La voce dell’acqua

Dico la verità, non mi aspettavo grandi cose da questo romanzo. Non ce l’ho con l’autrice, che non conoscevo proprio: è la letteratura sudamericana che non mi ha mai convinto, la trovo distante dai miei gusti. Oltre tutto, leggendo la quarta di copertina, temevo che la storia di Malinche e Cortés venisse ridotta a romanzetto rosa. Ma l’argomento mi interessava (vedi anche la recensione a Le parole di Malinche), e non è facile trovare opere di fantasia su questa donna, proprio perché tanto poco si sa su colei che fu prima schiava, poi interprete di Cortés, pedina fondamentale nel successo dell’impresa della Conquista del Messico e della distruzione dell’impero azteca.

Quindi, proprio per desiderio di leggere quanto più possibile sull’argomento, e con un approccio diverso da quello di un saggio, ho messo a tacere i dubbi e l’ho comprato: in fondo, scontato, costava pure poco. Ma tanto lo sapevo che sarebbe finita così.

Il titolo poteva subito mettere in guardia verso un certo misticismo New Age, ma quello in realtà non era dovuto all’autrice (in originale il romanzo si intitola semplicemente Malinche; è tipico della casa editrice Garzanti stravolgere, spesso senza alcun motivo apparente, i titoli in sede di traduzione, ma forse stavolta il timore che il nome dicesse ben poco al pubblico italiano era fondato). Come dicevo, ci sono naturalmente varie fonti per la storia della spedizione di Cortés, ma pochi dati certi su Malinche, che rimane una figura misteriosa (e proprio per questo ancor più affascinante), e certamente non abbiamo le sue “memorie”. Quindi ok, mi va benissimo se per narrare la sua storia ci metti anche una buona dose di fantasia, lo capisco: anzi, scelgo di leggere un romanzo proprio per avere una versione più libera, “emozionale”, degli eventi. Passi anche, allora, fino a un certo punto, la favola sulla “passione forte e carnale” fra Malinche e Cortés, la cui “sete di conquista” rischierebbe però di distruggere “il loro amore” (ma qui forse è stato chi ha scritto la quarta di copertina che si è lasciato un po’ andare): ripeto, è un romanzo, lo leggo per divertirmi, non prendo per oro colato tutto quel che c’è scritto.

Però, però… la fuffa New Age non la digerisco: si comincia subito con la nonna buona e saggia della protagonista che fa dei pipponi solo parzialmente comprensibili su vento, acqua, fuoco, natura, cosmo ecc., sempre come se leggesse da un libro stampato. Ora, a qualcuno può anche piacere questo linguaggio così “alato”, quest’antica saggezza ancestrale… Non voglio sembrare irrispettosa. Magari sarebbero riusciti a “illuminare” anche me, se non avessero costituito i tre quarti abbondanti del libro: ma dopo un po’ stufano, le frasi mi si confondono davanti agli occhi, mi dicono tutto e niente. Il problema è che, dove non c’era la poesia della natura e del vento e dell’acqua, c’erano gli inserti saggistici malamente mascherati da romanzo. Quindi, o brani per me incomprensibili e alla lunga stancanti sull’armonia del cosmo e dentro di noi, o aridi bollettini di avvenimenti che potevo benissimo leggermi su un libro di storia. Zero battaglie, zero spedizioni, zero descrizioni, zero ricostruzioni, zero “romanzo storico”. Pochissimo sulla funzione di mediatrice culturale e linguistica di Malinche (perché così poco spazio ai dialoghi quando è proprio per la sua capacità di parlare e tradurre che è entrata nella storia?), pochissimo sull’impatto suo e degli indigeni con l’Altro (anche meno sulle reazioni degli spagnoli all’Altro: e non è che non ce ne fosse il modo, visto che, soprattutto all’inizio, il POV si alterna fra Malinche e Cortés), pochissimo anche su ‘sto benedetto rapporto con Cortés, e allora manco la soddisfazione di leggere un romanzo rosa come si deve, ci tocca!

Quanto meno, si evita l’errore di considerare gli indigeni come un blocco compatto e inerme spazzato via dalla furia dei conquistadores, mentre invece l’avanzata spagnola sfruttò le divisioni interne alle popolazioni locali e fu favorita dalle alleanze strette con questa o quella etnia che avevano interesse a far crollare l’odiato dominio azteco.

Il libro è illustrato da alcuni bei disegni che raffigurano scene del romanzo e che nello stile si ispirano ai codici aztechi, opera dell’artista Jordi Castells, nipote dell’autrice (mezzo voto in più grazie a lui).

Laura Esquivel, La voce dell’acqua (trad. Stefania Cherchi), voto = 2/5
Per acquistarlo on line

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