The Complete Brandstetter

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google Translate. Highlight the text to view hidden spoilers.

Se alla fine del 2013 volessi assegnare il premio alla copertina più brutta, questo già partirebbe in pole position, con questo tizio coi piedi penzoloni dal finestrino dell’auto. Intanto, sicuramente questo volumone di 1200 pagine si è già aggiudicato il premio di “libro scritto coi caratteri più microscopici del 2013”. D’accordo, si tratta della raccolta di tutti e 12 i romanzi della serie “Dave Brandstetter Mysteries”, perciò, per evitare di arrivare a migliaia e migliaia di pagine, c’era l’esigenza di comprimere. Come prodotto editoriale, comunque, questo libro non è un granché: a parte il carattere troppo piccolo, va maneggiato con cura perché non sembra molto resistente, mi aspettavo una minima introduzione/cornice ai romanzi, e invece niente, e c’è qualche errore di stampa qua e là. Tuttavia, sono stata felicissima di essermelo aggiudicato dopo una ricerca di mesi: nell’estate scorsa ho letto le prime tre puntate del ciclo dedicato a Dave Brandstetter, uno dei primi investigatori privati apertamente omosessuali (Scomparso in italiano, quindi Death Claims e Troublemaker in lingua originale): quel che ho letto mi ha spinto a proseguire, ma i romanzi non si trovano più, neanche in ebook, l’unica speranza era questo volumone che sarebbe dovuto costare 16 sterline, prezzo convenientissimo per un libro di cotanta mole, se solo fosse stato disponibile in almeno uno dei numerosi negozi online da me visitati: alla fine l’ho scovato usato oltreoceano e ho pagato, contando anche la spedizione, circa 80 euro, ma sono stati soldi ben spesi (non dico nulla sui due mesi di “ansia” nell’attesa che il pacchetto arrivasse).

Riepilogo: la serie consta di 12 romanzi, e cioè Fadeout (1970), Death Claims (1973), Troublemaker (1975), The Man Everybody Was Afraid Of (1978), Skinflick (1979), Gravedigger (1982), Nightwork (1984), The Little Dog Laughed (1986), Early Graves (1987), Obedience (1988), The Boy Who Was Buried This Morning (1990), A Country of Old Men (1991). Come si vede, il personaggio ha accompagnato Joseph Hansen (1923-2004) per buona parte della sua carriera di scrittore, ed è diventato, come si suol dire, “di culto”. Gli anni passano anche per Dave Brandstetter, e nel corso della serie il detective si innamora, si separa, vive diversi lutti, stringe solide amicizie, invecchia, va in pensione, declina, si prepara all’uscita di scena.

Un piccolo difetto delle prime puntate era che in genere in ogni capitolo la struttura delle scene si ripeteva abbastanza uguale: Dave si reca a parlare dal tale personaggio e apprende alcune informazioni sul caso; nuovo capitolo, Dave si reca da un altro personaggio, e così via. A partire però da The Man Everybody Was Afraid Of (quarta puntata) e Skinflick (quinta), le situazioni cominciano a essere più movimentate e varie: la trama gialla è interessante e ben strutturata, sembra anche che Hansen non abbia più “timore” di sporcarsi le mani con dettagli scomodi o “sordidi” (vedi soprattutto Skinflick, la cui conclusione però ho trovato un po’ confusa). Parallelamente, in questi due romanzi anche le vicende della vita privata del protagonista sono vividamente coinvolgenti: lo spegnersi della passione con Doug in una spirale sempre più amara e imbarazzata, le preoccupazioni causate dalla salute sempre più precaria degli anziani genitori dei due, il lutto per la morte del padre di Dave, anch’egli ormai alle prese con l’età che avanza (uno degli aspetti più interessanti delle storie è vedere Dave alle prese con le nuove generazioni, che sente più lontane e incomprensibili, col tempo che passa, coi ricordi sempre più numerosi), la nuova sistemazione dopo la fine della convivenza con Doug…

