Cortés

Era arrivato il momento di affrontare questa corposa biografia di Cortés, continuando un filone cominciato ormai qualche settimana fa sul tema “conquista del Messico”: ci avevo già provato qualche tempo fa, ma confesso che avevo resistito solo poche pagine. Stavolta forse la “spinta” dei due libri precedenti, La voce dell’acqua e Goddess of Grass, grazie ai quali se non altro avevo già fatto un “ripasso” dell’argomento, è stata utile.

Questo libro è un caso in cui all’interesse per il contenuto si somma la bellissima copertina che ti strega, creando una combinazione irresistibile: infatti è stato in libreria che il fascinoso volto di Cortés ha attirato il mio sguardo; la prima edizione del volume incuteva però un certo “timore”, visto che era un mattone con copertina rigida di più di 500 pagine e costava 36 euro… L’edizione economica nella collana Oscar storia era decisamente più abbordabile, l’inconveniente però è probabilmente le ridotte dimensioni della pagina fanno sì che il testo sia scritto piccolo piccolo (quando ti abitui a leggere i caratteri giganti del Kindle, poi sulle prime è dura pensare di non poterli più ingrandire!).

Penso che uno dei motivi per cui mi interessa tanto l’epoca dei viaggi e delle conquiste sia che si trattò, per entrambi i fronti, di un incontro tanto impensabile e imprevedibile con l’ignoto assoluto, incomprensibile. Queste persone che scelsero di mettersi in viaggio verso luoghi totalmente estranei e sconosciuti, spesso con la quasi certezza che non avrebbero più potuto tornare indietro… ormai, nel mondo attuale, non riesco nemmeno più a trovare un termine di paragone adatto. Forse la loro esperienza, la molla del loro agire, le loro paure e il loro stupore sono assimilabili, ormai, solo a quello che oggi si trovano ad affrontare gli astronauti, gli unici, per quanto ne so, che letteralmente non sanno e non possono immaginare cosa li attenderà all’arrivo.

Qui però non c’era molto su questo aspetto dell’epopea dei viaggi e delle esplorazioni, l’attenzione dell’autore era concentrata su battaglie, trattative, contratti (visto che non ho ancora abbastanza libri da leggere, e se ritornassi lì dove avevo giusto trovato questo, che avevo scartato, anche perché tutto sottolineato?).

Nella Premessa l’autore dichiara di rivolgersi principalmente a un pubblico di non specialisti, ma francamente il tono di questo libro mi sembra tutt’altro che divulgativo: sì, vi sono spiegazioni che normalmente non sono necessarie agli addetti ai lavori, ma anche una miriade di nomi di persone e di luoghi e di avvenimenti, e collazioni fra le diverse fonti, e mini-biografie di questo e quello, che alla lunga danno alla testa. La conquista e i suoi protagonisti, come ci informa Miralles, furono, fin dall’inizio, raccontata in mille modi diversi, sottoposta a manipolazioni, fraintendimenti, abbellimenti o omissioni, perciò la caratteristica principale del libro è mettere fianco a fianco le varie versioni dei vari cronisti, per cogliere in ognuna di esse punti di forza, contraddizioni, errori, elementi aggiuntivi. Questo metodo assai scrupoloso fa sì però che spesso un singolo episodio sia narrato in più modi diversi, commentato, criticato, eccetera, rendendo la lettura assai pesante e lenta.

Nonostante la parola conquistador possa evocare alla mente uomini bellicosi, irruenti e assetati di sangue e oro, il ritratto di Cortés che emerge da questo libro è molto diverso: calmo, freddo, controllato, paziente. Tuttavia, più che Cortés, emergono forse con ancora più forza e in modo molto più tragico le personalità molto diverse di Montezuma (uso la grafia più nota, anche se più antiquata e forse meno corretta) e Cuauhtémoc, l’ultimo sovrano mexica “indipendente”: il primo spogliato dall’aura suggestiva ma anche un po’ caricaturale del sovrano superstizioso, terrorizzato dalla profezia che annuncia la fine del suo regno, paralizzato dall’indecisione, e descritto invece come prudente, diplomatico, realista, impegnato (vanamente) nel regolare la transizione dei poteri nel modo meno traumatico e cruento per il suo popolo, il secondo quasi eroe tragico, votato fino all’ultimo a un’impossibile e “assurda” resistenza.

A differenza dei due libri precedenti, questa biografia non si ferma alla conquista di Tenochtitlán, ma si occupa anche degli anni successivi della vita di Cortés… non esattamente allegri o altrettanto avvincenti per il lettore, visto che furono avvelenati da innumerevoli liti e contrasti e cause, di cui l’autore, al solito, ci informa nel dettaglio (e mica gliene faccio una colpa!)… senza che, comunque, la voglia di Cortés di viaggiare ed esplorare si spenga del tutto, anche se i suoi progetti divennero sempre più velleitari o fallimentari, e sempre meno gli uomini disposti a seguirlo. Paradossalmente, però, è in questa fase meno nota e meno avventurosa che emerge un ritratto di Cortés, invecchiato, solo, amareggiato, stanco, più coinvolgente e partecipato.

Un libro insomma alquanto dotto e denso di informazioni, ma pesantissimo: con meno parole ha detto meglio di me un utente aNobii (che pure dà un giudizio positivo): “Ci sono libri storici, soprattutto quando si parla di biografie, che si leggono come romanzi. Scorrevoli, accattivanti, ti fanno immediatamente immergere nella storia e nelle vicende dei personaggi. Bene, questo NON è uno di quei libri”.

Juan Miralles, Cortés. L’inventore del Messico (trad. Alessandra Benabbi e Cristiana Spitali), voto = 2,5/5
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