Stars & Stripes

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google Translate

E siamo arrivati alla fine (e ora mi toccherà riprendere con le letture “serie”): le avventure di Ty & Zane, infatti, si concludono (per il momento?) con questo Stars & Stripes, sesto libro della serie.

Il tema di fondo dell’episodio è che Ty e Zane mal sopportano, ormai, l’obbligo di tenere nascosto il loro amore, e si sentono pronti per uscire allo scoperto, sul lavoro, anche se sono convinti che non mancheranno i problemi, ma soprattutto coi loro familiari.

È dall’inizio della serie che sappiamo che la famiglia di Ty è forse un po’ rustica ma tanto unita e felice, mentre quella di Zane è ricchissima ma attraversata da mille tensioni, e che egli ha rotto qualsiasi rapporto coi suoi per sfuggire a quell’ambiente soffocante e nel quale non è benvoluto. Il fatto che i parenti di Ty fossero spesso e quasi da subito presenti in scena o citati, mentre quelli di Zane venissero ricordati solo con fugaci e cupi accenni di lui, naturalmente ha molto alimentato la curiosità verso questo (presumibile) sviluppo della storia. Perciò, quando una telefonata inaspettata della sorella costringe Zane a tornare a casa poiché vi sono gravi problemi nel loro ranch di famiglia in Texas, si poteva sperare in scenari interessanti. Non mi dispiaceva neppure che si verificasse una situazione finora poco vista, e cioè i due protagonisti per una volta lontani e in azione ciascuno per conto proprio (se non altro perché così non ci sarebbe stato Ty a rubare continuamente la scena a Zane); purtroppo però ben presto Ty raggiunge il compagno in Texas.
Ma si diceva della terribile famiglia di Zane, da cui questi era dovuto fuggire: poi però si scopre che col padre ha un buon rapporto, con la sorella va d’amore e d’accordo (e sia l’uno sia l’altra accolgono serenamente la notizia che Zane e Ty sono amanti; poco prima nel romanzo pure la famiglia di Ty aveva reagito con altrettanta tranquillità), il cognato è una brava persona, la nipotina è adorabile (ma “adorabile” come i carinissimi e fintissimi e odiosissimi bambini di libri/film/pubblicità), i cugini sono dei simpaticoni e, sì, va beh, la madre è un po’ autoritaria e lui non la sopporta.

Tutto qui? Intendiamoci, fa bene l’autrice a evitare il melodramma più spudorato e stereotipato, gli eccessi di patetismo, le scenate tipo “fuori da questa casa!” (e in più di un caso nel corso della serie si è visto che c’è un certo gusto nel tentare di rovesciare le aspettative del lettore), ma si può dire che, se in tutta la prima metà del romanzo non si vede neanche l’ombra di un conflitto, o quasi, la lettura diventa un po’… noiosetta?

Almeno falla breve col tema “quanto sono felici insieme Ty e Zane”, visto che, ormai, l’abbiamo capito (e da un pezzo). Invece per un bel po’ possiamo leggere e rileggere le riflessioni di Zane, che sono più o meno queste: “Quanto è bello Ty. Quanto è simpatico Ty. Quanto è intelligente Ty. Quanto è dolce Ty. Quanto è sexy Ty. Quanto è forte Ty. Quanto è bravo coi bambini Ty. Quanto è bravo cogli animali Ty. Quanto è spiritoso Ty. Quanto è socievole Ty. Quanto è affascinante Ty. Quanto è bravo a letto Ty. Quanto canta bene Ty. Quanto balla bene Ty” (Ogni tanto adottiamo anche il punto di vista di Ty, e allora è lui a cantare le lodi di Zane, ma meno frequentemente e con meno enfasi. Si vede chiaramente chi è “il cocco” dell’autrice.)

Va bene che guardiamo Ty con gli occhi di Zane e che quest’ultimo (vi era forse sfuggito?) è innamorato pazzo, ma, a parte che così Zane sembra la ragazzina di Twilight in perenne adorazione del fidanzato vampiro e non un adulto grande e grosso più che quarantenne e assai navigato, il personaggio di Ty sta diventando ridicolo con questo suo sfiorare in ogni cosa la perfezione. Perfino quando l’autrice tenta di dargli qualche tratto negativo, o comunque inquietante, la cosa finisce per risolversi in una luce a lui favorevole: anni prima, forse (ma forse no, eh), quando era ancora nei Marines, in Afghanistan, ha ucciso un compagno? Eh, ma quello era impazzito e aveva cercato di stuprare una ragazza del luogo… In fondo non si può dire che avesse tutti i torti! Mi ricorda un po’ l’analisi del personaggio di Christian Grey del bestseller Cinquanta sfumature di grigio letta qui.

