The Hell You Say

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google Translate. Highlight the text to view hidden spoilers.

Continuano, con questo terzo romanzo, le avventure del libraio-giallista Adrien English, la cui vita tranquilla ultimamente viene turbata sempre più spesso dal coinvolgimento a catena in misteri e omicidi (guarda caso!), in cui non può fare a meno di ficcare il naso, nonché dalla “relazione” (in realtà non sa neppure lui se si possa definire tale) con il detective della polizia di Los Angeles Jake Riordan, con cui si vede abbastanza regolarmente ma che è ancora tenacemente deciso a mantenere il più assoluto riserbo sulla loro frequentazione, anche per motivi di carriera, a negare che vi sia con Adrien qualcosa più di semplice sesso, a non fare pienamente luce sui suoi sentimenti e a chiudere qualsiasi spiraglio a una seria analisi di sé e della sua natura.

Se devo dire la verità, prima di iniziare la lettura di questa serie mi ero un po’ informata delle trame su Goodreads, perciò sapevo già alcune anticipazioni (in particolare l’entrata in scena di un nuovo personaggio), ma ciò non toglie che il colpo di scena di pagina… boh, insomma al 29% del libro (nuovo modo di indicare i passi da citare), mi ha comunque lasciato triste ed emozionata: bel modo di complicare le cose, di costringere i protagonisti a una dolorosa separazione, di portare Adrien a interrogarsi su quello che cerca in una relazione e se valga la pena insistere in una strada apparentemente senza uscita (oltre tutto non suona neppure forzato ed eccessivamente melodrammatico, perché non contrasta col carattere del personaggio: già in precedenza ci era stato detto che Jake desiderava sposarsi e avere figli, una famiglia “normale”), specialmente ora che sembra profilarsi un’altra opportunità che potrebbe renderlo più sereno e felice.

La serie continua a essere “carina” e a dar sfoggio di una salutare autoironia, prendendosi bonariamente in giro: si veda ad esempio l’episodio del laboratorio di scrittura per aspiranti giallisti che il protagonista ospita nella sua libreria, quando, a una coppia di amici scrittori, autori di un romanzo su un giornalista che fa l’investigatore dilettante, Adrien osserva che non è verosimile che al personaggio capiti sempre di imbattersi in omicidi irrisolti! E i due prontamente ribattono che proprio a lui, Adrien, era già successo due volte, perciò perché no? Qui Lanyon chiaramente strizza l’occhio ai suoi lettori e ci “smonta” simpaticamente qualsiasi critica di inverosimiglianza (che pure mi stavo preparando a muovergli!), ammettendo la sua “colpa” ma invitandoci a non pensarci troppo e a divertirsi con la storia… Il gioco è ancora più scoperto se si pensa che questo personaggio del giornalista-detective (gay!) è ispirato proprio allo stesso Adrien, e quindi il giallo scritto dai suoi amici è un romanzo nel romanzo. In effetti The Hell You Say va preso piuttosto sul ridere, a partire dal titolo (traducibile più o meno in “Che diavolo dici”), visto che al centro dell’indagine c’è una serie di inquietanti omicidi, forse da imputare a una misteriosa setta di satanisti; l’argomento tuttavia non è trattato in modo banale, si fanno vari distinguo tra i diversi filoni e figure fondatrici del satanismo, il mondo della Wicca, il neopaganesimo, insomma, un sacco di cose che ignoravo e che mostrano che deve esserci stata una qualche ricerca da parte dell’autore. Ma poi, la voce narrante del protagonista, sempre pronto a ironizzare sulle proprie debolezze ingenuità o sui numerosi passi falsi, come anche tutta la preparazione verso la scena finale, con la tensione che sale, e che si risolve poi in modo deliberatamente antispettacolare e quasi comico, nonché la sottotrama che vede Adrien impegnato, suo malgrado, come se non avesse già abbastanza pensieri, fra strane sette e pene d’amore, nell’organizzazione del secondo matrimonio della madre… tutti elementi che fanno pendere l’ago della bilancia verso la commedia.

Questo non vuol significa, comunque, che i sentimenti dei protagonisti siano trattati in modo leggero e superficiale, poiché anzi mai come in questo episodio la storia fra Adrien e Jake, con le difficoltà, forse insormontabili, con cui si scontra nell’andare avanti, risulta coinvolgente, le mille contraddizioni in cui si ritrova a dibattersi Jake senza riuscire a trovare una via d’uscita dai suoi tormenti, così come la rabbia e lo sconcerto di Adrien verso comportamenti che non riesce a capire, la sua paura della solitudine, dell’invecchiare solo, della morte (il fatto che il protagonista sia malato di cuore, e il modo con cui convive con questa condizione, sono altri aspetti inusuali da trovare in un romanzo d’intrattenimento), sono resi con tono misurato ma non per questo meno sentito e vero.

Devo dire, però, che non sono riuscita a seguire perfettamente il filo delle indagini, né a comprendere perfettamente la spiegazione finale, i moventi, e questo più o meno era successo anche in A Dangerous Thing: ora, o Lanyon non si fa capire benissimo, o io, anche inconsciamente, dedico minore attenzione alla trama gialla, che mi interessa meno, oppure… è un difetto della lettura sull’e-book reader? Dove posso, sì, tornare indietro con le pagine, ma in modo molto più disagevole che in un libro di carta, e quindi non lo faccio quasi mai: ed è possibile, quindi, che non riesca a fare collegamenti con dettagli importanti già comparsi nella storia, con passi letti in precedenza che, come spesso succede nei gialli, aiuterebbero a comprendere gli sviluppi della trama ma che non ricordo bene e che non ho voglia di andare a recuperare?

Josh Lanyon, The Hell You Say, voto = 3/5

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