Mrs Robinson’s Disgrace

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google Translate. Highlight the text to view hidden spoilers.

Nel 1850 la signora Isabella Robinson, già vedova e moglie in seconde nozze dell’uomo d’affari Henry Robinson, conosce a una festa il dottor Edward Lane, di una decina d’anni più giovane e anch’egli sposato. Immediatamente la donna si sente fortemente attratta da costui e, poiché ha l’abitudine di tenere un diario, comincia a registrare giorno per giorno il crescere di questa passione inconfessata, accanto alla frustrazione e all’infelicità per la vita matrimoniale accanto a un uomo piuttosto arido e spesso lontano per lavoro, esprimendo i propri sentimenti con una franchezza possibile solo in un documento tenuto gelosamente segreto. Nel 1854, infine, è possibile che Isabella ed Edward abbiano effettivamente un rapporto sessuale (ma il diario non è esplicito); due anni dopo, nel 1856, il diario finisce accidentalmente nelle mani di Henry, che lo usa come prova principale nella causa di divorzio per adulterio che avvia contro la moglie e il presunto amante, uno dei primi procedimenti svolti secondo un iter più rapido e moderno. Questo documento, che da privato diventa clamorosamente pubblico e viene divulgato in lungo e in largo, viene usato dalla storica Kate Summerscale per indagare la mentalità, le ansie, i costumi e i cambiamenti della società vittoriana e per riflettere su un momento della storia in cui stanno iniziando a prendere forma, spesso per reazione a quelle dominanti, molte delle idee che ancora oggi sentiamo attuali. La struttura del saggio è chiaramente divisa in due parti, nella prima si seguono passo passo le vicende della vita di Isabella così come sono annotate nel suo diario, nella seconda invece assistiamo alle fasi del processo, in cui, pur continuando a essere costantemente presente come “oggetto” delle discussioni e dei dibattiti, Isabella come “soggetto” quasi si eclissa e si auto-impone il silenzio.

Già avevo apprezzato, della stessa autrice, Omicidio a Road Hill House: anche in questo saggio penetriamo nel privato della famiglia di epoca vittoriana, cellula fondamentale della società, celebrata e “sacralizzata” ma allo stesso tempo spesso teatro, nelle sue stanze gelosamente custodite dallo sguardo degli estranei e nell’atmosfera talvolta soffocante, di tragedie e violenti contrasti (lì il barbaro omicidio di un bambino, qui la triste vicenda di una moglie infelice e sempre più disperata). Devo ad una utente di Goodreads la scoperta, qualche mese fa, di questo libro, che ho pensato fosse più opportuno leggere in lingua originale, per sentire davvero la “voce” di questa donna (ma l’edizione italiana è uscita proprio in questi giorni presso Einaudi).

Così come avveniva in Omicidio a Road Hill House per la letteratura poliziesca e il “fenomeno” delle cronache giudiziarie, Summerscale è molto attenta a sottolineare come spesso la letteratura dell’epoca presenti rimandi alla cronaca, o viceversa quanto gli episodi di cronaca trovino inaspettati antecedenti nella letteratura: qui ella ripropone più volte il parallelo fra Isabella Robinson e l’eroina di un romanzo uscito proprio in quegli stessi anni e subito investito dallo scandalo e dalle polemiche, Madame Bovary di Flaubert. Come Isabella, anche Emma Bovary è una signora dell’agiata borghesia intrappolata in un matrimonio sbagliato, annoiata, depressa e irrequieta e con appetiti che la società condanna, una figura “nuova”, attuale, destabilizzante e inquietante e probabilmente interprete dei sentimenti di tante donne reali. Più in generale, è tutto il fenomeno della letteratura scritta da donne e per donne, dei romanzi “sentimentali” che rischiano di eccitare e corrompere gli animi, a essere, in questo periodo, al centro del dibattito, originato da casi come quello che vide protagonista la signora Robinson.