Il migliore romanzo della serie, secondo me, è Gravedigger: cupo e macabro fin dal titolo, con un approccio inusuale e una conclusione a sorpresa, è anche l’unico in cui le vicende private di Dave occupano quasi il centro della scena rispetto all’indagine, e il risultato è una trama avvincente, sentimentale senza essere sdolcinata, anche più apertamente erotica. Lievemente sotto la media, invece, i successivi Nightwork e soprattutto The Little Dog Laughed, forse perché l’autore ha sentito il bisogno di mettere Dave al centro di intrighi sempre più su vasta scala, correndo il rischio di esagerare un po’ (tornerò più avanti su alcune “note stonate” di questi romanzi centrali e finali della serie). Si ritorna però a livelli ottimi (o quasi: peccato per quel finale spuntato lì “dal nulla”!) con Early Graves, la prima volta di Dave alle prese con un serial killer, sofferto anche perché affronta il tema delle morti per AIDS (le “tombe premature” del titolo) e coinvolgente anche dal punto di vista delle vicende sentimentali del protagonista, con la temporanea crisi del suo rapporto col giovane Cecil.

Più o meno a partire da questo romanzo, inoltre, comincia a profilarsi il tema che terrà banco in queste ultime puntate: Dave invecchia, commette errori, non ha più il controllo delle situazioni come una volta e anche il suo fisico inizia a tradirlo, è il momento per lui di andare in pensione (anche se, ovviamente, per un motivo o per un altro non riuscirà mai a stare lontano dall’ennesimo mistero su cui indagare!). Gradevoli, anche se non memorabili, Obedience e The Boy Who Was Buried This Morning, tutti pervasi appunto da questo senso di quieta rassegnazione all’approssimarsi della fine, ma è l’ultimo romanzo della serie, A Country of Old Men, a fungere da commiato perfetto, fin dall’affettuosa dedica di apertura “agli amici di Dave Brandstetter”: Hansen non resiste alla tentazione di fare un piccolo cameo, e quindi eccolo nei panni del personaggio di nome Jack Helmers, scrittore di gialli anziano e solitario, amico di lunga data del protagonista… Non penso ci siano dubbi nell’identificarlo con l’autore (persino le iniziali sono le stesse!), specialmente quando parla con autoironia del suo successo come scrittore di romanzetti polizieschi, mentre la sua aspirazione frustrata è riuscire a pubblicare il Grande Romanzo Americano che tiene da anni nel cassetto: è anzi proprio il suo alter ego che “accompagna” letteralmente la sua creatura alla tomba, nel brusco e straziante finale.

Se proprio vogliamo trovare un “senso” alla brutta immagine di copertina scelta per questa raccolta, si può dire che illustra i numerosissimi viaggi di Dave attraverso l’area di Los Angeles nel corso della serie. Quasi sempre infatti lo troviamo per le strade della California sulle tracce di qualche caso, e questo consente a Hansen di dipingere un quadro di questo ambiente così vasto e ricco di contraddizioni fra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni novanta. Dave si muove infatti tra ville superlussuose sulle colline di Hollywood e quartieri poveri e degradati, tra l’oceano e l’entroterra. Nel corso dei decenni entra in contatto con i personaggi e le storie più disparate, il che consente all’autore di parlare dei temi d’attualità che più gli stanno a cuore: dalle lotte per i diritti civili degli afroamericani ai pregiudizi contro gli omosessuali, dall’inquinamento ambientale alla politica degli Stati Uniti in America Latina negli anni ottanta, dal problema delle gang di strada a Los Angeles all’emergere del terrore e dello sconcerto all’interno della comunità omosessuale di fronte alla diffusione del virus dell’AIDS, fino allo sviluppo mastodontico e selvaggio della metropoli californiana, in tutti i romanzi c’è un forte riferimento a temi caldi e controversi e spesso un approccio apertamente schierato e politico. Ho usato sopra il verbo “dipingere” anche perché Hansen mi sembra particolarmente fissato coi colori e le descrizioni minuziose degli ambienti, cosa che sulle prime rendeva per me certi passi piuttosto pesanti e non sempre facili da comprendere in lingua originale.

