Dove nessuno ti troverà

Solo dopo aver iniziato a leggere, mi sono accorta che questo romanzo era assolutamente appropriato alla situazione, poiché si svolge in Catalogna, dove sono stata alcuni giorni. Peccato che sia stata una lettura assai insoddisfacente.

Nell’autunno del 1956, uno psichiatra francese, Lucien Nourissier, si mette in contatto con un giornalista di Barcellona, Carlos Infante, perché lo aiuti a svolgere un’indagine sulla Pastora, una figura ormai “mitica” di bandito e partigiano repubblicano, dal sesso incerto (sembra sia una donna che si veste da uomo; in realtà era un uomo, ma una malformazione genitale fece sì che la prima metà della sua vita la passò come una donna), nascosta da anni sulle impenetrabili montagne catalane, di cui conosce ogni centimetro, imprendibile per la Guardia Civil di Franco. L’intento del francese, studioso impeccabile e rigoroso, raffinato, colto, marito e padre modello, è analizzare la psicologia di un criminale, mentre lo spagnolo, cialtrone, cinico e rassegnato ormai alla deriva autoritaria del suo paese, è solo quello di guadagnare in fretta un po’ di soldi, convinto com’è che quell’impresa assurda sia destinata a un sicuro insuccesso.
Ovviamente, fra i due, dall’iniziale antipatia nasce un profondo rispetto e una salda amicizia, e l’esperienza, il contatto con una realtà di durissima miseria e violenza diffusa che troveranno nei villaggi dove li porterà la loro ricerca, cambieranno entrambi: il francese imparerà a staccarsi dalla “prigione dorata” che era stata fino a quel momento la sua vita, sempre orientata al dovere e alla rispettabilità, lo spagnolo abbandonerà il suo cinismo e la sua indifferenza.

So che questa è una scrittrice molto amata (soprattutto per la serie sulla detective Petra Delicado), e sono rimasta davvero sorpresa nel vedere che scrive in un modo che a me fa pena. Immagini banali, frasi scontatissime (come sarà il paesaggio? Naturalmente “aspro” e “selvaggio” e “impenetrabile”, e via coi luoghi comuni), trama che procede in modo meccanico e prevedibile: ti sembra quasi che i processi di trasformazione ed evoluzione nei personaggi avvengano premendo un interruttore: click, ecco i primi segni di disgelo fra i due protagonisti, click, ecco che compare l’immancabile personaggio femminile che avrà un flirt con uno dei due, click, ecco che avviene la crisi matrimoniale dell’altro, click, ecco la temporanea rottura che sembra mettere fine all’amicizia, click, ecco che si ribaltano i ruoli fra Nourissier e Infante perché ciascuno ha imparato la sua “lezioncina” dall’avventura. È tutto così palese e detto, più che mostrato, che non sembra un romanzo, ma piuttosto il riassunto di un romanzo. Gli unici brani interessanti erano quelli scritti con la voce semplice e ruvida della Pastora stessa: pure lì non mancava una certa dose di affettazione, ma se il libro fosse stato tutto una lunga narrazione/autobiografia di questa figura (realmente esistita), forse sarebbe venuta fuori una cosa decente.

Alicia Giménez-Bartlett, Dove nessuno ti troverà (trad. Maria Nicola), voto = 1,5/5
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