Death of a Pirate King

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google Translate. Highlight the text to view hidden spoilers.

Tanto doveva accadere: ci doveva essere, prima o poi, lo scivolone; la serie di Adrien English, finora, non aveva mai raggiunto picchi eccelsi ma era tutto sommato piacevole: questo quarto e penultimo romanzo però non mi è sembrato all’altezza dei precedenti, anche per i toni un po’ da soap opera, e il confronto finale melodrammatico e “hollywoodiano”. Rispetto agli altri libri, insomma, mi è sembrato che questo si prendesse troppo sul serio (anche la trama gialla, pur se non del tutto scontata, mi è sembrata un po’ posticcia, un po’ “alla Cluedo”: l’ambiente del jet-set, il veleno, il party con gli invitati di numero ristretto).

Fra Adrien e Jake è finita: Jake si è sposato (anche se, si viene a sapere, la moglie ha perso il bambino che aspettava), nella speranza di vivere una vita “normale”. I due protagonisti non si sono affatto lasciati bene. All’inizio di questo romanzo scopriamo che nel frattempo sono passati circa due anni (un tempo congruo a toglierci dalla testa la sgradevole impressione che ad Adrien capiti di trovarsi per caso in mezzo a un’indagine per omicidio più o meno una volta al mese), Adrien non ha più rivisto il suo ex amante, ed è felicemente fidanzato con Guy (conosciuto in The Hell You Say). MA a Lanyon non piace perdere tempo, perciò a pagina 1 ci è già scappato il morto (un produttore di Hollywood che si stava interessando alla possibile trasposizione cinematografica del romanzo di Adrien) e a pagina 3 fa già il suo ingresso sulla scena l’unico poliziotto di Los Angeles che poteva essere chiamato ad occuparsi del caso, Jake naturalmente. Ok, va bene che fin dall’inizio siamo stati avvisati che il libro giocherà molto sul tema delle “coincidenze”, ma calma.

Tutto succede invece fin troppo in fretta in questo romanzo, mentre nei precedenti, magari non la trama gialla che ci metteva molto poco a partire, ma le vicende sentimentali erano trattate con una lentezza quasi estenuante (basta pensare a quanto ci hanno messo i due protagonisti a finire a letto), ma proprio per questo risultavano più coinvolgenti, stuzzicanti, appassionanti. È matematico che rivedere Jake sconvolge Adrien, nonostante i suoi tentativi di minimizzare la cosa, che nulla è veramente risolto fra loro due, che l’inaspettato ritorno del “rivale” causerà problemi nella relazione con Guy, eccetera. Troppo facile però saltare a pie’ pari i due anni di intervallo, così il lettore fatica a rendersi conto del tempo trascorso, di come ha cambiato i protagonisti, ad avere la giusta percezione della portata dell’impatto che questa rimpatriata ha su di loro. E, se non abbiamo mai letto nulla sulla relazione fra Adrien e Guy, ma ci viene solo presentata come un fatto consolidato, non l’abbiamo mai realmente visti insieme, la crisi in cui l’improvvisa riapparizione di Jake nella sua vita getta Adrien ne risulta un po’… sbiadita, è difficile lasciarsi convincere dai suoi tormenti interiori (detto in un altro modo: non si riesce mai a prendere concretamente sul serio la “minaccia” che Guy può rappresentare per l’accoppiata Adrien/Jake… non al punto in cui vengono lasciate le cose al termine di questo romanzo, almeno). Anche perché, diciamolo, a giudicare dalla frequenza con cui Adrien è ossessionato dal pensiero di Jake, verrebbe da dirgli “chi vuoi prendere in giro” quando protesta fra sé e sé che non prova più nulla per lui: sembra piuttosto ovvio, nonostante l’intenzione dell’autore sia presumibilmente quella di lasciare le cose in sospeso, che correrebbe da Jake anche subito e che del povero, premuroso Guy non gliene potrebbe fregare di meno… Forse metterla giù così è fin troppo brutale, ma certo come minimo non prova per questi un briciolo del trasporto e dell’attrazione che sente per l’altro (ci viene spesso detto che Adrien tiene molto alla sua storia con Guy, ma le sue azioni sembrano mostrare il contrario). Insomma, viste le premesse, non mi sembra il triangolo amoroso più incerto che si sia mai visto nella storia della letteratura.

