Il caso Collini

Di questo libro parlò molto bene D’Orrico nella sua rubrica settimanale qualche mese fa: dei suoi consigli non mi fido più molto, ma lo stesso giudizio estremamente positivo è stato espresso anche da un mio “vicino” su aNobii, che addirittura lo ha additato come uno dei romanzi più belli degli ultimi anni. Ciò nonostante, tra i millemila libri che vorrei leggere avevo pensato che di questo, probabilmente, avrei anche potuto fare a meno: questo finché il caso non ha voluto che venisse proposto nel “Pozzo letterario” di febbraio di Goodreads Italia. A questo punto, visto che gli altri titoli non mi attiravano o erano già prenotati, perché no?

A Berlino, Hans Meyer, venerando capo di un potente gruppo industriale, viene ucciso dall’anziano operaio italiano in pensione Fabrizio Collini. Costui, fino ad allora irreprensibile e solitario, non oppone resistenza all’arresto, confessa subito il delitto, ma mantiene per tutti i mesi delle indagini un silenzio impenetrabile sul movente. Al suo fianco è chiamato il difensore d’ufficio, Caspar Leinen, giovane avvocato alle prime armi: il lavoro di questi, però, è notevolmente complicato, oltre che dal misterioso silenzio del suo cliente, anche dall’affetto che lo legava alla vittima, nonno di un suo carissimo amico d’infanzia. Siccome è un romanzo e tutti i nodi devono giungere al pettine, e poiché è ampiamente anticipato dal risvolto di copertina, non è per noi una grossa sorpresa (tuttavia “coprirò” ugualmente la frase seguente: per leggerla evidenziate) quando si scopre che la vittima era in realtà un criminale nazista che, durante la guerra, ordinò una feroce rappresaglia a seguito di un attentato partigiano, e fra gli ostaggi trucidati c’era anche il padre del piccolo Fabrizio Collini.

Il genere legal thriller non mi ha mai detto molto, però i resoconti delle schermaglie in aula, la tensione, le attese, il dettaglio che può fare la differenza e quello che può avere mille interpretazioni diverse, hanno comunque un certo fascino, se resi non in modo sensazionalistico ma rimanendo aderenti alla realtà (potrebbe sembrare il contrario, invece a me sembra più interessante il minuzioso funzionamento dell’intero meccanismo piuttosto che la singola arringa enfatica e definitiva). Qui sicuramente una certa dose di luoghi comuni non manca (giovane avvocatucolo idealista “contro” principe del foro e mega colosso industriale, processo il cui verdetto sembra già scritto in partenza ma che poi viene scosso da un inaspettato colpo di scena, doloroso coinvolgimento personale nel caso, obbligatoria, ma fortunatamente non enfatizzata, “storia d’amore”), tuttavia la freddezza della scrittura riesce a evitare le derive hollywoodiane.

In effetti, più che “l’indagine”, inesistente (e che tra l’altro arriva a una svolta solo grazie a una coincidenza fortunatissima), il romanzo decolla realmente solo nell’ultima parte (ma anche il capitolo sull’autopsia è notevole), con uno scontro su varie interpretazioni dei fatti fra parte civile e difesa, e soprattutto, indirettamente, il gigantesco spettro che da decenni tormenta la società tedesca, cioè quanto effettivamente le generazioni passate, quelle più direttamente coinvolte, siano state disposte ad affrontare le loro responsabilità (tra l’altro, sarà stato un libro “difficile” anche per lo stesso autore, visto che è il nipote del gerarca nazista Baldur von Schirach), come sia possibile giudicare, e quindi razionalizzare, l’inconcepibile, se la Legge e il diritto possano essere strumenti adeguati o se sia lecita la ricerca della Vendetta (come ricorda alla fine Collini, ormai i morti non desiderano più la vendetta, sono sempre i vivi a volerla). Chi è credente, può pensare che (spoiler) l’estremo gesto di Collini possa significare che egli si sia sottratto alla giustizia umana perché imperfetta, e in effetti non sapremo mai come il processo si sarebbe concluso, e abbia deciso di presentarsi di fronte a un altro tribunale per spiegare le sue ragioni e attendersi una condanna o un’assoluzione.

Ferdinand von Schirach, Il caso Collini (trad. Irene Abigail Piccinini), voto = 3/5
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