le digressioni in cui compaiono personaggi minori e macchiette come Santini e l’Ingegnere. A essere sincera, poi, non ho capito perché sia stato necessario inventarsi l’antefatto del corriere della droga rimasto bloccato a Milano, e il protagonista non potesse semplicemente essere un tizio qualunque, magari un disoccupato malato di Bingo o videopoker, che poteva ugualmente giustificarne l’avidità e il fatto che restava a casa tutto il giorno senza nulla da fare. In conclusione, se qualcuno volesse ri-scrivere la stessa storia in modo totalmente diverso, sarei felice di ri-comprare il libro.

Gianfranco Calligarich, Principessa, voto = 3/5
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