Talking Pictures

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Non ricordo con precisione come, la scorsa primavera, scoprii questo libro: stavo forse leggendo su Goodreads qualche recensione al bestseller dello stesso autore (Ransom Riggs), Miss Peregrine’s Home for Peculiar Children. Per chi non lo sapesse, dovrebbe essere, a quanto ho capito, un romanzo per ragazzi con un tocco di horror, ambientato in una casa dove sono ospitati ragazzini con “poteri” speciali (levitazione, invisibilità, ecc.): quel che lo rende interessante, però, è che è illustrato con vecchie foto che l’autore ha trovato nel corso degli anni e collezionato, dai soggetti misteriosi e inquietanti. Le fotografie dunque precedono il libro, che è stato un po’ “costruito” su di esse. Ebbene, da parecchie recensioni parrebbe che tali fotografie siano anche la cosa migliore di tutta l’operazione, una confezione elegantissima, ricercata, originale e davvero affascinante per un romanzo che poi, di per sé, è di media qualità. Però la passione per il collezionismo di Riggs rimaneva ed era interessante, e quindi, poiché nelle recensioni si accennava a un altro suo libro di prossima pubblicazione che sarebbe stato non un romanzo ma semplicemente un catalogo di alcune delle sue “scoperte” più curiose, abbandonai ogni interesse per Miss Peregrine’s ecc. e mi concentrai su quest’ultimo. O forse venni a sapere di questo libro proprio dal sito dell’autore, che avevo visitato proprio nella speranza di vedere le fotografie senza dover acquistare il romanzo? Comunque sia andata, il libro, che avevo prenotato mesi fa, mi è arrivato in questi giorni.

Ransom Riggs, dunque, colleziona fin da piccolo vecchie foto di sconosciuti scovate nei mercatini delle pulci, ma con una particolarità: devono avere una didascalia, un’annotazione, un messaggio scritto da chissà chi e rivolto a chissà chi altro. In questo libro, che è difficile da descrivere e da presentare, perché bisogna averlo in mano per capirlo, presenta gli scatti più interessanti, divertenti, bizzarri, enigmatici, tristi; non sono necessariamente le foto più “belle” o meglio riuscite, ma quelle che, grazie alla combinazione immagine+messaggio, consentono di immaginare storie, destini, momenti di vita. Foto di persone care scomparse tragicamente o all’improvviso, di ragazzi lontani in teatri di guerra, di coppie felici o di banali spiritosaggini: Riggs sostiene che quelle frasi scritte sul retro o lungo i margini riescono ad annullare la distanza temporale e a renderle a noi contemporanee, perché illustrano pensieri e sensazioni universali quali amore, affetto, nostalgia, rimpianto. Sono comunque piccoli frammenti di vita strappati ancora per qualche tempo all’oblio cui sarebbero stati condannati, persino dai familiari che quelle foto le hanno vendute al collezionista per pochi centesimi. Viene in mente, per darsi un tono da intellettuale, il classico interrogativo dell’Ubi sunt della tradizione letteraria: l’angosciosa domanda se vi sarà mai un modo perché si conservi qualche traccia del nostro passaggio in questo mondo. Fanno anche pensare le parole di Riggs nella postfazione: oggi ci scattiamo miriadi di fotografie, molte più dei nostri nonni. Ma la tecnica è cambiata radicalmente: non le stampiamo (quasi) più, le teniamo nei nostri hard disk, le mettiamo sui social network. Quanto dureranno questi “supporti”? Raggiungeranno la longevità delle fotografie stampate, dei negativi? Non sarebbe paradossale se la nostra epoca, in cui è talmente facile scattarsi una fotografia, risultasse poi quella più avara di reperti e ricordi, e le nostre facce dimenticate per sempre come e più di quelle delle persone che si facevano fotografare da amici e parenti nello scorso secolo e che oggi popolano le pagine di questo libro?

Ma non voglio caricare eccessivamente di sottotesti deprimenti un libro che ha sì un fondo di tristezza ma che è anche gradevole e divertente da sfogliare.

Ransom Riggs, Talking Pictures: Images and Messages Rescued from the Past, voto = 4/5
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