Il Circolo Dante

Altra lettura suggerita dalle pagine culturali del Corriere della Sera, nel lontano 2003, che poi per anni e anni e anni è rimasta in attesa, “scavalcata” da centinaia di altre letture. Ultimamente, anzi, mi ero “raffreddata” a tal punto verso questo libro da arrivare quasi ad accantonarlo del tutto, anche a causa di alcune recensioni fortemente negative o comunque non entusiaste lette su Goodreads: molti lo giudicavano “lento”, “noioso”, “pesante”, con uno sfoggio di erudizione che finiva per soffocare la parte gialla, che non decollava mai e che era reputata per giunta forzata e poco soddisfacente. Il caso però ha voluto che venisse proposto nel “pozzo letterario” di gennaio: non è stata la mia prima scelta, ma visto che era un libro che avevo comunque preso in considerazione ho voluto “provare”. Ho potuto così vedere che i miei timori erano del tutto infondati.

Probabilmente l’accoglienza tiepida sarà dovuta al fatto che si è cercato di venderlo puntando soprattutto sull’effetto “serial killer” (e, mi veniva da dire, sul fascino dell’enigma “colto” alla Codice da Vinci, se non fosse che il bestseller di Dan Brown in Italia uscì nel novembre 2003, cioè più o meno nello stesso periodo di questo, e quindi non poteva ancora aver avuto il successo stellare che sappiamo) e quindi per molti il primo centinaio di pagine di “contesto” è risultato un boccone indigesto; anche se i pareri dei lettori su Internet, talvolta brutali ma sinceri, in altre occasioni mi avranno sicuramente aiutato ad evitare perdite di tempo, stavolta però sono contenta di non essere affatto d’accordo con chi ha stroncato questo romanzo, perché non vi ho trovato alcuno dei difetti lamentati (eccessiva pesantezza, saggio travestito da romanzo, trama gialla appiccicata alla bell’e meglio). Al contrario, per me la parte erudita e la parte mystery si fondono in modo adeguato, ed entrambe mi sembrano riuscite.

Boston, 1865: gli Stati Uniti sono appena usciti dalla traumatica esperienza della Guerra civile, e il celebre poeta Longfellow e i suoi amici del cosiddetto “Circolo Dante” (Lowell, Holmes, Fields e Greene) stanno ultimando la prima traduzione americana della Commedia dantesca (rimangono da completare solo alcuni canti dell’Inferno). L’imminente pubblicazione di quest’opera nuova e “barbara”, giudicata violenta e oscena, estranea alla sana cultura americana nonché pericolosamente intrisa di “fanatismo” cattolico, è vista con deciso sfavore dal consiglio di amministrazione dell’Università di Harvard, cui tutti i personaggi sono legati, che quindi esercita notevoli pressioni perché il lavoro non venga portato avanti. Contemporaneamente, in città iniziano a verificarsi atroci omicidi, dietro ai quali gli studiosi, gli unici ad avere familiarità con l’opera di Dante, non tardano a riconoscere una matrice comune: l’assassino uccide le sue vittime prendendo a modello il supplizio infernale immaginato dal poeta che più si adatta al peccato che vuole “punire”. L’anima di storica/letterata e quella di appassionata di gialli sono rimaste entrambe soddisfatte da questo mix, ed ecco perché.

La parte “erudita”: se tutte le parti che riguardavano la difficoltà di tradurre il testo dantesco in inglese sono andate ovviamente perdute nell’edizione italiana, il mondo del college e le resistenze al lavoro del Circolo forniscono un quadro inedito e interessante; interessante vedere per la prima volta una prospettiva “diversa”, un autore che per noi è un punto fermo e imprescindibile (ma non da sempre, non per tutti: vedi la stroncatura “illustre” di Voltaire) come Dante ostracizzato e violentemente contrastato dall’establishment, costretto a farsi strada tra mille battaglie… Interessante anche la “fotografia” del clima dell’intellighenzia ufficiale e della società statunitense del periodo, che proprio allora iniziava a preoccuparsi e mostrarsi diffidente e ostile verso la crescente immigrazione dall’Europa e l’introduzione di nuove culture. Neppure le prime 150 pagine, lo scoglio che molti hanno giudicato difficilmente superabile, mi sono sembrate poi così impossibili: non mi dispiace quando un autore si prende il suo tempo per presentare scenario e personaggi, e le inevitabili spiegazioni, che in altri libri prendono la forma di dialoghi imbarazzanti e scarsamente verosimili in cui tutti si spiegano a vicenda cose che già sanno benissimo o di lunghi e piattissimi paragrafi che ricordano un sussidiario scolastico, qui sono inserite in modo tutto sommato armonioso. Può darsi che la poca familiarità con nomi che invece per il pubblico americano sono molto più noti abbia reso la lettura ostica e di scarso interesse per qualcuno, per fortuna per me non è stato così. Il romanzo riesce inoltre a dare un’idea dello smarrimento di un’intera Nazione all’indomani di una tragedia che mise a dura prova le sue certezze da poco conquistate come la sanguinosissima guerra civile, della cocente delusione e dell’amara sensazione di aver compiuto un sacrificio inutile dei veterani. Più modestamente, interessanti anche gli squarci sul funzionamento tutt’altro che ottimale della polizia di Boston, ancora poco organizzata e composta da individui spesso non troppo dissimili dai criminali che avevano il compito di arrestare.

