Gli Oscar del 2012 – Premiazioni

Il 2012 è stato un anno in cui ho molto sperimentato: tanti titoli letti sull’impulso del momento, di autori a me sconosciuti e di generi nuovi, pochi quelli pescati dalle interminabili liste di libri “da leggere”. I risultati di queste sperimentazioni sono contraddittori: alcune belle sorprese (il libro più bello dell’anno è una di queste), ma anche molte delusioni.

– Libro migliore del 2012

Non devo pensarci su troppo, e il risultato è scontato se avete seguito il blog con continuità. Il capolavoro dell’anno (e non solo) è sicuramente Quando le anime si sollevano di Madison Smartt Bell, prima parte della “Trilogia di Haiti” (in effetti bellissima è la trilogia intera, che forse va considerata come libro unico, ma poiché gli altri due sono un pelo meno riusciti, il premio va a questo): raramente càpita che un romanzo sappia assorbirmi in modo così totale, senza che riesca a trovargli neppure un punto debole. Bellissimi anche libri come Suite francese o Arabia felix, ma quest’anno, per loro sfortuna, c’è stata davvero poca lotta.

– La sorpresa del 2012

È la categoria forse più interessante, visto che, come detto, l’anno è stato ricco di “facce nuove” (per me). Ad esempio tre autori di noir italiani (Chiamami Buio di Rainer, Les Italiens di Pandiani, È stato un attimo di Dazieri), e poi soprattutto Joseph Hansen e tutto il mondo del M/M Romance. Gradevolissima e sorprendente è stata anche l’ultima lettura dell’anno, Cotillion di Georgette Heyer, sorprendente perché avevo sempre creduto che i romanzi rosa fossero piuttosto scontati e stolidi. Premio Joseph Hansen col suo primo romanzo della serie di Brandstetter, Scomparso: forse non è quello che ha ottenuto il voto più alto, ma è stata la sorpresa meno “effimera”, perché ha inaugurato il mio interesse per un nuovo genere, oltre ad avere avuto su di me un impatto tale da spingermi ad acquistare l’intera serie.

– Miglior opera di narrativa italiana contemporanea

Se la giocano in pochi, vista la scarsa presenza di autori italiani quest’anno, e in realtà la gara vera e propria si riduce a pochi nomi, visto che qui i giudizi si sono polarizzati: o molto positivi, o piuttosto deludenti, con poche vie di mezzo. Difficile scegliere, perché anche È stato un attimo e Les Italiens mi sono molto piaciuti, ma vince Giulia 1300 e altri miracoli di Fabio Bartolomei, divertente e perfettamente costruito (uno di quei libri di cui pensi “dovrebbero farne un film”).

– Miglior opera di narrativa straniera contemporanea

Fuori gara, naturalmente, Quando le anime si sollevano (e seguiti), già premiato come Libro dell’anno. Qui la competizione è feroce, essendo la categoria più affollata. Vince l’intenso Suite francese di Irène Némirovsky (ed è soprattutto il segmento Dolce a farmelo amare tanto), notevole anche per la storia della sua genesi, ma devo dire che, in generale, tolte alcune eccezioni, i romanzi stranieri di quest’anno non sono stati male: cito ad es., in ordine sparso, A Dirty Job, The Sisters Brothers, As Meat Loves Salt, La versione di Barney, il già ricordato Cotillion, e il brevissimo e “fulminante” Destinatario sconosciuto, prima lettura del 2012.

– Miglior opera di saggistica

Anche qui, i titoli fra cui scegliere non sono molti: bello La vita degli uomini infami, ma è in effetti l’abbozzo di un’opera poi rimasta incompiuta, avvincente in alcuni punti anche Endurance, ma in altri un po’ ripetitivo. La scelta è dunque piuttosto facile: Arabia felix di Thorkild Hansen, meno romanzato rispetto alla precedente “Trilogia degli schiavi”, ma sempre formidabile nel ricostruire e salvare dall’oblio percorsi, caratteri, storie e agganciarvi interessanti riflessioni, ma anche nel regalare intrattenimento puro e semplice e avventura.

– Il peggiore…

Il 2012 è stato un anno buono, ma non sono mancati neppure i libri brutti, o mediocri. Fra le delusioni, dolorosa quella di Mi spiacerà morire per non vederti più, perché era partito più che bene, ma l’ultima parte lo ha rovinato. Proprio bruttino anche Stars & Stripes, ultima puntata della serie di Ty & Zane, non il miglior modo per congedarsi da questi due personaggi. Ma gli unici concorrenti “seri” a questo premio erano due: sebbene La Foglia Grigia non mi sia piaciuto affatto, lo considero pur sempre superiore al libro più brutto del 2012, e cioè Chiedi e ti sarà tolto di Sam Lipsyte, su cui non spreco altre parole.

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