Fludd

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google Translate

Talvolta certi libri hanno storie bizzarre alle spalle; anni e anni e anni fa, nella rubrica letteraria curata da D’Orrico in fondo al supplemento del giovedì del Corriere della Sera, lessi, distrattamente, senza prestarvi molta attenzione, una mini-recensione di un romanzo appena uscito, o appena tradotto in italiano. Ricordo che la copertina era rossa, e per anni la trama che si era fissata nella mia mente era più o meno questa: in uno sperduto villaggio irlandese (o almeno, così credevo di ricordare) degli anni Sessanta (idem), fa la sua comparsa all’improvviso un giovane prete cattolico, all’avanguardia e in sintonia con i più moderni orientamenti del Concilio Vaticano II (ero piuttosto sicura che il Concilio venisse esplicitamente citato), i cui metodi anticonvenzionali sconvolgono gli abitanti della piccola e arretrata parrocchia che, in un crescendo di comici episodi, finiscono addirittura per crederlo un inviato del demonio!

Come ho detto, lì per lì lessi quelle poche righe e non ci pensai più, mi dimenticai subito titolo e autore; però, come talvolta succede, certe cose, certe informazioni apparentemente insignificanti continuano incredibilmente a tormentarci con il loro ricordo nebuloso. Ogni tanto mi capitava di ripensarci, a quel libro sul prete-demonio, chissà, poteva essere interessante, divertente… Ma come rintracciarlo, ormai? Le annate della rivista erano state buttate da tempo, ricordavo solo questi brandelli di trama, e neppure con troppa sicurezza. Quando arrivò Google tentai anche qualche ricerca disperata, cose tipo “romanzo prete villaggio Irlanda Concilio diavolo”, senza alcun successo. Sembrava un’impresa impossibile, una mancanza, quella di non essermi annotata a suo tempo il titolo, con cui avrei dovuto convivere fino alla fine dei miei giorni…

Su Goodreads però esiste il gruppo “What’s The Name of That Book???” (Qual è il titolo di quel libro???), che come logo ha, significativamente, l’immagine di un tizio che sbatte la testa contro un muro. Qui ognuno può scrivere la sua richiesta di S.O.S., del genere “Aiuto, quando avevo 10 anni ho letto un libro con la copertina rosa che, se non ricordo male, aveva per protagonista un bambino che prendeva il tè con un asino e andava sulla Luna…”. Vengono fuori le trame e i ricordi più assurdi, confusi, sconclusionati e spesso distorti, ma il bello è che il più delle volte l’aiuto degli altri membri porta a rintracciare effettivamente quel libro il cui ricordo vago da anni ci tormenta. Anche se io personalmente non riesco quasi mai ad aiutare nessuno, mi diverte leggere questi messaggi per vedere che il mio è un “problema” comune anche ad altri, e mi commuove il legame che si forma fra noi e certi libri oscuri letti magari durante l’infanzia, tale che a distanza di così tanto tempo ancora non si smette di cercarli.

Per tornare a noi, insomma, qualche mese fa un tentativo l’ho fatto anch’io, di illustrare l’abbozzo di trama che ricordavo e vedere se per qualcuno “si accendeva la lampadina” e la mia ricerca approdava finalmente a una meta. Fra i titoli proposti da chi cercava di indovinare, c’era pure questo Fludd, di Hilary Mantel, che sembrava essere il più probabile: non era ambientato in Irlanda, ma in un inesistente villaggio inglese, e non negli anni Sessanta, ma nel decennio precedente. L’edizione originale del romanzo è del 1989, ma la traduzione italiana uscì nel 2002 (ci poteva stare, a me sembrava che il mio ricordo risalisse alla fine degli anni Novanta, ma potevo anche sbagliare) ed effettivamente aveva una copertina rossa… La certezza assoluta che questo sia IL libro probabilmente mi sfuggirà sempre, ma sembrava esserci una buona probabilità. Libro dunque acquistato (in lingua originale, poiché nel frattempo l’edizione italiana era andata fuori catalogo) e ora letto: e posso dire quindi che sì, al 99% era lui, era il libro che cercavo. Fine della lunghissima premessa, e scusate la prolissità ma, quando i libri hanno storie particolari alle spalle e un determinato percorso, anche accidentato, che mi fa arrivare ad essi, mi piace raccontarlo (è innanzi tutto d’aiuto alla mia memoria).

La trama è più o meno quella che ricordavo: a Fetherhoughton, paesino piuttosto triste e grigio del nord dell’Inghilterra, l’anziano padre Angwin, il prete cattolico, sente di aver ormai perso la fede autentica e tira avanti limitandosi a gestire gli scrupoli devozionali e le affettate devozioni dei suoi parrocchiani. Un giorno giunge in visita il vescovo, ansioso di portare un po’ di “modernità” in quell’angolo sperduto della sua diocesi: ordina che dalla chiesa vengano sgombrate tutte le statue dei santi e annuncia il prossimo arrivo di un giovane curato per aiutare il prete nello svolgimento dei suoi doveri. E infatti poco tempo dopo si presenta, nottetempo, il misterioso padre Fludd, e tutti coloro che entrano in contatto con lui (padre Angwin, la perpetua, la giovane suora del locale convento) finiscono per uscirne trasformati, o meglio per far emergere finalmente alla luce istanze di cambiamento che già covavano dentro di loro. Ma è veramente egli un prete, o piuttosto uno stregone, un praticante dell’antica arte alchemica che, appunto, fa della trasformazione della materia in altro il suo obiettivo principale?

Se devo dire la verità, nient’altro che la verità, questo libro ottiene una votazione tutto sommato favorevole in parte anche grazie alla sua “leggenda” e per ragioni “affettive”: c’è un po’ la soddisfazione di dire “missione compiuta”, quadratura del cerchio raggiunta, una ricerca di anni giunge al termine, un pensiero “tormentoso” che era rimasto nascosto fra le pieghe della mente per tutto questo tempo finalmente svanisce. Del romanzo in sé, devo confessare che… non ho capito tutto né mi è parso questo gran capolavoro. Alcuni tocchi di pungente humour inglese, comunque, soprattutto nella descrizione della vita del desolato e sonnacchioso villaggio e della pigra devozione dei suoi abitanti, erano gradevoli.

La lettura di questo libro ha fatto anche da “test” (sono solo 186 pagine) per saggiare la scrittura dell’autrice prima di iniziare, eventualmente, la sua ben più corposa trilogia storica Wolf Hall: se tanto mi dà tanto, farò una fatica bestiale, perché l’inglese della Mantel non è affatto facile (e se mi “accontentassi” della traduzione italiana, per stavolta?).

Hilary Mantel, Fludd, voto = 3/5
Per acquistarlo on line

2 commenti

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa britannica e irlandese

2 risposte a “Fludd

  1. Bella la storia per arrivare al libro.

  2. Pingback: Wolf Hall | libri ... e basta

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