Machine of Death

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google Translate. Highlight the text to view hidden spoilers.

Tutto comincia con una striscia a fumetti della serie Dinosaur Comics, creata da Ryan North, questa, in cui il tirannosauro annunciava di aver avuto un’idea geniale per un libro: è stata inventata una macchina in grado di prevedere come una persona morirà, ma senza specificare quando e i dettagli precisi. La persona che si sottopone al test vivrà quindi per il resto dei suoi giorni con questa certezza inevitabile: sarà per questo più libero? sprecherà il suo tempo prezioso tentando di sfuggire a qualcosa che prima o poi semplicemente accadrà? Era il 2005; a un certo punto, l’autore del fumetto e altri suoi amici (tra cui David Malki!, che è l’autore di un altro bellissimo webcomic, Wondermark; col tempo ho smesso di seguirli, dovrei riprendere) si sono detti, “Perché non scriverlo davvero, il libro?”. Hanno lanciato la proposta e ricevuto racconti da numerosi scrittori, di mestiere o semplici dilettanti, e i migliori sono stati selezionati per questo volume, schizzato in testa alle classifiche di Amazon (una dimostrazione della popolarità e del seguito di certe superstar di Internet).

La premessa di tutti questi racconti (e delle centinaia di altri che i curatori avranno dovuto escludere) è quindi sempre la stessa: la Macchina della Morte, grazie a un campione del sangue del soggetto, dà il suo responso sul modo in cui la persona morirà, è infallibile, ma non dà mai la data o le circostanze dettagliate, e spesso il risultato è ironicamente sibillino (“OLD AGE” potrebbe voler dire che si morirà di vecchiaia… oppure accoltellati da un vecchio!). Da qui gli autori partono per dare la loro personale interpretazione del tema. Al volume hanno collaborato anche vari disegnatori, e ciascuno ha realizzato la “copertina” di un racconto. Tutti i racconti hanno per titolo un possibile risultato del test della Macchina. Alcuni esempi? “Cancro”, “fuoco amico”, “fame”, “annegamento”, ma anche “fatto a pezzi e divorato dai leoni”, e così via, in un “angosciante” e paradossalmente divertente catalogo.

L’avevo detto, dopo tre libri “seri” o comunque impegnativi (va beh, Il libro nero dei puffi voleva essere anche in parte scherzoso, ma comunque trattava pur sempre di teoria politica), avevo intenzione di scegliere qualcosa di leggero. È curioso come sia giunta a pensare che potesse essere “leggero” un libro che parla ossessivamente di morte! Battute a parte, in realtà mi aspettavo, visti gli ideatori del progetto, qualcosa di più stralunato e spiritoso, con racconti su morti bizzarre e situazioni paradossali (ci sono anche racconti di questo tipo, ma sono nettamente la minoranza); invece mi sono stupita di come i racconti abbiano un tono al massimo ironicamente cinico, ma sappiano essere anche pacati e riflessivi e profondamente dolenti. Siamo nel territorio della fantascienza distopica e, come sottolineano gli stessi curatori nell’introduzione, è notevole come i tanti autori abbiano saputo guardare al tema loro imposto da tante diverse angolature, ponendo interrogativi sempre diversi (sono poche le ripetizioni, sicuramente anche grazie alla selezione operata fra i tanti testi ricevuti); vista la moltitudine degli autori e il fatto che i racconti sono stati assemblati a posteriori, l’universo che ne risulta, pur abbastanza coerente, presenta qualche inconsistenza (ad es. ci sono vari racconti sulla creazione e sulla prima diffusione della Macchina, chiaramente diversi), ma non è poi così importante.

Nonostante la notevole fantasia dispiegata e l’attenta selezione, naturalmente dopo un po’ il rischio, con un’antologia in cui tutti i racconti partono dallo stesso spunto, è la saturazione: così, ironicamente, il mio racconto preferito, “Cocaine and Painkillers”, di David Malki!, è uno in cui la Macchina della Morte è quasi una presenza marginale, un apparecchio ancora sconosciuto che non si capisce neppure bene cosa faccia e se funzioni. O anche altri, che descrivono mondi in cui la realtà della Macchina della Morte è entrata a far parte in modo così profondo della vita quotidiana da aver plasmato abitudini, modi di pensare, mode, eccetera, e da poter essere trattata con un’ironia “straniante” e proprio per questo ancora più azzeccata (“Aneurysm”, “Flaming Marshmallow”, “After Many Years, Stops Breathing, While Asleep, With Smile on Face”, “Prison Knife Fight”, “Almond”). Tuttavia, non mi sono dispiaciuti anche racconti più poetici e amari (“Fudge”, “Miscarriage”) o apertamente drammatici (“Despair”).

Divertenti le biografie strampalate degli autori dei racconti e delle illustrazioni alla fine.

Machine of Death: A Collection of Stories About People Who Know How They Will Die, a cura di Ryan North, Matthew Bennardo e David Malki!, voto = 3,5/5
Per acquistarlo on line (oppure nell’edizione italiana)

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