Il giallo (le parti del testo che rivelano dettagli importanti sono scritte in bianco per nasconderle, vanno evidenziate per poter essere lette): intanto, in questo libro si legge la descrizione di una delle morti più stomachevoli e agghiaccianti che abbia mai incontrato, quindi, se lo scopo dei thriller è anche farci provare qualche brivido, con me è stato sicuramente raggiunto (parlo naturalmente del primo omicidio, quello del giudice, punito allo stesso modo degli ignavi e cioè mangiato letteralmente vivo dalle larve di una specie di mosche, Cochliomyia hominivorax, praticamente il mio peggiore incubo tramutato in realtà). Il romanzo mantiene un buon passo senza “l’ansia” di dover offrire un colpo di scena ogni tot pagine o ad ogni chiusura di capitolo. Ho apprezzato inoltre il fatto che gli “investigatori” del Circolo Dante fossero tutt’altro che uomini “d’azione” bensì poeti e professori, per giunta di una certa età, e che perciò le loro ricerche fossero spesso lente, impacciate, sfortunate. Anche i contrasti fra i suoi membri sui metodi da seguire, sull’opportunità di continuare a indagare o addirittura di proseguire lo stesso lavoro di traduzione hanno aggiunto vivacità: devo confessare che io non sapevo nulla sui protagonisti, e quindi li ho trattati in tutto e per tutto come “personaggi”, e i loro distinti caratteri emergono con chiarezza e un certo humor. E, infine, l’autore riesce in quella che è sempre la parte più ardua per gli scrittori di gialli e thriller, che magari costruiscono architetture complessissime ma poi crollano miseramente nel finale, e cioè delineare un colpevole e un movente credibili (a me infatti è sembrato tale il reduce deluso e ormai folle al punto da essere ossessionato dalla sua missione “punitiva” risvegliata dall’essere entrato in contatto con quell’antico, strano e potente poema)… che siano anche non immediatamente individuabili dal lettore.

Mentre il Circolo Dante e le vicende legate alla traduzione della Commedia sono documentati, ovviamente la serie di omicidi e il misterioso serial killer (nonché il personaggio del poliziotto mulatto, che serve all’autore per trattare dell’incerta situazione dei neri appena liberati dalla schiavitù) sono frutto della fantasia dell’autore. Non sarà un capolavoro né una lettura che mi rimarrà scolpita nella memoria per tutta la vita, ma buon intrattenimento “intelligente” sì, tanto è vero che le 538 pagine sono filate via in tre giorni. Inoltre, anche se qui inevitabilmente è solo la prima Cantica a farla da padrone (Purgatorio e Paradiso quasi non esistono), mi è venuta voglia di riprendere in mano il poema dantesco.

Curiosamente in questi primi giorni di gennaio ho letto o visto opere che avevano tutte a che fare con gli effetti devastanti della guerra sull’individuo che vi partecipa: Mattatoio n. 5 di Vonnegut, Il Circolo Dante e infine il film The Master di Paul Thomas Anderson.

Matthew Pearl, Il Circolo Dante (trad. Roberta Zuppet), voto = 3/5
Per acquistarlo on line (altra edizione)

2 commenti

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa nordamericana

2 risposte a “Il Circolo Dante

  1. Anch’io come te ho letto recensioni negative su questo romanzo, la cui trama mi ispira davvero tanto. La tua recensione mi incoraggia alla lettura 🙂

    • Bene 🙂 Se deciderai di leggerlo, spero che ti piaccia: con un po’ di pazienza (e naturalmente un certo interesse per l’argomento trattato), questo libro dà soddisfazione

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