Le api randage

Probabilmente l’ho già citato più e più volte, ma lo ribadisco: se devo indicare qualche titolo di libro che negli anni recenti ho amato alla follia, non manca mai La città perfetta di Angelo Petrella. Un volumone di 500 pagine che, se non ricordo male, presi in mano domenica 5 ottobre 2008 alle 14 e non riuscii a posare fino a che non ne ebbi girata l’ultima pagina, verso le 5 del mattino seguente.

Perciò quando, all’inizio di questo mese, aggirandomi pigramente in libreria senza l’intenzione di comprare nulla in particolare, ho visto casualmente questo nome sulla copertina di un libro posato in bella mostra su uno scaffale, non c’è stato tanto da riflettere: il nuovo romanzo di Petrella (che è del 2012, all’epoca mi era completamente sfuggito e magari correvo il rischio di non scoprirlo mai!) lo dovevo avere, senza se e senza ma. L’ho iniziato due giorni fa, di pomeriggio, curiosa anche di vedere se si ripeteva il “miracolo” della “sospensione del tempo” verificatosi col suo predecessore…

Diciamolo subito: no. Le api randage non è altrettanto bello e, inutile negarlo, un pizzico di delusione c’è, ma certo anch’io avevo aspettative altissime; e invece può esserci una sola Città perfetta. È sempre interessante l’intreccio fra camorra, affari e politica che Petrella riesce a creare e dipanare, ma qui tutto è più caricato e melodrammatico, “sensazionalistico” e “d’effetto”, a partire dai dialoghi, davvero poco credibili (chi mai, per rispondere “sì”, dice “quant’è vero che mi chiamo Matteo Malatesta!”?), per passare alla ricca famiglia dilaniata da rancori e conflitti, alla mania degli oggetti caricati di simbolismo (dall’orologio al rosario, dalla pietra lunare alla fotografia), fino alla morte “spettacolare” ed “esemplare” del cattivo, che fa molto telenovela.

Piccola curiosità: la mia copia è di seconda mano, e il precedente lettore ha fatto alcune sottolineature e annotazioni a margine a matita nella prima parte. Le sottolineature erano un mistero, per me erano frasi assolutamente insignificanti, perciò a un certo punto al piacere della lettura si è affiancato quello di capirne il motivo. Quanto alle annotazioni, il libro non deve essergli piaciuto molto, poiché ho trovato scritto “assurdo”, “perché?”, “boh!”, e via così. Non mi ha dato fastidio, anzi, è stato divertente scovare questi “ammonimenti” (ad es. cercavo di capire, “hmm, perché questo pezzo lo trova assurdo?”). Poi deve aver definitivamente abbandonato il libro, perché la seconda metà è intonsa!

Insomma, man mano che andavo avanti la delusione aumentava! Peccato…

Angelo Petrella, Le api randage, voto = 3/5
Per acquistarlo on line

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