The Seance

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google Translate. Highlight the text to view hidden spoilers.

Non ero ancora pronta ad abbandonare le atmosfere dell’Inghilterra vittoriana che avevo incontrato in Mrs Robinson’s Disgrace, evidentemente, perché, dopo una serie di “false partenze” (L’Occhio che guarda di Marc Behm? Naaah, primo capitolo deludente. Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace? Sì, è una… lettura divertente che farò, ma un’altra volta. La puttana del tedesco di Giovanni D’Alessandro? No, non ora, mi sembra un po’ troppo triste. A Note in the Margin di Isabelle Rowan, una storia apparentemente rinfrancante e positiva che oltre tutto parla di librerie? Sì, ma, boh, l’inizio non mi ha entusiasmato), ho preso in mano questo The Seance (“la seduta spiritica”) di John Harwood, storia di fantasmi ambientata nella Londra dell’Ottocento. Di autore e romanzo non sapevo nulla, ma mi erano stati consigliati dall’algoritmo delle Recommendations di Goodreads sulla base di mie letture precedenti.

La partenza è stata un po’ lenta e poco convincente anche con questo libro, ma, superato il lieve scoglio iniziale, la lettura è stata veloce e scorrevole. Constance Langton è una ragazza cresciuta senza affetti, con un padre che non la degnava della minima attenzione e una madre che non si era ripresa mai dal lutto per la morte della sorellina di Constance, tanto che la figlia, nei suoi ultimi anni, le aveva fatto credere di sentirne lo spirito per dare alla povera donna un po’ di consolazione. Rimasta orfana, la nostra protagonista va a vivere con uno zio e scopre improvvisamente di avere ereditato un’antica magione di campagna, Wraxford Hall, su cui da anni circolano voci e leggende assai sinistre, legate a un suo antico proprietario, Cornelius Wraxford, e a una tragedia familiare che vi si è svolta una ventina di anni prima.

L’autore sembra, per certi versi, “divertirsi” ad accumulare tutti gli ingredienti più classici del romanzo gotico: gli spettri di bambini, la medium, la seduta spiritica, l’orfana adottata e l’agnizione finale, l’eredità inattesa, la casa stregata, l’alchimista-stregone, il monaco maledetto, la sonnambula, il mesmerismo… Questa storia complicatissima si sviluppa poi in una struttura “a scatole cinesi”, per cui al primo capitolo raccontato dalla voce di Constance segue il testo della lettera da lei ricevuta dal solicitor John Montague che narra gli eventi di vent’anni prima, nella quale a sua volta si incastrano pezzi di racconti di altri personaggi che tornano ancora più indietro nel tempo, quindi si aggiunge, o meglio si affianca, un altro personaggio, Eleanor Unwin, con la sua vicenda che ha inizio in un anno ancora diverso, e così via, in una polifonia di voci e una cronologia talmente frastagliata che talvolta confondono il lettore e gli fanno dimenticare quando siamo e soprattutto perché siamo arrivati a quel punto. Tale confusione non è affatto sgradevole e anzi contribuisce a creare l’atmosfera misteriosa ed evocativa del più classico romanzo di fantasmi.

Il problema è che, specialmente nell’ultima parte (quando si ritorna da Constance, che intende indagare sul mistero della casa), il libro tradisce un po’ le attese. Tutto l’esordio, incentrato sulla famiglia della protagonista e sulle presunte manifestazioni dello spirito della sorellina Alma, che è piuttosto ampio e fra le cose migliori del romanzo, ha poi però un’importanza tutto sommato secondaria per lo sviluppo della storia; altrove, invece, alcuni passaggi chiave vengono trattati con inspiegabile fretta, oppure i personaggi subiscono evoluzioni precipitose e non ben spiegate (non è chiaro perché Eleanor accetti di sposare Magnus, e la storia d’amore fra Constance ed Edwin sembra inserita all’ultimo momento, senza un vero motivo); personaggi interessanti (come Vernon Raphael) vengono abbandonati senza tanti complimenti o non utilizzati al meglio, alcuni eventi (le sinistre premonizioni di Eleanor) spiegati in modo frettoloso e poco soddisfacente (non ci sarebbe stato nulla di male a lasciare alcuni punti avvolti in un alone di mistero, ma, visto che nell’epilogo l’autore si è messo a spiegare tutto il resto, mi aspettavo qualcosa di più). Il cosiddetto pre-finale riesce bene a ribaltare molte cose che credevamo di sapere, però poi l’effetto-sorpresa viene di fatto rovinato da un epilogo che si trascina troppo a lungo, in cui praticamente l’unico motivo di suspense (spoiler: Magnus ha solo inscenato la sua morte ed è dunque ancora vivo?) viene dissolto e risolto abbastanza in fretta e i dubbi che rimangono da chiarire, francamente, non sono tali da tenere il lettore “sulle spine” fino all’ultima pagina. Strano epilogo, secondo me “sbagliato”, o comunque mal calibrato. A parte questo, se si escludono gli accenni “obbligatori” alla moda dello spiritismo, al mesmerismo, ecc., non ho mai avuto la sensazione che l’autore riuscisse a ricreare attorno a me il mondo dell’Inghilterra dell’epoca con particolare vigore, chiarezza e dettaglio, rimane un passato un po’ “generico”. Il voto tiene conto della buona partenza, ma è comunque un po’ generoso.

John Harwood, The Seance, voto = 3/5
Per acquistarlo on line

Lascia un commento

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa in lingua inglese

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...