Psicopatologia della vita quotidiana

Questo libro mi aveva incuriosito perché veniva citato molto spesso da Freud nell’altra sua opera L’intepretazione dei sogni: è stato un colpo di fortuna che di lì a poco ne sia uscita un’edizione allegata al Corriere della Sera a un prezzo convenientissimo. Chiaramente, ora come per quel saggio precedente, e come per gli altri testi scientifici su materie di cui non sono per nulla competente ma che stimolano la mia curiosità, il mio commento non conterrà alcun giudizio sulla validità o attualità della tesi sostenuta, ma potrà servire solo a far capire quanto un profano sia in grado di cogliere dei punti essenziali del testo e di apprezzarlo a un livello probabilmente superficiale.

In breve, in questo lavoro Freud analizza alcune manifestazioni della vita psichica dell’inconscio che spesso sono considerate “trascurabili”, anzi neppure avvertite come tali: “incidenti” apparentemente minimi e senza importanza che capitano quasi a tutti, quali dimenticarsi temporaneamente nomi di persone o parole o nozioni che si è certi di sapere, incorrere in lapsus verbali, compiere gesti sbadati o maldestri o “sovrappensiero”. Secondo Freud, nessuno di questi gesti avviene in realtà “per errore” o in modo casuale, anche se alla coscienza può sembrare il contrario, ma dietro c’è sempre un’intenzione presente nell’inconscio che però, rimossa, ha saputo trovare solo queste vie “indirette” per esprimersi. Ad esempio, se improvvisamente non riusciamo a ricordare certi episodi, può essere perché, attraverso varie associazioni, questi ci richiamano alla mente anche altre memorie o impressioni penose o spiacevoli, oppure desideri sconvenienti, e tutto viene dunque inconsapevolmente rimosso e/o sostituito con altri ricordi “di copertura”. Lapsus, errori, distrazioni, azioni o movimenti che non rispondono a propositi coscienti ma sono compiuti “senza pensare” celano in realtà intenzioni nascoste o inconfessabili.

Volutamente Freud insiste molto sul fatto che questi casi avvengono a persone perfettamente “normali” e non affette da nevrosi, e come spesso i numerosi esempi che riporta siano comuni e rischino persino di apparire “banali”: questo per far capire quanta parte occupano le nostre motivazioni inconscie nella vita di tutti i giorni. Altre cose che mi colpiscono: intanto, anche stavolta, così come nel saggio sui sogni, l’autore è il primo a mettersi in gioco e ad analizzare i suoi tanti “episodi” di manifestazioni dell’inconscio nella sua vita quotidiana. Certo, se non sei in grado di analizzare te stesso forse non hai grande futuro come psicologo, e d’altra parte le teorie di Freud all’epoca in cui scriveva erano tanto pioneristiche che non poteva basarsi su letteratura pregressa e doveva prendere sul campo le sue osservazioni, però ancora una volta questo aiuta il lettore a sentirlo “vicino”. D’altra parte emerge anche quanto l’analista abbia bisogno della collaborazione attiva del paziente, e il lavoro sia sempre, almeno in parte, un’autoanalisi. Soprattutto, però, mi affascina il fatto che la nostra mente non sia mai del tutto “a riposo” o “inattiva”, così come non lo era nei sogni, ma come invece in ogni attimo sia costantemente “al lavoro” e non conosca “sprechi” di energia (un gesto apparentemente insignificante in realtà “serve” pur sempre a soddisfare una motivazione inconscia). In fondo, si può concludere che le nostre azioni non sono (quasi) mai senza scopo e che noi (quasi) mai commettiamo “errori” (naturalmente Freud ammette anche errori per pura ignoranza): tutto, nella logica della nostra mente, acquista un senso. Questo concetto evoca un’idea di grande “potenza”, quasi come l’enorme massa di un iceberg di cui vediamo solo la punta che affiora sopra l’acqua (come credo si possa raffigurare la nostra conoscenza della complessità del cervello), ed “efficienza”.

La lettura è scorrevole e non troppo ardua anche per il profano, grazie alla tecnica dell’autore che ricordavo prima e che già si era vista in L’interpretazione dei sogni, cioè arricchire il testo di tanti esempi tratti dalla propria biografia, dalla propria pratica di medico o da quella di colleghi, esempi e aneddoti che, se nell’altro libro avevano in più il fascino del bizzarro e del fantastico come tutti i sogni, qui invece sono spesso anche divertenti e godibili (vedi il capitolo sui lapsus verbali). Una piccola parte nell’impressione di maggior “gradevolezza” e comprensibilità del testo può aver giocato anche il fatto che in questa edizione il carattere di scrittura è più grande e la lettura più “comoda”.

Sigmund Freud, Psicopatologia della vita quotidiana (trad. Maria Novella Pierini), voto = 3,5/5

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