Death Claims

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google Translate

Avvertenza: questo è il secondo romanzo della serie dell’investigatore Dave Brandstetter. Il post che segue contiene dei riferimenti alla prima puntata, Scomparso, e qualche spoiler.

Los Angeles, fine anni sessanta. Dave Brandstetter lavora come investigatore per la compagnia assicurativa Medallion Life: in caso di polizze sulla vita, se la morte avviene in circostanze poco chiare, si occupa di stabilire se e a chi debbano andare a finire i soldi. In questi primi due romanzi, quindi, il motivo che lo spinge ad agire è sempre molto pragmatico, burocratico, e anche questo segna un distacco da personaggi introdotti magari con caratteristiche e toni più roboanti: ciò non toglie, però, che l’umanità e il senso della giustizia di Brandstetter finiscano sempre per guidarlo nella ricerca della verità. Questa volta, il protagonista indaga su un apparente caso di annegamento, che si rivela in realtà un omicidio.

Non cambiano la struttura del romanzo né lo stile: il punto di vista è sempre quello del protagonista, che compare in ogni capitolo e metodicamente incontra e interroga tutti gli altri personaggi coinvolti nella vicenda, per poi trarre le sue conclusioni e risolvere il caso, anche se qui le ambientazioni e le situazioni sono più variate e vivaci rispetto a Scomparso; Hansen adotta un linguaggio piuttosto prolisso, abbonda in descrizioni e indugia in particolari e, soprattutto, colori: è una caratteristica che non avevo notato leggendo, nella traduzione italiana, il primo romanzo, ma di cui si lamentava nella sua recensione un utente di Goodreads; stavolta, quindi, forse ci ho fatto più caso, e anche il fatto di leggere in inglese ha forse contribuito a rendere questi passaggi più pesanti e faticosi, e talvolta ridondanti. Sempre per quanto riguarda l’aspetto meno “originale” della serie, quello poliziesco, il colpevole continua a essere, come nel primo libro, difficile da indovinare, anche se stavolta finivano per accumularsi un po’ troppe coincidenze fortuite e io non avrei appesantito ulteriormente la storia con l’ultimissimo colpo di scena finale.

Le parentesi sulla vita privata di Dave sono più limitate rispetto al primo libro della serie, e in effetti è un peccato, poiché sono i capitoli in cui il protagonista e gli altri personaggi sono più finemente tratteggiati, ed emerge la bravura di Hansen nel rendere con partecipazione e acutezza le sottigliezze e le sfumature delle relazioni sentimentali. Dave, che nel primo romanzo era ancora devastato dalla recente scomparsa del compagno Rod, ucciso dal cancro, sta ora cercando di rifarsi una vita assieme a Doug, che ha incontrato proprio nel corso della precedente indagine. Anche Doug, però, è reduce da un lutto recente, ed entrambi hanno ancora difficoltà a lasciarsi alle spalle i “fantasmi” dei loro cari defunti: il peso del passato rischia seriamente di compromettere la relazione appena nata. In generale si apprezza ancora una volta la capacità di creare un personaggio mai banale o scontato ma umanamente “vero”: intendiamoci, qualche ingenuità c’è (il protagonista è bello, colto e raffinato e pieno di buone qualità), ma si pensi ad esempio al tocco, che a me è parso delizioso, di Dave che deve sempre tirare fuori gli occhiali da vista per leggere, in contrasto con l’immagine del duro dell’hard boiled, un piccolissimo dettaglio, ma che comunque mi ha colpito e che contribuisce a suscitare simpatia.

Spero solo, però, che non tutti i casi di Brandstetter finiscano per riguardare, in un modo o nell’altro, il tema dell’omosessualità (come avviene sia qui sia in Scomparso): mi sembrerebbe non solo poco credibile (anche se, in fondo, la “finzione” romanzesca vorrebbe che noi seguissimo, nelle dodici puntate della serie, solo una parte del quotidiano lavoro di Brandstetter), ma soprattutto, paradossalmente (visto l’intento dichiarato dell’autore), un modo per “ghettizzare” di nuovo questo personaggio, senza un vero motivo… O meglio, se Hansen avesse compiuto questa scelta, un motivo lo avrà avuto, a meno che non si voglia pensare che sapesse scrivere solo di quello: sarà stato per far sì che l’omosessualità smettesse di essere un argomento “tabù” o potenzialmente pericoloso (in questi due primi romanzi, diversi personaggi sono costretti a nascondere le loro tendenze omosessuali, e in conseguenza di ciò le loro azioni hanno spesso un’importanza fondamentale nello sviluppo della trama), ma una simile insistenza rischia di diventare ripetitiva e limitante. Ma meglio non esprimere giudizi prima di aver effettivamente letto gli altri libri.

Joseph Hansen, Death Claims, voto = 3/5
Per acquistarlo on line (solo in inglese)

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