… Eppure fino a un certo punto nella lettura ho anche immaginato che Lanyon potesse sorprendermi. Man mano che leggevo mi rendevo conto che non avevo grande simpatia per “la Coppia” (perché, ripeto, penso sia inevitabile che, al termine della serie, Adrien e Jake finiranno insieme… poi, posso pure sbagliare, la parola Fine non è ancora stata scritta, ma la vedo dura): troppa insistenza, e fin da subito, sui palpiti accelerati del cuore malandato, sulle sconvolgenti e contraddittorie ondate di sentimenti e di interrogativi che si impossessano di Adrien ogni volta che si ritrova faccia a faccia con Jake, e dall’altra parte però un Jake quasi irriconoscibile, divenuto francamente sgradevole, e sulla cui vita privata emergevano dettagli sconcertanti, per noi lettori e per Adrien (prova di quanto il personaggio fosse riuscito a conservare perfettamente un’aura di mistero ed enigma… o che l’autore sta iniziando a perdere la bussola e a tirare un po’ troppo la corda?), che si trova di fronte alla realizzazione che una persona che credeva di conoscere, alla quale anzi aveva creduto di essere stato molto vicino in passato, si rivela assai diversa. Certo, mi dicevo, che se Lanyon ha qualche scopo nascosto per far improvvisamente stornare tutte le simpatie dei lettori da un personaggio che finora era stato – suppongo – molto amato (come tutti i classici uomini affascinanti, tenebrosi e tormentati), ci sta riuscendo benissimo. Credevo (speravo) allora che avremmo assistito a un’epica, tragica discesa in una spirale autodistruttiva e degradante del personaggio di Jake, che avrebbe mandato in tilt tutte le facili aspettative di un lieto fine: sono una lettrice un po’ sadica, a volte, e non immagino destini piacevoli per i miei personaggi… ma d’altra parte mi sembrano spesso queste le storie più interessanti e originali e stimolanti per l’abilità dell’autore e provocatorie per le sensibilità dei lettori. Ho allora sperato che Lanyon stesse preparando un (bel) colpo di scena: forse non tutto è come prima, alcune cose non si aggiustano, forse Jake è cambiato, ma in peggio, forse addirittura si accenna a una forma di stalking nei confronti di Adrien (spoiler: vedi soprattutto il passo in cui Guy rivela di aver visto in passato Jake nell’auto parcheggiata davanti alla libreria), magari quello che, in altre circostanze, se i due, soprattutto Jake, avessero fatto scelte diverse, avessero avuto meno paura, sarebbe potuto diventare un sentimento importante si sta tramutando, per questo personaggio, in un’insana ossessione, alimentata ed esacerbata dalla brusca separazione e dalla lontananza, dalle costrizioni e dalla frustrazione di una vita di menzogne cui si era volontariamente votato? E, al diavolo tutta la mitologia sull’attrazione fatale e insopprimibile, sull’unica vera anima gemella, Adrien sarebbe giunto alla conclusione (in tempo o no, questo era da vedere) che Jake non era l’uomo giusto per lui, che era anzi pericoloso, instabile, fin troppo incasinato nella sua vita e ormai senza speranza, e che invece l’unica scelta sana, felice, giusta era Guy?

Così come stanno le cose, invece, l’impressione è che il lieto fine sia solo rimandato e si stia preparando il terreno per l’ennesimo caso di “First Girl Wins” (beh, per la precisione qui “First Boy Wins”), against all odds, perché semplicemente era Destino. Non so quale sia l’opinione dei fan della serie, ma io al momento sono veramente poco entusiasta della Official Couple.

Aggiungo, fra le cose che mi hanno deluso, il fatto che il tema dei libri e della scrittura sia molto più periferico rispetto ai romanzi precedenti (anche quando si cita l’attività di Adrien quale proprietario della libreria, è solo per fargli osservare, di tanto in tanto, che l’hobby di investigatore dilettante sta sottraendo sempre più tempo al suo vero lavoro, tutto qui), e qualche bizzarra imprecisione nei nomi: il “Grimaldi” che ogni tanto viene citato sarebbe l’Olivier Garibaldi del romanzo precedente? e il marito della sorellastra, come mai ora si chiama Beavis, non era Brad (o Beavis è un nomignolo?)? Ma ci vuole tanto, mi chiedo, a controllare questi dettagli?

Quello che invece continua a essere interessante e inedito, credibile e ben reso, è il sentimento del protagonista della propria mortalità, anzi, a causa di un peggioramento della sua condizione, per Adrien il pensiero della morte si fa in questo romanzo ancora più presente, quasi “familiare”.

Josh Lanyon, Death of a Pirate King, voto = 2,5/5

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