Tentativi di botanica degli affetti

Questo libro, visto per la prima volta sul sito della casa editrice Bompiani, mi aveva subito respinto per il titolo per me ben poco accattivante: “Tentativi di botanica degli affetti” mi faceva pensare a una cosa o incomprensibile o di una noia mortale. Questo giudizio è stato completamente ribaltato quando, sul supplemento del Corriere della Sera “La Lettura” del 10 febbraio 2013*, ho scoperto che la vicenda del romanzo si svolge a casa Manzoni: casa Manzoni??? Lo compro subito!

In effetti è e non è casa Manzoni; alcuni nomi sono cambiati, ma in modo trasparente: c’è don Titta (Alessandro), poeta di fama che è al lavoro su un grande romanzo, personaggio complesso, a volte indecifrabile, che ha scoperto la fede dopo una gioventù scapestrata e lontano dalla madre, donna Clara (Giulia), anche lei ai suoi tempi stella dei salotti parigini e ora ingombrante e dispotica “matrona”, c’è la dolce moglie Julie (Enrichetta), delicata e spesso malata, ci sono i bambini Giulietta, Pietro, Enrico (nomi rimasti invariati di tre dei figli di Manzoni), Franceschina e Matilde (vista la cronologia del romanzo, dovremmo essere all’incirca negli anni ’20 dell’Ottocento, dovrebbero essere le alias di Cristina e Sofia, anche se la scelta del nome Matilde, come l’ultimogenita dello scrittore, è significativa; ma queste due bambine più piccole e meno tratteggiate sono probabilmente figure di pura fantasia). Tutti ora conducono una vita ritirata e fin troppo tranquilla nella villa di Brusuglio, nella campagna del milanese. Da questo scenario aderente alla realtà storica si muove l’autrice per aggiungere dettagli e sviluppi di sua invenzione, romanzeschi. Quindi ci sono anche un istitutore inglese, Innes, un giovane poeta amico di famiglia, Tommaso Reda (che forse è Tommaso Grossi), un antipatico esponente della vecchia nobiltà, il “contino” Bernocchi, quasi una parodia del damerino settecentesco (io “tifo” sempre per questi personaggi presentati in modo tale da risultare decisamente ed evidentemente sgradevoli al lettore: spero sempre che l’autore abbia un guizzo di originalità e che dietro l’aspetto fisico non avvenente e l’antipatia di superficie di queste figure riveli sorprese inaspettate; non dirò se è il caso di questo personaggio), e soprattutto una nuova arrivata, la giovane Bianca. Il pretesto che spiega la presenza di quest’ultima, il classico outsider attraverso i cui occhi il lettore esplora la scena, è un po’ tenue (la ragazza è una pittrice in erba e il poeta, botanico e giardiniere dilettante, la ingaggia perché… disegni tutti i fiori del suo giardino; per fare questo deve rimanere ospite della famiglia per circa un anno. Mah! All’epoca si aveva proprio un senso dell’ospitalità smisurato!), ma è anche quello che dovrebbe rendere ragione del titolo: Bianca infatti, curiosa e intelligente, si mette a “studiare” non solo i fiori e le piante, ma anche le complesse dinamiche degli affetti e delle relazioni all’interno di questa famiglia così gelosa della propria privacy e impenetrabile agli sguardi degli estranei.

C’è anche un “mistero”: della servitù fa parte anche una ragazzina quattordicenne, Pia, simpatica, solare e allegra, che in effetti gode di “privilegi” inusuali per una domestica e sembra quasi di famiglia. Bianca, probabilmente perché non ha molto da fare, non può esimersi dal ficcare il naso anche in questa faccenda, e arriva a una sconcertante conclusione (segue spoiler, evidenziare): e se quella ragazzina fosse una figlia illegittima del nostro buon don Titta, concepita negli anni di “libertinaggio” prima di raggiungere la madre a Parigi? La madre è niente meno che Costanza A[rconati]! Non è stata la fonte di ispirazione per questo romanzo (lo si apprende dall’Appendice), ma a me la vicenda ha richiamato alla mente un vecchio articolo letto sul Corriere della Sera, con quegli aneddoti di poca rilevanza ma gustosi su queste grandi figure della nostra letteratura. In realtà però non è che il libro si regga tutto su questa storia, che alla fine viene anche lasciata un po’ cadere e che l’autrice stessa riconosce non essere del tutto verosimile, per come viene narrata. Molto spazio è dato anche alla crescita, artistica, professionale, sentimentale, di Bianca, ai suoi tentativi di farsi strada da sola nel mondo e nella vita, e mai abbastanza a questi piccoli quadretti di vita domestica, fragile e misteriosa. Mi aspettavo che si parlasse più del “romanzo”, e invece a interessare è soprattutto l’aiuto discreto dato da don Titta/Manzoni e da Innes alla causa antiaustriaca, fra le preoccupazioni di donna Clara/Giulia, che vorrebbe tanto che il figlio si rimettesse a scrivere innocue e più remunerative poesie. Anche la questione della conversione, della fede di Manzoni è solo accennata; adesso che ci penso, la “fastidiosa” Bianca occupa fin troppo la scena, per i miei gusti! Curiosa critica da muovere alla protagonista di un romanzo! Ma, purtroppo per lei, doveva competere con figure ben più interessanti, ai miei occhi.

Peccato per la conclusione da romanzo d’appendice (mi piaceva l’inconfessabile attrazione che la giovane cominciava a provare per Titta/Manzoni, ma il “balletto” di uomini attorno alla protagonista e la gravidanza indesiderata non mi hanno convinto; e il teschio con cui giocano Pietro ed Enrico che diavolo significa?) e il finale un po’ sdolcinato (della serie “una nuova vita, un nuovo inizio”), in cui in fretta e furia Bianca fa i bagagli e le porte della villa di Brusuglio si richiudono bruscamente senza averci dato modo di prendere congedo adeguatamente dal Poeta e dalla sua famiglia.

Beatrice Masini, Tentativi di botanica degli affetti, voto = 3,5/5
Per acquistarlo on line

* Attenzione, non leggete quell’articolo (il primo, in quella pagina web), o almeno non leggetelo fino in fondo (fermatevi prima dell’inizio dell’ultima colonna), se vi interessa il romanzo: il giornalista rivela una parte importante del finale. Io me ne sono accorta proprio nello scrivere questo post! Tra l’altro, guardate anche il secondo pezzo, in cui, in mezzo ad altre inesattezze (“i colori dei fiori immortalati da Bianca, che anticipano … quelli di Van Gogh”, quando invece la ragazza disegnava a carboncino), incredibilmente don Titta viene definito “innegabile alter ego di Foscolo”. Foscolo?? Foscolo??

Advertisements

1 Commento

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa italiana

Una risposta a “Tentativi di botanica degli affetti

  1. Pingback: Tentativi di botanica degli affetti – unreliablehero

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...