Sono tanti i temi e gli argomenti cui la vicenda consente di accennare, tra questi l’affermarsi della scienza nella vita quotidiana delle persone (le partorienti anestetizzate col cloroformio, le nuove terapie e la “moda” delle cure d’acqua, i primi tentativi di educazione sessuale, un’attenzione più spiccata al corpo e alla materia piuttosto che allo spirito), ma soprattutto, ovviamente, la condizione della donna nel matrimonio e le prime sperimentazioni per rendere le pratiche di divorzio più semplici e alla portata di tutti. Proprio in quegli anni, infatti, il Divorce Act approvato dal governo britannico cercava di sottrarre la giurisdizione sul matrimonio al foro ecclesiastico, e questo nuovo approccio vide immediatamente il moltiplicarsi delle cause di divorzio, fra lo sconcerto dei benpensanti e sicuramente degli stessi promotori, che certamente non avevano preventivato simili conseguenze, a segnalare senza ombra di dubbio la situazione “ribollente” di contraddizioni e di storture dell’istituzione matrimoniale quale la si era intesa per secoli, che finalmente trovava sfogo. Ovviamente Summerscale non manca di sottolineare il doppio metro di giudizio in uso all’epoca: a prescindere dalle circostanze del caso singolo preso in esame (lo stesso Henry Robinson aveva notoriamente un’amante e due figlie illegittime), apprendiamo ad esempio che per ottenere il divorzio un marito doveva provare l’adulterio della moglie (tra parentesi, il divorzio consensuale si ebbe in Gran Bretagna solo nel 1969, da cui tutta una serie di adulterî fasulli messi appositamente in scena di comune accordo dai due coniugi e “scoperti” opportunamente per sbloccare il procedimento), mentre a parti invertite ciò non era sufficiente, perché la moglie doveva anche essere in grado di dimostrare almeno una fra le accuse di abbandono, crudeltà, bigamia, sodomia o bestialità.

Dalle sofferenze private di Isabella Robinson e di altri personaggi di spicco del tempo (come George Drysdale, guarda caso cognato di Edward Lane, figura dalla biografia romanzesca che dalla propria adolescenza infelice trasse spunto, divenuto medico, per formulare pioneristiche idee di liberazione sessuale) si passa così ad esaminare le costrizioni e le repressioni dell’epoca, le teorie scientifiche allora in voga, come la frenologia (lo studio dei crani), che, pur ormai universalmente rigettata come disciplina, tuttavia per la prima volta iniziava a dare la giusta importanza, nello sviluppo dell’individuo e nella ricerca del benessere psico-fisico, alle pulsioni e alle inclinazioni della mente (la stessa Isabella era grande amica di uno dei principali esponenti di questa scienza, George Combe).

Naturalmente la linea di difesa che gli avvocati di Isabella tentarono di far passare fu che il contenuto del diario era frutto di fantasie di una donna eccitabile, probabilmente erotomane o ninfomane e vittima del “morbo uterino”, la definizione classica con cui si raggruppavano molti stati di malessere fisico e mentale delle donne. È piuttosto triste leggere come per scagionarsi, e scagionare soprattutto Lane, Isabella abbia accettato di fare la figura della pazza malata, con tanto di testimonianze di medici e periti (“Isabella’s defence was far more degrading than a confession of adultery would have been”).
Infatti, se il lettore di oggi si sente quasi “in colpa” a sbirciare fra le pagine del diario privato di Isabella, la sua curiosità è niente in confronto alla ferocia con cui ella venne letteralmente fatta a pezzi e umiliata, dai suoi stessi avvocati per le esigenze della difesa, dagli avvocati di Lane, dagli amici del dottore (ed ex amici di lei) e dalla stampa (Lane godeva di un certo credito come medico e poté contare sull’appoggio di molti organi di informazione, che ne proclamarono energicamente l’innocenza): la veemenza degli attacchi fa capire quanto questi uomini siano inorriditi e terrorizzati di fronte alla “minaccia” di questo diario “esplosivo”, e come sentano quasi la necessità di derubricarlo a fantasie di una pazza. Naturalmente, come dicevo sopra, la condanna si allarga ai libri e ai romanzi, che con la loro influenza nefasta condividono parte della colpa. L’amara ironia è che gli unici che invece insistono nel ritenere Isabella una persona assolutamente sana e razionale sono Henry e i suoi avvocati, chiaramente interessati a che il diario sia preso sul serio.

È una lettura molto “densa” di spunti, che necessariamente sono trattati “a volo d’uccello”, e anche dolorosa, anche se meno appassionante di Omicidio a Road Hill House che aveva in più la componente mystery. Questo è il primo saggio in ebook che leggo e devo ammettere che la consultazione delle note è assai macchinosa e scomoda: alla fine di ciascun capitolo c’è un link che porta alle relative note, ma chiaramente sarebbe meglio leggerle via via, per non perdere il collegamento col testo, con dei link in corrispondenza dei determinati passaggi cui le varie note si riferiscono. Non so se in altri ebook-reader più sofisticati questa funzione è più evoluta, o se sia una limitazione del file che avevo io: se così non è, trova conferma quel che già pensavo, e cioè che, per ora, è con la narrativa che può risultare vantaggioso scegliere il formato elettronico, mentre per la saggistica molto meglio il caro vecchio libro cartaceo, che puoi spulciare e consultare con minore fatica.

Kate Summerscale, Mrs Robinson’s Disgrace, voto = 3,5/5
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