The Larton Chronicles

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google TranslateHighlight the text to view hidden spoilers.

Probabilmente ho scoperto questo romanzo attraverso la lista Best Underrated M/M Books su Goodreads: è seguita per alcune settimane una vana ricerca (il libro sembrava introvabile), finché non ho pensato di andare direttamente “alla fonte”, cioè dal sito dell’editore: forse i suoi volumi non hanno una grande distribuzione, perché The Larton Chronicles era subito disponibile e mi è stato spedito con prontezza.

Lo scrittore Robert March, stanco della frenesia e della confusione di Londra, compra casa nel piccolo villaggio di Larton, nella campagna inglese. Divorziato, solo, piuttosto misantropo, vuole solo starsene in pace a lavorare al suo romanzo, ma il suo vicino è Michael Faulkner, quello che in passato si sarebbe definito il “signorotto” del luogo (se ho ben capito il significato del termine squire), chiassoso, gran bevitore, grande amante dei cavalli, amico di tutti al paese e deciso a disturbare la quiete del nuovo arrivato.
Date queste premesse, mi aspettavo uno sviluppo graduale della storia fra i due, secondo il (classico) canovaccio “prima si odiano, poi si amano”, e invece… tutt’altro.

Qui però apro un lungo inciso (che, avviso, anche se si tratta di eventi narrati abbastanza presto nel libro, contiene un grosso spoiler, e perciò per leggerlo evidenziate le righe seguenti): veniamo a sapere, a bruciapelo (e qui vivissimi complimenti all’autore che ci coglie tutti di sorpresa, trasformando, veramente nel giro di una pagina, una lettura placidamente confortevole in una carica di tensione), che Michael, nonostante l’apparenza gioviale e socievole, medita il suicidio e viene fermato (da Robert) a un passo dal compierlo. Anche qui, avevo subito sperato che il libro si soffermasse sul “lato oscuro” di questo personaggio apparentemente “semplice”: perché quest’uomo, che finora, in queste poche pagine in cui l’abbiamo visto in azione, ci è parso così soddisfatto e pieno di vita, è in realtà così disperato? Cosa nasconde, cosa lo tormenta, cosa gli manca? Invece la spiegazione è presto rivelata, Michael teme di rimanere invalido a vita a causa di una prossima operazione chirurgica, molto rischiosa… che però, poche pagine dopo, è già passata e siamo già in via di recupero. E di questo incidente non si farà mai più menzione. Ecco, va benissimo non calcare la mano sul melodramma… ma perché lasciar cadere subito qualsiasi opportunità di aggiungere un po’ di pathos?

La lettura dei primi capitoli, insomma, mi ha piuttosto disorientata; come detto, mi aspettavo che venisse descritto il nascere di un’inaspettata attrazione fra i due protagonisti, invece tutto avviene in gran fretta, senza troppi tentennamenti, con ampi salti temporali che lasciano spiazzati: le cose cominciano a farsi interessanti e… “sei mesi dopo”, “cinque mesi dopo”, o addirittura “due anni dopo” (!) (e io pensavo “eh no! ma come, due anni dopo??”), le pagine scorrono tra un sacco di interminabili quadretti di vita campestre e un gran parlare di cavalli… Devo dire che per un bel pezzo mi è sfuggito il senso ultimo di questo libro: era tutto molto carino e grazioso e discreto e delicato e very british, ma… succede anche qualcosa di interessante? A un certo punto ho finalmente realizzato che l’intenzione era proprio questa: nient’altro che le piccole vicende quotidiane della coppia e del contorno di amici/parenti/abitanti del villaggio, tra battute di caccia, tazze di tè, giardinaggio, gatti acciambellati davanti al caminetto, fiere di paese, grandi bevute alcoliche, eccentrici lords e ladies con contegno imperturbabile e battuta tagliente sempre pronta. Da quel momento in poi la lettura è andata avanti con meno interrogativi e perplessità, e mi sono semplicemente goduta la (non) trama.

È stato anche piuttosto difficile… collocare la storia nel tempo: il romanzo è uscito nel 2001, ma dalla lettura non mi sembra che la vicenda si svolga in quell’anno (o, per meglio dire, cominci in quell’anno, perché poi abbraccia un arco cronologico piuttosto lungo): va bene che siamo in campagna, ma la totale assenza di computer, email, telefoni cellulari (ma questi ultimi erano già di uso comune nel 2001? Mica mi ricordo) e altro sembra irreale per quell’epoca. Perciò ho pensato che fossimo un po’ più indietro nel tempo (altro indizio: a un certo punto un personaggio ascolta un’audiocassetta), ma l’incertezza non aiuta a figurarsi bene in mente le scene e i personaggi.

Insomma il libro è tutto qui: due simpatici e arguti e molto discreti gentiluomini di mezza età che vivono la loro tranquilla storia d’amore e sono continuamente impegnati in affettuosi bisticci e botta-e-risposta, nella cornice della campagna inglese: se vi sembra un po’ noioso, sì, in parte lo è, se invece vi sembra tenero e “riposante”, sì, in parte è anche questo (però devo dire che, dopo 300 pagine, ho apprezzato che Anson abbia pensato fosse arrivato il momento della parola “fine”, altrimenti poteva continuare in eterno). Molto diverso dagli altri (pochi) M/M Romance letti finora (e che magari critico per le ragioni opposte: e allora la verità è che non sono mai contenta).

James Anson, The Larton Chronicles, voto = 3/5
Per acquistarlo on line (dal sito della casa editrice)

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