I pesci non chiudono gli occhi

Un regalo, e allora in questi casi bisogna “guardarsi alle spalle” e sperare che l’amico non visiti per caso il blog e vi legga la recensione non troppo entusiasta… Scherzo, e neppure sarò troppo cattiva con questo libro di Erri De Luca, che però di mia iniziativa non avrei mai acquistato e che, per quanto mi riguarda, partiva con tre gravi handicap:

– è di un autore italiano ed è entrato nella classifica dei bestseller
– tratta la classica tematica del “coming of age” e di “quella mitica estate in cui tutto cambiò”
– è ambientato a Napoli e dintorni (più in generale: in Italia meridionale) e mi aspettavo quindi una serie di frusti luoghi comuni e stilemi e tutta una “mitologia” che digerisco poco.

Sono tutti pre-giudizi e quindi con atteggiamento pregiudizievole ho preso in mano il libro, giusto per leggere qualcosa e “levarmi il pensiero” di averlo sullo scaffale ancora da iniziare.

Diciamo che l’impressione finale non è stata totalmente negativa. Il bambino protagonista di De Luca è un “io”, probabilmente l’autore stesso (impossibile sapere quanto i ricordi siano imbellettati o alterati da esigenze letterarie), alla fatidica soglia dei 10 anni, quando “per la prima volta si scriveva l’età con doppia cifra” (e questa piccola considerazione, nella sua semplicità, già mi è sembrata più significativa di tanti altri sbrodolamenti), in vacanza al mare con la madre. Desiderio di crescere più in fretta, di abbandonare quella fase di “limbo” indefinito; voglia ingenua di misurarsi con “prove iniziatiche” che favoriranno l’ingresso nel mondo adulto (il pestaggio subito dagli altri ragazzini); i primi, confusi esperimenti amorosi con la ragazzina venuta dal Nord (io a dieci anni al mare ancora pensavo solo a nuotare, fare piste per le biglie e vincere al videogioco “Double Dragon” al bar della spiaggia… ero in ritardo già allora); la scoperta che i nostri genitori sono individui con pensieri, problemi, preoccupazioni, decisioni da prendere; riflessioni su come certe esperienze e impressioni di quegli anni abbiano contribuito a formare le idee e la personalità dell’adulto futuro. Più sole, mare, odori, pescatori. Insomma, così per 128 pagine (in un rilassante e astuto corpo 14) che scorrono abbastanza velocemente, in uno stile estremamente studiato che quando va bene è autenticamente lirico e sa trovare immagini efficaci, quando va male è “letterario” e inutilmente contorto e compiaciuto (e allora si saltano tranquillamente le righe).
Rimangono alcuni acuti “flash” sul bambino, le sue passioni, le sue contraddizioni: gli anni a doppia cifra di cui sopra, l’amore, “ossessivo” come tante cose a quell’età, per la lettura e l’enigmistica, il pianto frequente e “incomprensibile” suscitato da episodi che generalmente suscitano ilarità e di cui invece il bambino, nella sua logica, offre chiavi di lettura opposte.

Erri De Luca, I pesci non chiudono gli occhi, voto = 2,5/5
Per acquistarlo on line

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