Sticks & Stones

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Mentre La Foglia Grigia continua a giacere in attesa da giorni sulla scrivania e a impensierirmi (“uffa, prima o poi dovrò riprenderlo e finirlo”: speriamo che si riscatti), ho iniziato e terminato la seconda puntata delle avventure di Ty e Zane, Sticks & Stones (caratteristica interessante della serie è che tutti i titoli presentano coppie di parole, quasi a simboleggiare la coppia di protagonisti).

Come detto per il primo della serie, Cut & Run, siamo ben consapevoli che non stiamo recensendo la Recherche di Proust.

Paradossalmente, forse, quello che “frega” le due autrici è che si ostinano a voler scrivere thriller e/o romanzi d’avventura, in cui la componente d’azione deve avere la sua parte: e, detto francamente, non sempre lo sanno far bene. Rispetto alle imbarazzanti falle nel “thriller” Cut & Run, comunque, qui va meglio, anche perché la coppia Urban & Roux ha il merito di aver sperimentato strade nuove (forse si sono rese conto dei punti deboli del primo libro?). Ci si sarebbe potuti aspettare che il secondo romanzo con Ty & Zane vedesse i due di nuovo alle prese con un caso complicatissimo, nuovi misteri ancora più inquietanti e intricati, nuovi colpevoli ancora più malvagi da assicurare alla giustizia. Invece, si cambia totalmente scenario, con una mossa che mostra l’apprezzabile intenzione di evitare di riproporre subito situazioni già viste.

Infatti, nel primo terzo del romanzo non succede quasi nulla, o meglio, nulla di paragonabile agli avvenimenti della prima puntata, caratterizzata dal contesto della grande metropoli, dai numerosi spostamenti, dalla grande varietà dei personaggi incontrati, dalla concentrazione sull’ambito professionale dei due, dai dialoghi spesso secchi e conditi da battute graffianti o ironiche: dopo la traumatica avventura di Cut & Run e la loro separazione, Ty e Zane sono stati messi per un certo periodo a fare lavoro “di scrivania”. Il loro superiore continua a essere preoccupato per il loro equilibrio psicologico anche a causa delle cicatrici del passato che ancora si portano dietro, perciò li obbliga di fatto a prendersi qualche settimana di vacanza. Ty propone allora a Zane di accompagnarlo a far visita alla sua famiglia in West Virginia: lì potranno rilassarsi e fare lunghe e salutari escursioni nei boschi in cui è cresciuto. In realtà in tal modo vorrebbe anche ottenere che Zane, che insiste a rifiutare qualsiasi aiuto, incontri e parli “informalmente” con suo fratello, di professione psicologo. Anche la loro relazione, nel frattempo, è in una fase delicata e dai contorni incerti: i due si danno continuamente addosso, ma sul lavoro e a letto hanno un’intesa perfetta, tuttavia non riescono a raggiungere un livello di intimità più profonda, e non sono neppure sicuri di voler affrontare apertamente la questione.
Giunti a destinazione, Zane viene introdotto nella “pittoresca” famiglia Grady. La madre e il nonno di Ty… sono due macchiette, la prima una figura angelica e dolce ma anche forte e risoluta, da “mamma orsa e i suoi cuccioli”, che sembra passare la vita davanti ai fornelli, il secondo un vecchietto energico ma ormai con qualche rotella fuori posto. Il padre e il fratello minore sono meglio caratterizzati: il primo, anch’egli ex soldato come Ty, brav’uomo ma tutto d’un pezzo e abituato a pretendere una disciplina quasi militare dai suoi figli (trovo realistico il fatto che la carriera delle armi sia una costante fra i maschi di questa famiglia dell’America profonda), il secondo (che ha scelto una strada diversa anche a causa di un’infermità fisica, e che è anche l’unico in famiglia a sapere che Ty e Zane sono amanti) poi assolve anche alla funzione di decifrare e spiegare per i protagonisti e per il lettore le complicate dinamiche del rapporto sentimentale (che analizzi subito ogni minimo gesto dei due può sembrare una forzatura o uno stereotipo, e invece, avendo un parente psicologo, posso confermare che è così, ed è abbastanza angosciante). I contrasti familiari (o al contrario le scenette più leggere e comiche), la famiglia vista sia come rifugio sia come prigione, la relazione padre/figlio (padre severo ed esigente che non sa esprimere affetto ma che tuttavia ama profondamente i suoi figli, figlio cresciuto con l’imperativo di emularlo e di non deluderlo) in qualche caso sapevano vagamente di già sentito, ma il fatto che tali elementi venissero presentati dal punto di vista “esterno” di Zane, di volta in volta perplesso, ammirato, arrabbiato di fronte alle per lui inedite dinamiche interne della famiglia Grady, dava comunque una prospettiva interessante, anche perché forniva al personaggio un’opportunità per comprendere meglio alcuni aspetti del carattere dell’amante.

Certo, poiché però, come dicevo, le autrici sono convinte che la componente avventura ci debba essere e che i due protagonisti ne debbano comunque uscire come due “veri duri”, l’escursione in montagna sarà disturbata non solo dal cattivo tempo o dalla difficoltà ad attraversare luoghi impervi e selvaggi, ma dall’incontro con una pericolosa banda di balordi cacciatori di tesori, armati e pronti a tutto, che i nostri si ritroveranno a combattere (forse, se ci si fosse limitati a “per qualche sfortunato caso ci siamo persi in mezzo alle montagne e ora dobbiamo cercare di sopravvivere” sarebbe stato ugualmente avvincente e più credibile). Insomma, una trovata abbastanza bizzarra e che fa un po’ “Hardy Boys”, ma, di nuovo, per me era ben più importante seguire lo sviluppo della relazione, in questo caso reso interessante dal fatto che Zane (che mi sembra fra i due il personaggio più affascinante) viene introdotto in famiglia in questa sua posizione ambigua di “partner” di Ty, parola che per i vari personaggi assume significati ben diversi.

Madeleine Urban & Abigail Roux, Sticks & Stones, voto = 3/5
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