La strada

Ho bisogno della “spinta” degli altri utenti che partecipano al “Pozzo letterario” di Goodreads Italia per prendere finalmente in mano libri che da tempo intendevo leggere: questo forse sarà stato acquistato pure “per forza”, visto che è una delle edizioni vendute per corrispondenza.

La trama è ben nota, ma la riassumo brevemente: la Terra è stata colpita da una catastrofe non meglio precisata, che ha annientato quasi del tutto l’umanità e ridotto il pianeta a un deserto di cenere e rovine. Fra i pochi superstiti, imbarbariti e dediti alla violenza, anche un padre e un bambino senza nome, che ormai da lungo tempo (anni, sicuramente, poiché il bambino è nato proprio all’epoca del disastro) vagano cercando di sopravvivere in condizioni estreme, difendendosi da attacchi di predoni disumanizzati, cercando di resistere alla fame e al freddo, dirigendosi a sud con la segreta convinzione che anche questo disperato tentativo abbia ormai poco senso.

Come in Meridiano di sangue, anche qui i protagonisti non hanno nome (lì il Ragazzo, qui il Padre e il Bambino), i personaggi sono senza pace, in cammino verso una meta sconosciuta, imprecisata, che non si vede mai arrivare; a differenza di quello, però, dove la natura dominava incontrastata e potente, qui il paesaggio è altrettanto incombente e sovrastante, ma spoglio, deserto, spento, “sconfitto” anch’esso. L’unica fonte di calore è il rapporto fra padre e bambino, ciascuno il mondo dell’altro, e in particolare gli sforzi del primo per infondere coraggio nel figlio senza, al contempo, riempirlo di illusorie speranze, e la realizzazione che spesso avviene il contrario, e cioè che è il bambino a sostenere l’adulto, a fornirgli ragioni di vita e a guidare ingenuamente le sue scelte e le sue azioni. Leggendo Meridiano di sangue, che pure non era affatto male, a un certo punto avevo iniziato a stancarmi: qui la situazione, pur naturalmente con tutte le differenze del caso, non è molto diversa (lunga descrizione di un viaggio interminabile), quindi perché non mi ha stancato? Forse il motivo è proprio questo, che mentre lì la ferocia degli uomini non concedeva alcuna tregua e il lettore finiva per sentirsi sopraffatto dalla violenza sempre uguale, qui almeno ha il conforto di un po’ di umanità, pur nella desolazione generale.

Tra l’altro sempre in questi due romanzi di McCarthy (la lettura di Non è un paese per vecchi è troppo lontana nel tempo e ormai il ricordo non molto nitido) ritornano figure umane che si muovono quasi sperse in mezzo all’infinito, minuscole, insignificanti, osservate come “dall’alto” da un occhio che però è capace di leggerle perfettamente in profondità, che a un certo punto finisci per chiederti: di chi è la voce del Narratore, di Dio?  Io me lo sono chiesta leggendo La strada e, retroattivamente, mi viene da pensarlo anche per Meridiano di sangue.

Il fatto che non ci fosse suddivisione in capitoli ma solo stacchi fra brevi paragrafi (a indicare forse che ormai siamo in un tempo “senza storia”, sempre uguale, non ha senso suddividerlo), che apparentemente poteva far diventare la lettura più pesante e difficoltosa, l’ha resa al contrario più incalzante e scorrevole (mentre il lettore di Meridiano di sangue, almeno io, poteva rimanere frustrato dal fatto che, pur passando a un nuovo capitolo, la narrazione non faceva che ripetere gli stessi temi: secondo me il passaggio di capitolo desta anche “inconsciamente” l’aspettativa di un cambiamento, di qualcosa di nuovo; non so neppure se sia giusto continuare coi paragoni con quest’altra opera dell’autore, non ho controllato ma potrebbe averla scritta ad anni di distanza e in una fase completamente diversa del suo percorso artistico, senza mai pensare per un attimo che i due libri potessero essere accostati, ma l’ho letto così di recente che mi viene spontaneo fare confronti).

Mi permetto di chiudere in tono un po’ scherzoso, ma in realtà ammirato, il commento a questo libro tristissimo e commovente: se mi avessero detto di scrivere un romanzo su due personaggi che vagano continuamente per una terra in cui non c’è niente e in cui in fondo non succede granché, avrei tirato fuori a fatica 3 pagine e poi mi sarebbero venute meno le idee, McCarthy invece ne scrive 200 senza ripetersi mai e senza mai stancare. Che talento, che bravura, che fantasia!

Cormac McCarthy, La strada (trad. Martina Testa), voto = 4/5

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