Certo, talvolta Dave risulta fin troppo “perfetto”: bello, affascinante, intelligente, colto, infallibile, ricco, elegante, di gusti raffinatissimi e anche onesto, di idee progressiste e illuminate e di buon cuore, fuma e beve alcolici di continuo alla maniera di Don Draper, ma… glielo si “perdona”, per così dire, perché bastano piccoli gesti e tratti con cui l’autore è capace di tratteggiarlo, come quando è costretto a inforcare gli occhiali da vista per leggere qualcosa, quando si mette a lavare i piatti a casa di un amico in difficoltà, quando dibatte fra sé e sé sull’opportunità di dotarsi finalmente di un’arma, quando si rende conto di non essere più in grado di compiere gesti atletici come un tempo, quando riflette sul numero sempre crescente di persone a lui care che non ci sono più…

Non si riesce, insomma, a leggere questi romanzi senza innamorarsi un po’ del personaggio di Dave Brandstetter. Nonostante quindi nessuno di questi libri si possa definire perfetto in tutto e per tutto, la serie, nel suo complesso, si colloca senza dubbio fra le mie letture preferite di sempre. Fallisce però, ahimè, il traguardo del massimo dei voti (5/5): tutti gli intrecci mi sono piaciuti, però purtroppo c’è stata una breve “striscia” fra il sesto e l’ottavo romanzo in cui i finali erano molto simili, e quello di The Little Dog Laughed mi ha parecchio deluso (piuttosto inverosimile e troppo action rispetto agli altri, di tono molto più dimesso… ma in generale, devo dire la verità, l’epilogo era sempre la parte più debole: solitario confronto finale col colpevole e, proprio quando le cose si stanno mettendo male, intervento salvifico di qualcuno, la polizia o più spesso Cecil); inoltre, più o meno a metà della serie, le risoluzioni dei vari casi si discostano dall’impianto del mystery “classico”: il colpevole non è più un personaggio che il lettore potrebbe anche riuscire a intuire se sapesse cogliere gli indizi nel testo, ma spesso qualcuno che appare alla fine, che Dave scopre ma grazie a intuizioni tutte sue, che l’autore non ci fa seguire passo passo, o a circostanze di cui non potevamo essere a conoscenza (vedi ad esempio Early Graves e in parte anche Nightwork). Questo non è necessariamente un grave difetto, ma dopo i primi romanzi mi ero “abituata” in un altro modo e questo cambiamento mi ha un po’… irritato, per così dire.

Come dicevo, la serie completa sembra ormai piuttosto difficile da trovare in lingua originale; proprio di questi tempi la casa editrice Elliot sta pubblicando le traduzioni in italiano (l’anno scorso sono usciti Scomparso e Atto di morte), ma… mi pare che, se il prossimo libro in arrivo è La ragazza del Sunset Strip, che dovrebbe essere la traduzione di Skinflick, siano state saltate ben due puntate (TroublemakerThe Man Everybody Was Afraid Of)! Se è così, mi chiedo quale sia il senso di tutto ciò, tanto più che i vari romanzi sono strettamente legati fra loro (soprattutto per quanto riguarda le vicende personali del protagonista, il suo “mondo” di conoscenze, amicizie e relazioni) e andrebbero letti rigorosamente in ordine… e quindi non è possibile operare una “scelta”, se non a scapito della completa comprensione dell’evoluzione del personaggio (tanto più che, SPOILER ALERT, proprio in uno degli episodi mancanti, The Man Everybody Was Afraid Of, fa la sua prima apparizione un personaggio fondamentale, Cecil Harris). Mah!

Joseph Hansen, The Complete Brandstetter, voto = 4/5

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