La chimera

Da qualche tempo, l’ho già detto, cerco di acquistare solo libri usati, per quanto possibile. Si può fare benissimo, e spesso più comodamente, tramite Internet, ma poche cose, per l’amante dei libri, battono la soddisfazione e il piacere di trovare in modo insperato un libro che stavi proprio cercando in un mercatino dell’usato, visitato tanto per “dare un’occhiata”. Immaginate quindi la mia gioia nel vedere in una bancarella assolutamente improvvisata per la strada questo romanzo di Vassalli, acquistato subito per la modica somma di 2 euro (e pazienza se in effetti è ridotto un po’ male, con qualche macchia sulla copertina).

Scritto nel 1990, La chimera narra la breve vita di Antonia, abbandonata in fasce e cresciuta in un ospizio per trovatelli di Novara, adottata a dieci anni da una coppia di contadini del minuscolo paese di Zardino, apparentemente destinata, assieme ai suoi compaesani, a svanire nel nulla del Tempo e della Storia nell’indifferenza dei posteri se, nell’estate del 1610, all’età di vent’anni, non fosse stata accusata di stregoneria, non avesse subito un processo e fosse stata condannata al rogo come eretica impenitente. Vassalli parla di fatti e personaggi realmente accaduti su cui costruisce ipotesi verosimili, peccato però che non sia preciso nel citare la fonte (sarò pedante io, però, se volessi consultare gli atti originali del processo, dove li trovo?).

Paradossalmente, se il romanzo si fosse limitato a narrare le piccole e grandi gioie e miserie quotidiane di un minuscolo paese del Ducato di Milano, senza arrivare al processo, avrebbe ricevuto da me un giudizio migliore: belli infatti i capitoli sull’infanzia di Antonia nel ricovero degli esposti, con la monotonia quotidiana delle suore e delle lezioni interrotta dagli occasionali “eventi memorabili” come la visita del vescovo, preparata con comica sollecitudine, o sul contrasto fra il quistone don Michele, prete-mago e avventuriero più che sacerdote, e il giovane don Teresio, figlio della Controriforma, con le sue prediche e il suo attivismo sfrenato, o anche quello, bellissimo, sui gesuiti e il loro “zoo” di animali esotici impagliati per informare i villani sui successi delle loro missioni in Oriente, o sul pasticcio delle reliquie false recuperate dalle catacombe romane, imbroglio di cui cade vittima il collaboratore del vescovo, mons. Cavagna… perfino il “contorno” alla scena finale del rogo, in contrasto stridente e voluto, nella sua allegria e vivacità, con l’evento tragico della morte della protagonista. Un tema che ricorre con frequenza nel libro è la contrapposizione fra quello che è andato completamente perso e cancellato dalla memoria (i nomi, le persone, i paesaggi, i luoghi, le vanità di questo o quello) e quello che invece rimane sempre uguale a se stesso (atteggiamenti, modi di pensare, cattiverie, ipocrisie, prepotenze del potere).

Ma naturalmente il fulcro del romanzo è il processo e la condanna della ragazza, narrati nella seconda parte, che, invece, segue un “copione” piuttosto prevedibile. Forse per “deformazione professionale”, non mi convincono mai del tutto, o mi lasciano sempre un po’ fredda, le ricostruzioni in cui non si sa mai quanta parte è tratta dai documenti e quanto invece è frutto della fantasia dell’autore (e Vassalli poteva anche aggiungere un’appendice in cui citava con precisione la fonte del processo). Forse, visto che, pur senza esagerare, un certo numero di saggi incentrati su vicende giudiziare li ho letti, mi ha un po’ annoiato anche il modo estremamente didascalico (utile però per il pubblico non esperto) di trattare gli atti e le fasi del processo (tutte quelle traduzioni del latino, in originale più che comprensibile! Ma, ripeto, questo fastidio è dovuto alla mia personale esperienza di lettrice, più che a un “difetto” dell’opera).

Più in generale, e di nuovo qui entrano in gioco le mie opinioni personali (ma non potrebbe essere altrimenti), non mi ha entusiasmato l’ossessivo anticlericalismo di maniera, secondo cui in pratica tutti i preti sono cattivi o avidi o fanatici o stupidi o imbroglioni, e il loro unico interesse è taglieggiare e opprimere la povera gente. È un tema su cui si insiste fin troppo, sul quale presumibilmente l’autore vuole tracciare un parallelo col presente (assieme all’altro, altrettanto evidente e scontato, del malgoverno spagnolo). Questo era l’intento e il motivo ispiratore dell’opera, evidentemente, ma quanto più intriganti, secondo me, i saggi in cui viene fatto il tentativo di calarsi anche nella psicologia dei giudici, di comprenderne, alla luce del contesto, motivazioni che oggi risultano perverse e/o assurde (mi viene in mente l’esempio classico della Storia della colonna infame o anche I diavoli di Loudun). Oltre tutto, non sono d’accordo con alcune affermazioni di Vassalli, come quando sostiene che l’immagine della strega brutta e vecchia sarebbe di origine romantica (io credo piuttosto il contrario), o che la pratica della tortura sublimerebbe gli istinti sessuali repressi degli inquisitori, che mi sembra una generalizzazione poco fondata.

Comunque, non è certo un brutto libro: la ricostruzione del microcosmo della diocesi di Novara, delle sue caratteristiche, delle sue problematiche particolari, mi è molto piaciuta. Da archivista, però, mi sento “punta sul vivo” da questo passaggio della Premessa (p. 5):

Un episodio a suo tempo clamoroso era scivolato fuori dal cerchio di luce della storia e si sarebbe perso irreparabilmente se il disordine delle cose e del mondo non lo avesse salvato nel più banale dei modi, facendo finire fuori posto certe carte, che se fossero rimaste al loro posto ora sarebbero inaccessibili, o non ci sarebbero più…

Sarà stato questo il caso eccezionale del processo alla “strega di Zardino” (l’autore ci informa che tutto il resto dell’archivio del tribunale dell’Inquisizione di Novara è andato completamente perduto), ma, caro Vassalli, è proprio quando le carte finiscono “fuori posto” che diventano introvabili e inaccessibili o rischiano di scomparire senza lasciare più traccia, non il contrario!

Sebastiano Vassalli, La chimera, voto = 3/5
Per acquistarlo on line

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