Too Stupid to Live

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google Translate. Highlight the text to view hidden spoilers.

Di questo libro naturalmente mi ha incuriosito il titolo divertente: “too stupid to live” è, nei romanzi, nei film eccetera, il personaggio che non fa mai la scelta sensata e logica in una situazione di pericolo: se si trova da solo, sicuramente si metterà alla caccia del temibile serial killer senza aspettare l’arrivo dei rinforzi, vagherà per i corridoi bui della casa infestata perché ha sentito uno strano scricchiolio, insomma si metterà nei guai in qualsiasi modo, e spesso gli autori dei suddetti romanzi/film eccetera sono convinti che così egli dimostri tutto il suo coraggio (oltre a far andare avanti la trama), mentre in genere la reazione dei lettori/spettatori è alzare gli occhi al cielo di fronte a tanta idiozia. Insomma, volevo proprio capire il perché di tale titolo.

Sam è un ventenne piuttosto imbranato e non particolarmente attraente, alla perenne ricerca del principe azzurro, che immagina come il classico eroe dei romanzi rosa cui è appassionato. Ian è invece un tipo palestrato e sexy che solo di recente sta cominciando ad accettare il fatto di essere gay, ed è finora stato ben attento ad evitare le relazioni serie, ma con l’aiuto della sua terapista vorrebbe provare a diventare una persona nuova, più attenta ai sentimenti degli altri. I due hanno un casuale incontro/scontro in un parco, e subito Sam inizia a fantasticare sul bel sconosciuto. Se le cose avvenissero come nella vita reale, dopo cinque minuti Ian si sarebbe dimenticato del tipo strano che ha accidentalmente colpito con la palla da rugby, e Sam si sarebbe fatto passare la cotta, e il libro sarebbe finito dopo 20 pagine. Invece, poiché siamo in un romanzo, non solo Ian nei giorni seguenti si ritrova a pensare a quel ragazzo, e non solo il destino li fa naturalmente incontrare di nuovo, ma pone anche tutti i presupposti perché la conoscenza diventi subito di tipo “biblico”. E naturalmente il sesso è fantastico. E vabbè.

Da lì in poi è un po’ la classica commedia sentimentale in cui per un bel pezzo ciascun elemento della coppia non dice all’altro cosa desidera realmente, scatenando tutta una ridda di equivoci e fraintendimenti: e quindi Sam si ripromette di non cascarci come al solito, evitando di innamorarsi come un cretino di una persona che sicuramente non vuole fare sul serio, mentre Ian si sforza di instaurare finalmente una relazione adulta, senza però spaventare o ferire il ragazzo… o se stesso, se è per questo.

Nella prima parte il tono è anche simpatico e spiritoso, e non è male leggere di una storia vissuta senza dramma e con leggerezza, i protagonisti pure carini e dolci (e per una volta almeno uno dei due non viene invariabilmente descritto come un fotomodello), buffi i loro monologhi interiori e divertente il fatto che Sam applichi alla sua vita le “regole” e le convenzioni dei romanzi d’amore, chiedendosi in quale dei tanti espedienti letterari o caratterizzazioni tipiche si collochino le proprie esperienze (questo consente all’autrice di fare anche un po’ di gradevole meta-humor), ma… nothing to write home about. Se doveva essere un romanzo umoristico, mi aspettavo di ridere di più. E tutti i tentennamenti e i mille dubbi sul futuro della relazione da cui si fanno prendere a turno i due uomini mi sembrano poco giustificati dall’andamento della storia: voglio dire, sembra tanto ovvio, fin dai primi capitoli, che stiano bene insieme… Gli ostacoli alla loro felicità sembrano essere che 1) fin dall’inizio Ian ha dichiarato che Sam fisicamente non è “il suo tipo”, e 2) Ian è sempre stato un bastardo privo di sentimenti, almeno così ci dicono, che non crede nell’amore e di cui Sam vuole accuratamente evitare di innamorarsi; eppure 1) il libro non lascia alcun dubbio sul fatto che vi sia una forte attrazione fra i due, e 2) non sembra questo il caso, Ian appare sempre appassionato, dolce, attento, premuroso. Tutto va alla grande da (quasi) subito. Emnh… e allora? Ma il discorso di Sam sul fatto che in questo tipo di libri la fine è nota in partenza, ma è il come ci si arriva che conta, mi fa pensare che forse non riesco io a leggerli nel modo “giusto”. Boh. Un altro difetto di Too Stupid to Live sono i personaggi secondari: spesso i comprimari, in altri romanzi del genere (penso alla serie di Adrien English, ad esempio, o al “cast” della serie di Dave Brandstetter, anche se quella non era proprio M/M Romance), si sono rivelati delle vere e proprie “perle” nascoste… qui invece, con un’unica eccezione (Tierney), erano o piattissimi o insopportabili (la coppia di idioti formata dal cugino di Ian e dal migliore amico di Sam). Arrivati all’80% del libro, anche l’autrice scrivendo deve essersi detta “ehi, ma qui non sta succedendo niente se non che Ian e Sam fanno sesso come matti”, perciò ecco una “complicazione” dell’ultimo minuto abbastanza forzata, e il finale che dovrebbe tenerci sulle spine. Umnh. No. Non vale far piovere improvvisamente “la tragedia” dal cielo* e puntare su quella per farci stare tutti tremebondi e incerti per il destino dei nostri eroi (che poi “vissero felici e contenti”, ovviamente, ma per arrivarci ci vogliono pagine e pagine di chiacchiere). Noioso. Non è bastata la simpatia dei protagonisti, purtroppo, e la seconda parte ha rovinato quel che pure c’era di promettente nella prima (tanto che sta trasformando questa “recensione”, la cui parte finale sto scrivendo man mano mentre sto disperatamente tentando di arrivare alla conclusione del libro, in un’invettiva persino troppo severa).

* Non voglio sminuire o trattare con sufficienza quello che capita a Sam, ma è talmente gratuito e avulso dal resto della storia, e d’altra parte senza alcuna conseguenza duratura, che sembra ovvia la parte meramente “strumentale” che l’episodio ha nella vicenda (serviva semplicemente che accadesse qualcosa “di brutto”, e in fretta, per dare “una scossa” alla storia).

Anne Tenino, Too Stupid to Live, voto = 2,5/5
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