L’Armada

Esplorando le più recenti pubblicazioni della casa editrice Sellerio ho scoperto questo romanzo semi-dimenticato di un autore altrettanto sconosciuto e misterioso, Franz Zeise: L’Armada ha per protagonista la figura “leggendaria” di don Giovanni d’Austria, figlio illegittimo dell’imperatore Carlo V, guardato con dissimulata diffidenza e sospetto dal fratellastro, Filippo II, comandante in capo dell’esercito della Lega santa che sconfisse la flotta ottomana nella memorabile battaglia di Lepanto del 1571, morto di lì a poco ancora giovanissimo. In effetti però non siamo di fronte a un romanzo storico “tradizionale”, la ricostruzione degli ambienti è dettagliata e notevole, ma forse la verosimiglianza delle scene è piegata alle esigenze di drammaticità, per dar vita a un quadro violento, “malato”, fosco, foschissimo, con i personaggi che si muovono spesso in modo apparentemente irrazionale ed esagitato o al contrario assente e allucinato, quasi come se ci trovassimo di fronte a un quadro del geniale El Greco (più che Bosch, citato da Sciascia nella prefazione come esempio delle suggestioni pittoriche che sembrano ispirare il romanzo), con le sue figure ossute e dagli sguardi che sembrano sempre inquieti.

Sempre Sciascia insiste molto sul tema della follia strisciante che si trasmette dall’una all’altra di queste terribili, patetiche e spesso incomprensibili e sfuggenti figure di grandi uomini di potere, e il parallelismo fra la “melanconia” di Carlo V nell’incipit del romanzo e quella di don Juan nelle ultime pagine è reso evidente dall’autore grazie all’uso di frasi quasi identiche per descriverne gli strani comportamenti. Non è casuale, forse, quest’insistenza sugli aspetti più maniacali, sanguinari e deviati della psicologia dei governanti in un romanzo scritto da un autore tedesco nel 1936.

Un romanzo percorso da una luce sinistra e che rende bene l’atmosfera un po’ stereotipata ma non per questo meno affascinante della “leggenda nera” del regno di Filippo II (e forse siamo anche un po’ suggestionati dalla vicenda biografica dell’autore, morto in un ospedale psichiatrico), ma che non è affatto facile o “piacevole” da leggere e seguire, proprio per lo stile tortuoso, denso e pesante che Zeise sceglie di usare. In definitiva non posso dire di essermelo “goduto” o che ne porterò vivo il ricordo negli anni a venire, però, quando finalmente la vicenda si mette in moto (ma siamo già all’ultimo terzo del libro), sono molto belli i capitoli dedicati all’Armada cristiana accampata nei pressi di Messina in attesa di prendere il largo e quello sulla battaglia di Lepanto. Peccato per i nomi tedeschi tradotti in italiano (la traduzione italiana risale agli anni cinquanta).

Franz Zeise, L’Armada (trad. Anita Rho), voto = 2,5/5
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