Mentre si cerca anche di capire che sta succedendo nel ranch della famiglia, che a quanto pare viene attraversato illegalmente da trafficanti di animali esotici, con tigri del Bengali che scorrazzano in libertà nelle lande texane, Ty viene presentato al parentado di Zane, i due si scambiano sguardi languidi, si lanciano in continuazione battute e ammiccamenti vari, si stuzzicano, per la gioia del lettore che a un certo punto non ne può più, mentre tutti attorno a loro pensano “Che bella coppia!” (o sono a loro volta stregati dal fascino di Ty, che “quanto è bravo, quanto è simpatico, quanto ha un effetto positivo su Zane”, eccetera). Insomma, la premessa potenzialmente interessantissima di indagare finalmente nei fantasmi del passato di Zane si affloscia quasi subito senza rimedio.

E così, ridendo e scherzando, siamo arrivati quasi a due terzi del romanzo. Due terzi. “Succederà mai qualcosa?”, ci si chiede. Qualcosa di non stupido, tipo Ty che lotta a mani nude con la tigre, magari. Alla fine la prima che si prende l’incombenza di dare un po’ una scossa agli eventi prima che il lettore scivoli nel torpore è la madre di Zane. Madre di Zane che nel libro si fa chiamare “Beverly”, ma tutti ci accorgiamo subito di quale sia la sua vera identità:

Sì, è evidente che in realtà è Crudelia de Mon: così cattiva, ma così cattiva, che più cattiva non si può, e più o meno con la stessa profondità psicologica di un cartoon. Parla col figlio ultraquarantenne come se questi avesse quindici anni. Chiaramente non le interessa nulla della felicità e della ritrovata gioia di vivere di lui. Governa la famiglia col “terrore”. Ancora dice cose come “Zane, tu sei l’ultimo maschio dei Garrett”: ma che è, la dinastia reale del Texas?? Naturalmente, chi è l’unico in grado di tenerle testa? Ty. Almeno, comunque, Beverly/Crudelia contribuisce a disperdere la soporifera atmosfera da Mulino Bianco prima del pandemonio finale.

Succedono infatti un po’ di cose, per la maggior parte stupide, come si temeva: sparatorie forsennate nel pieno della festa del 4 luglio, tigri coccolose che vengono in soccorso del nostro eroe in pericolo, eccetera. Come negli altri libri, alla fine succede qualcosa che semplicemente ci fa vedere chi sono i colpevoli, piuttosto che farcelo scoprire mettendo insieme i pezzi. E di nuovo, posatasi la polvere dopo la grande scena d’azione conclusiva, l’autrice liquida la fastidiosa incombenza di darci qualche spiegazione con una scrollata di spalle: tanto è tutto finito, i cattivi sono stati sconfitti, che ci importa ormai?

Bruttissimo modo di concludere la serie (a dire il vero non so se sia effettivamente conclusa o se continui: può darsi che questa sia la fine, visto che la situazione raggiunta dalla coppia è stabile e serena: l’unico dubbio che rimane è quando Zane chiederà a Ty di sposarlo. Ad ogni modo per ora questo è l’ultimo romanzo). Nel complesso, si poteva sicuramente dare di più, senza essere eroi (cit.). A deludere maggiormente, lo si sarà capito, sono state le pretese da thriller “veri” che questi libri avevano: situazioni comicamente esagerate e mai chiare nelle loro dinamiche, antagonisti risibili e dalle motivazioni misteriose, i nostri sempre soli contro tutti e sempre vincenti, ecc. Dal punto di vista della storia romantica, invece, Cut & Run aveva il vantaggio di essere il primo libro della serie e di poter sfruttare quindi la tensione erotica ancora irrisolta fra i protagonisti (chissà, se non fosse stata consumata subito, come sarebbe potuta andare), e anche Sticks & Stones non era male. Via via che la storia si consolida, però, purtroppo la tensione narrativa diminuisce, nonostante si cerchi di prospettare sempre nuove complicazioni più o meno convincenti. Fish & Chips, alla fine, tutto sommato era godibile proprio perché volutamente sopra le righe e scioccherello, mentre, alla luce del “disastro” dell’ultimo libro, Divide & Conquer va almeno parzialmente rivalutato. Armed & Dangerous, invece, dava esattamente tutto quel che prometteva: divertimento, sentimento, e un po’ d’azione, più che vera e propria suspence (non scomoderei questa parola per questa serie); decisamente il migliore dei sei, accanto al primo episodio. Di Stars & Stripes ho detto sopra. Quanto all’erotismo, le scene di sesso avevano una certa varietà (una di queste è appunto fra le poche cose che si salvano di questo ultimo romanzo), anche se è difficile, alla lunga, sentirsi tanto coinvolti emotivamente se ci vengono sempre descritte come perfette e appaganti in modo quasi sovrannaturale, e i due protagonisti abilissimi e senza un difetto tanto da sembrare irreali.

Abigail Roux, Stars & Stripes, voto = 1,5/5
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