Prudenti come serpenti

Tra le mie lacune (ma chiamiamole anche “gusti personali”) ci sono la scarsa conoscenza dei classici e delle letterature non occidentali: ho letto pochissimi romanzi di autori asiatici o africani, e pochi di autori sudamericani. Ho voluto cercare di “rimediare” con questo romanzo di un’autrice nigeriana, Lola Shoneyin, scoperto per caso curiosando nel sito della casa editrice 66th and 2nd: Prudenti come serpenti parla di Baba Segi, uomo di mezza età, piuttosto benestante, poligamo, padre di sette figli e orgoglioso della propria virilità, ma tormentato dal fatto che la quarta e ultima moglie, la giovane Bolanle, non riesce a rimanere incinta. Bolanle, a differenza delle tre mogli più anziane, è una donna istruita e in possesso di una laurea, e già questo la rende molto invisa alle altre: quando convince il marito a non rivolgersi ai metodi tradizionali ma a recarsi in ospedale per risolvere i loro problemi, le altre si mettono in allarme per una decisione che rischia di sconvolgere la tranquillità familiare. Quindi, il tema del libro sembrava essere “cultura/modernità vs tradizione” e il romanzo, “divertente, ironico e dissacrante”, era presentato come “una riflessione disincantata e insieme poetica sulla Nigeria contemporanea”; la descrizione di una “normale” famiglia poligama offriva un ulteriore motivo di interesse per la comprensione di aspetti di culture per noi estranee. In più, la piccola casa editrice mi stava “simpatica”, perciò ho acquistato il libro un po’ d’impulso.

È curioso come non sia infrequente che i traduttori, gli editori o chi per loro sentano il bisogno di modificare titoli perfettamente traducibili. Possono esserci casi in cui il titolo è una locuzione che ha senso solo in lingua originale, per cui, a meno di non renderla alla lettera con un’astrusità incomprensibile, si è costretti a fare uno sforzo di fantasia. Ma altrimenti si può star certi che 9 volte su 10 il titolo voluto dall’autore sarebbe stato più pertinente. Ad esempio in questo libro: “Le vite segrete delle mogli di Baba Segi” (The Secret Lives of Baba Segi’s Wives) sembrava forse troppo lungo? Però, guarda caso, era molto più calzante e adatto a rendere l’idea di un mondo femminile “sotterraneo” che il capofamiglia si illude solo di controllare con pugno di ferro e invece non può neanche immaginare, piuttosto che “Prudenti come serpenti”, che è un’espressione pronunciata in un’occasione da un personaggio. A parte la componente essenziale del “segreto”, inoltre, era importante sottolineare anche il termine “vite”, perché ciascuna di queste donne non è colta solo nel presente della vicenda principale, ma numerosissime sono le rievocazioni dell’infanzia, del passato, del periodo precedente al matrimonio (numerosissime e anche abbastanza confuse: spesso vengono inserite all’improvviso all’interno di un altro episodio e il lettore finisce per smarrirsi un po’. Così come confuso, secondo me, il continuo alternarsi delle voci narranti dei personaggi o di un narratore onnisciente: la stessa “polifonia” si poteva benissimo rendere in modo meno contorto affidando l’intero racconto a quest’ultimo che assumeva, di volta in volta, il punto di vista dell’uno e dell’altro personaggio).

Ma, soprattutto… Viene da chiedersi se chi redige le quarte di copertina legga i romanzi che riassume, o li legga fino in fondo, perché di “divertente, ironico e dissacrante” in questo libro non c’è quasi nulla, anzi, i fatti narrati, il tono sono spesso crudi, violenti, decisamente tragici. Non saprei come altro definire il fatto che (segue spoiler) Bolanle è stata stuprata da ragazzina, la figlia maggiore di Baba Segi muore per il veleno che la moglie n. 1 e la moglie n. 3 avevano preparato per Bolanle, il fratello di un altro personaggio viene arso vivo, e via dicendo.

Insomma, interessante perché per la prima volta ho ascoltato con curiosità una voce che mi ha parlato di un mondo e di argomenti da me poco conosciuti con uno stile e un tono a me poco familiari, però mezza delusione. Voto bassino in parte perché le aspettative che avevo all’inizio della lettura non sono state soddisfatte (so che non è “colpa” del romanzo stesso se viene presentato in maniera fuorviante, ma io ci sono comunque rimasta male), ma soprattutto per la fine sconcertante (che ora “nascondo”, se volete leggerla evidenziate il testo che segue): si scopre infine che non è Bolanle a essere sterile, ma… Baba Segi. I bambini nati dalle altre mogli sono in realtà tutti, dal primo all’ultimo, figli di altri uomini: è questo il “segreto” che la più anziana, Iya Segi, ha trasmesso alle altre per far sì che l’uomo, beatamente ignaro, rimanga soddisfatto e tranquillo, e che rischiava di venir scoperto grazie alle analisi mediche. Dopo questa sconcertante rivelazione, tutte le certezze di Baba Segi crollano, e l’unità della famiglia vacilla. Bene, volete sapere allora cosa succede? Nulla! Nulla! Baba Segi ottiene dalle sue prime tre mogli, ansiose di placarne la giusta ira, la piena sottomissione e la rinuncia a qualsiasi pretesa di indipendenza, mentre Bolanle, scagionata dall’accusa di essere sterile, scioglie di comune accordo il matrimonio e se ne torna a casa dei suoi. Non c’è alcun “incontro” fra questi mondi in contrasto (l’emancipata e acculturata Bolanle, le mogli intriganti e invidiose, il marito maschilista e autoritario), in sostanza è come se tutti i personaggi non abbiano “imparato” un bel nulla l’uno dall’altro, ognuno continua per la propria strada, e allora tanto valeva non raccontarla nemmeno, questa storia! Giuro che a leggere le ultime pagine ci sono rimasta di m**da.

Lola Shoneyin, Prudenti come serpenti (trad. Ilaria Tarasconi), voto = 2,5/5
Per acquistarlo on line (prova usato)

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