The Sisters Brothers

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Allora, ultimamente il vecchio West mi attira sempre di più. Un vecchio West un po’ sporco e sordido e antiretorico, non quello mainstream (un po’ come quando, in Ritorno al futuro parte III, Marty McFly arriva nel 1885 vestito da cowboy fighetto e tutti lo squadrano con sufficienza). Da principio ci fu Deadwood, quel bel telefilm che all’improvviso sparì dalla programmazione di Sky (ma non dovrebbe essere difficile, ormai, recuperarlo in rete). C’è stato il film Il Grinta, dei fratelli Coen. C’è stato un bellissimo romanzo, God’s Country, di Percival Everett. Quindi, questo The Sisters Brothers, che ho scoperto grazie al fatto che era uno dei nominati per la categoria “Historical Fiction” dei Goodreads Choice Awards 2011, e che in più mi ha immediatamente incuriosito per la bella copertina e per il buffo titolo (i protagonisti sono fratelli e si chiamano Eli e Charlie Sisters, ma in inglese “i fratelli Sisters” suona come “i fratelli Sorelle”). E infine sulla fiducia ho anche acquistato, credendo che fosse ambientato nel medesimo contesto, La lingua di Canaan di John Wray, che infatti è stata la mia lettura successiva. (Per completezza, un altro libro che avevo preso in considerazione, sempre ambientato nell’America dell’800, era Mondo nuovo di Kurt Anderson, ma non ero convinta del tutto, i giudizi dei lettori non erano unanimi, c’era qualche decisa stroncatura, e allora ho lasciato perdere.)

Oregon City, 1851, in piena “corsa all’oro”. I fratelli Sisters sono due killer, due pistoleri infallibili che vengono ingaggiati da un potente personaggio per eliminare un certo Hermann Kermit Warm, che si trova a Sacramento, California. I due si mettono in viaggio, e nel loro cammino incontrano, prevedibilmente, una teoria di personaggi, più o meno bizzarri, più o meno patetici, più o meno pericolosi, più o meno simpatici. A narrare la vicenda, e ad accompagnarla con le sue personali riflessioni e domande su quella vita, su quel mestiere che gli piace sempre meno, è lo stesso Eli con tono amaro e disilluso, mentre segue con crescente disagio il fratello Charlie che, invece, prosegue deciso, sicuro di sé e spietato, osserva con sgomento e pena come egli si abbrutisca sempre di più con l’alcol, sogna per sé un’esistenza diversa, tranquilla, onesta. Sarà l’incontro con la loro vittima designata a imprimere un’inaspettata svolta nella vita dei due fratelli.

Però c’è troppo “poco” in questo libro, gli incontri si risolvono talvolta in poche pagine e si succedono non sempre in modo fluido, in generale manca, soffocato forse dal bisogno di fare di ogni tappa un momento significativo del percorso esistenziale di Eli, della sua presa di coscienza della sua solitudine e insoddisfazione, del suo disgusto di ciò che è diventato, quel gusto dell’avventura “pura” e “picaresca” che deliziava e divertiva nei passaggi più leggeri di God’s Country.

Troppo poco, poi, sui due protagonisti, classici “cattivi” cui è facile voler bene: forte è la curiosità di leggere delle missioni precedenti dei due fratelli, tanto diversi eppure profondamente e sinceramente legati, della loro infanzia o anche, perché no, la “versione” del duro, impenetrabile e cinico Charlie. Così com’è, un romanzo che aveva le potenzialità per essere un’Odissea “epica” e/o “scalcagnata” nelle pianure sconfinate del vecchio West si conclude fin troppo in fretta (con fin troppo poche pistolettate e scazzottate!), con un epilogo comunque non sgradevole… ma, ripeto, troppo presto!

Patrick deWitt, The Sisters Brothers, voto = 3/5
Per acquistarlo on line (edizione italiana, titolo Arrivano i Sister)

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