La Foglia Grigia

Diciamo la verità, ho acquistato questo romanzo solo perché era ambientato a Perugia nel 1877, perché altrimenti dalla trama si poteva capire che era il solito giallo storico: l’ispettore X indaga sull’uccisione di due donne, orrendamente torturate, sembra una cosa di poco conto e invece si scopre il complotto del secolo, le vittime aumentano ecc. ecc. ecc. Bla bla bla.

A un quarto del libro, mi chiedevo chi me lo facesse fare, di andare avanti: non avevo voglia di prenderlo in mano, mentre lo leggevo pensavo ad altro e smettevo dopo poche pagine. A un giallo, però, chiedi come minimo che ti faccia interessare alla storia, anche se non è scritto a regola d’arte. A conti fatti, il libro ha avuto l’unico merito di avermi fatto fare un passo avanti nelle sfide “Esimio sconosciuto” (leggi 10 libri di autori che non avevi mai sentito nominare) e “Viaggio in Italia” (leggi 20 libri, uno per ciascuna regione italiana) di Goodreads. Talmente scarso, infatti, è stato l’interesse che fin dall’inizio mi ha suscitato, che sono venuta meno a una delle mie regole (“non si leggono più libri contemporaneamente”) e, mentre lottavo per scollinare oltre la metà di La Foglia Grigia, ho iniziato e finito altri due romanzi ben più scorrevoli.

Ovviamente l’investigatore è un tipo ispido, un cane sciolto che non va tanto d’accordo coi superiori e con le lungaggini procedurali. Ovviamente le sue simpatie vanno tutte verso la povera gente. Ovviamente il suo passato è travagliato, avventuroso, con una grande e mai dimenticata storia d’amore alle spalle. Ovviamente il suo intuito lo porta a dubitare dei risultati ufficiali dell’inchiesta. Ovviamente le indagini lo portano a “fare squadra” con un compagno che non potrebbe essere più diverso da lui, e con cui sulle prime sembra improbabile che riesca a lavorare. Ovviamente c’è l’illustre personaggio storico tirato dentro a casaccio (e, come si ammette candidamente nei Ringraziamenti finali, non si fa nemmeno uno straccio di tentativo per salvaguardare la verosimiglianza della vicenda). Ovviamente c’è una serie di delitti agghiaccianti. Ovviamente sulle prime la cosa viene sottovalutata nonché sbrigata in modo “stranamente” rapido e svogliato dai superiori del protagonista. Ovviamente sotto c’è una trama loschissima, una setta di depravati che coinvolge personaggi potenti e altolocati (ma di cui l’autore non riesce mai veramente a trasmetterci la presunta pericolosità per lo Stato unitario, di cui pure vorrebbe proprio farci convinti, e a spiegarci perché la cosa diventi a un certo punto materia per i servizi segreti: qualcuno mi spiega il senso del discorso di Cavour alle pp. 275-283?). Ovviamente le morti si moltiplicano. Ovviamente alla fine il colpevole è proprio quello che non ti aspetti (che poi questa cosa che l’investigatore arrivi all’ultimo a capire la chiave di tutto perché si ricorda, tanto convenientemente, di una frasetta apparentemente insignificante pronunciata, mesi e mesi prima, dal colpevole, dopo tutta l’acqua che è passata sotto i ponti, per me è proprio l’esempio classico di come non concludere un giallo). Non aiuta neanche ad appassionarsi alla vicenda venire a sapere grosso modo chi siano i “cattivi” prima della metà del romanzo. Poiché l’autore, Alessandro Cannevale, di mestiere fa il sostituto procuratore della Repubblica, forse le parti più interessanti erano quelle in cui emergevano i contrasti fra le procedure e le competenze delle forze di polizia e quelle dell’Arma dei carabinieri, o il contorno di “normale amministrazione” di cui, accanto al caso al centro del romanzo, il protagonista deve comunque occuparsi. Ma questo se proprio vogliamo trovare qualcosa di positivo.

Se non bastasse la fatica per districarsi fra i punti di vista che cambiano continuamente fra una decina di personaggi diversi, e i numerosissimi salti avanti e indietro nel tempo, che non fanno altro che confondere ancora di più le idee e mettere a dura prova la pazienza di chi legge, ci pensa infine la scrittura, che quando meno te l’aspetti si mette a inseguire le vette del lirismo più sfrenato, a rendere la lettura stentata (da Oscar la citazione a p. 110: “Ad ogni respiro, dal cuore triste delle mucche esce una canzone”. Uno rischia di andare avanti velocemente e non notare queste cose, invece stavolta mi sono fermata, ho riletto, c’ho riflettuto e: “Eeeeh???”). Siccome la trama è ingarbugliatissima (e, ripeto, il caos della cronologia esaspererebbe anche i più ben disposti), l’autore si rende conto che il lettore non ce la farà mai a seguirne tutti i fili da solo, e ogni tot pagine è costretto a inserire lunghi, piattissimi brani che non sono altro che infodump mascherato da riflessioni di un personaggio, o dialoghi “istruttivi”, o tentativi di ricapitolare tutta la materia e le vicende salienti nel corso degli anni.

Insomma, a parte la curiosità e il divertimento iniziale di leggere nomi di località noti e dialoghi in perugino (tra l’altro parlato da un unico personaggio, perché gli altri sono “immuni” e si esprimono in un italiano perfetto?), solo tanta, tantissima fatica per andare avanti anche solo di poche pagine… e una frase, questa sì, brillante: “– In ogni caso, eccellenza, avresti dovuto incaricare l’Arma –. Sforza trova delizioso chiamare eccellenza il prefetto e nel contempo dargli del tu: è come dare dell’eccellenza a se stesso” (p. 164). Un po’ pochino.

Alessandro Cannevale, La Foglia Grigia, voto = 1,5/5
Per acquistarlo on line

Lascia un commento

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa italiana

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...